Italia, Stupor Mundi.

L’Italia è una Repubblica Eticratica fondata sul Valore Umano che ha quale fine ultimo la Felicità di tutti i suoi cittadini. Così inizierà tra qualche tempo la Costituzione del Popolo Italiano dando ancora una volta al mondo la dimostrazione di una eccellenza ineguagliata. Di nuovo, Stupor Mundi!

Perché dobbiamo sorridere vedendo gli arcobaleni alle finestre? Perché dobbiamo essere certi che andrà tutto bene? Per la ragione ormai scontata ad ogni buon senso che la parola d’ordine con cui riconoscerci è e sarà: Felicità! Solo in pacchiana malafede qualsivoglia umana autorità potrà negare che lo scopo che ogni persona ha la responsabilità di porre per sé stessa sia una vita felice e che la Felicità debba essere il proposito ultimo che ogni Stato persegue, tramite le sue istituzioni, verso ogni suo cittadino. Ecco il grande vaccino dal potere efficace e duraturo in grado di creare condizioni per convivenze armoniose in cui si facciano da parte quegli uomini pochi che tanto danno hanno per tanto tempo recato agli uomini tanti.

Non so come hai trascorso questi giorni, ma confido che con intelligenza avrei saputo umanizzare le tue ore e abbia reso vivibili quanto possibile questi momenti di forzato confino. Mi auguro che tu non sia stato toccato da alcuna patologia né abbia avuto lutto per persone a te care. Ogni dolore, ogni lacrima per una perdita tocca le anime sensibili e sono un invito a quella umana solidarietà che dal silenzio del cuore fa innalzare un pensiero al Cielo. Per quanto rattristati nottetempo dagli echi lontani delle sirene delle ambulanze non ci possiamo sottrarre da riflessioni di viandanti pensierosi in cammino nei sentieri di questa nostra meravigliosa terra martoriata. E più sotto condividerò prima cinque osservazioni e poi sette indicazioni operative per andare ormai con impavida determinazione a scrivere insieme una nuova pagina di felice storia del nostro Paese e, lo desideriamo tanto, del mondo intero.

Ma prima un breve aggiornamento. Nel mio precedente  articolo del 9 marzo scorso ho espresso la mia interpretazione di quanto stava accadendo e non ho molto da aggiungere: A un metro di distanza! A dire il vero, già il 17 e poi il 24 febbraio qualcosa si sembrava stonato, ma sia sa “nell’era dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”. Ero tra coloro che avevano qualche motivo per convincersi già in quei giorni che il virus non c’entrava nulla e mi ero permesso di scrivere una Dichiarazione a nome del Coronavirus: sembrava già chiaro che chi non è deceduto per complicanze da patologie precedenti è stato vittima della paura. Questa, in quanto aspettativa di un male imminente, altera in modo più o meno intenso gli stati emotivi producendo un abbassamento delle difese immunitarie e da lì alla tomba il passo non è lunghissimo.
Agatha Christie diceva che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova”. Ad eccezione di quanti purtroppo prendono ancora per buone le verità della televisione, coloro che hanno avuto volontà di ricercare ed ascoltare anche altre informazioni da fonti non manipolate e, soprattutto, non hanno smesso di ragionare con la propria testa, hanno accumulato tali e tanti indizi su quanto è in atto da non aver bisogno di cercare altre conferme sull’evidenza di una faccenda italiana e mondiale poco pulita.

Chi sa qualcosa della cosiddetta interferenza virale non è stupito che Bergamo e Brescia siano state devastate: le centinaia di migliaia di vaccinazioni antinfluenzali unite alle decine di migliaia di iniezioni antimeningite effettuate nelle stesse zone forse significano qualcosa. A emergenza finita, chi vorrà potrà informarsi su quanti contagi hanno riguardato chi si era sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale: l’aridità dei numeri e delle statistiche non ci restituirà chi non è passato indenne dal contagio, ma potrà insegnarci qualcosa. In ogni caso, non è irrilevante sapere che ogni anno la stagionale influenza riguarda dai 3,5 ai 6 milioni di italiani costretti a letto per una settimana in più e che il virus di turno conduce ogni anno a tra i sette e gli otto mila decessi. Forse non tutti sanno che ogni anno muoiono circa 10.000 persone per resistenza agli antibiotici e che il bollettino quotidiano della sanità italiana segnala quasi 500 decessi al giorno per una delle varie patologie tumorali.

Naturalmente è legittimo ogni punto di vista e tanti scritti e video sono stati messi in rete con la buona intenzione di distanziarsi dalla omologazione di regime. Sulla bilancia degli indizi si possono aggiungere le dichiarazioni di medici e specialisti non allineati, le contrastanti notizie sul farmaco Avigan, il decreto del 31 gennaio non applicato e via dicendo. Siamo in una pandemia dai contorni inquietanti, ma andare avanti a raccogliere le prove dell’inganno non farebbe tuttavia che distrarci da un compito ben più utile ormai. Personalmente, da cittadino, osservo, per quanto inique e anticostituzionali, le regole che mi sono state imposte con la scelta, al momento, della non resistenza. Naturalmente, non amo che mi si pisci sulla schiena e mi si dica che è la pioggia perché so riconoscere l’odore dell’urina: e per quella dopata e tossica dei potenti o presunti tali il puzzo è fetente e insopportabile. Mi sono lasciato dire cosa dove fare il cosa, ma non che non senta composta indignazione per il sopruso subito: mi è venuto tuttavia alla memoria il racconto della rondinella che piangeva e con l’ala si copriva un occhio. Quando alla pietà del gufo che le chiedeva del suo disperarsi decide singhiozzando di mostrare la devastazione perpetrata, il gufo mostra compassione per quanto il corvo le ha fatto, ma la rondinella conosce la verità: “Non piango – dice – perché il corvo mi ha cavato l’occhio, ma perché gliel’ho lasciato fare”.

Ecco, Amici. Stiamo pagando il pezzo di aver lasciato fare. A vrai dire, so che, come me, parecchi cittadini con senso dello Stato e amanti del proprio Paese non sono rimasti inoperosi e conniventi, ma non è stato sufficiente. Quando dieci anni fa la tecnocrazia europea ci impose un governo istituzionale senza legittimazione popolare scrissi al Presidente Napolitano riguardo al debito pubblico: Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. E quando in uno scenario avvilente ci si apprestò alle elezioni di marzo 2018, mi rivolsi al Presidente Mattarella chiedendo un intervento di civiltà democratica: Signor Presidente, scegliamo l’Altruismo! Gli eventi incresciosi di questi ultimi due anni mi hanno tuttavia rafforzato nella mia dignità di italiano e piangendo davanti alle immagini strazianti del ponte crollato mi sono ribadito che Io sono Italiano!
Ho lasciato fare, abbiamo lasciato fare ed è onesto assumerci la responsabilità di aver avuto una fiducia che è stata disattesa. Paghiamo il prezzo di un disinteresse che ha portato danni anche con una qualche nostra complicità. Per quanto possiamo invocare la nostra ingenuità, non mi sottraggo ad imputarmi la disattenzione per quanto menti e mani senza rimorso alcuno stavano facendo scempio del Paese. Da quando anni fa scrissi la lettera Tutto dipende da te so di essere responsabile del mio presente. Ho imparato tuttavia a dare interpretazioni che forse non mi restituiranno l’occhio cavato, ma renderanno di doppio valore quello che mi resta.

E allora è venuto il momento di far trionfare tutta la nostra intelligenza e tutto il nostro cuore rendendo il massimo onore alla Natura Umana nelle sua espressione non insudiciata. Risuona alta la voce del nostro Poeta: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”. Scegliamo oggi di smettere di vivere come bruti. A terra gli abiti da schiavi! È un dovere morale verso noi stessi e un imperativo per la nostra dignità di esseri umani. D’ora innanzi nessuna scusa ci giustificherà più dal lamentarci, dal piangersi addosso, dall’accusare e del ricercare colpevoli. Noi oggi possiamo iniziare qualcosa di straordinario che questa generazione di uomini e di donne all’alba del terzo millennio ci chiede. Noi oggi saremmo dei vili a tirarci indietro alla chiamata di un compito storico: i figli dei nostri figli ci chiameranno in giudizio per aver tradito l’Umanità quando era il momento di dire il Sì irrevocabile alla Vita e alla Felicità che ogni essere umano merita di diritto per il solo fatto di aver emesso il primo vagito in questo mondo meraviglioso.

Tempo di coraggio questo, nel quale esprimere la consapevolezza che oggi stiamo vivendo un momento di non ritorno perché questa emergenza ha smascherato la crisi irreversibile di ambiti cruciali dell’umana convivenza. Ne passiamo in rassegna i primi cinque di una serie che in altre circostanze dovrà essere completata.

     Primo. Si conclude qui l’era di una medicina che ha perso la sua ispirazione. Sono tanti i medici che avvertono da tempo un conflitto interiore. Primum non nocere. Sì, innanzitutto non recare danno. Ma come si può non può nuocere, malgrado le migliori intenzioni di bravissimi dottori, se la malattia da alcuni decenni costituisce un business planetario miliardario incalcolabile. Non bisognerà fosse riscrivere i testi universitari su cui si formano i medici e aprire nuovi orizzonti interpretativi di comprensione della natura umana ridisegnando il concetto di terapia? Una visione più ampia dell’approccio diagnostico non farà che arricchire le conoscenze scientifiche che oggi di duplicano in meno di tre mesi. Si continuerà ad ingrassare le case farmaceutiche curando i sintomi senza l’ascolto paziente e attento delle cause, accettando passivamente quegli effetti collaterali indesiderati anche gravi di cui ci si informa nella pubblicità? Quanto gravi? Si persevererà a imbottire l’organismo di chimica insultando il padre Ippocrate e il suo monito: “Fa che il cibo sia la tua medicina e non che la medicina sia il tuo cibo”.

Si potrebbe andare avanti. Quel che conta è che la Medicina diventi una filosofia della Salute disponibile a esplorare tutte le vie che rinnovino concettualmente dogmi,  volontà e linguaggio così da impegnarsi a fondo per la promozione della qualità della vita di tutti. Si andrà quasi perdendo il senso stesso della malattia perché la persona felice ha un sistema immunitario in grado di affrontare con efficacia molte criticità. Un punto importante su cui concentrare la ricerca quanto prima è la comprensione di quanto incida l’elettromagnetismo sempre più invadente sui nostri bioritmi. Si porti a evidenza scientifica la percezione che i virus vengano attivati da scariche elettromagnetiche diverse da quelle naturali. E ci si dica: quanto è possibile che farmaci a valanga e elettromagnetismo ambientale e tascabile abbiano connessione con l’incremento esponenziale degli ultimi quarant’anni di Alzheimer e di altre demenze sempre meno senili? Tempo fa guardavo mia madre quasi centenaria ai primi segnali disfunzionali: Ho provato a mettere a punto un progetto e l’ho chiamato Progetto 2020 – Paradiso in Terra, ossia il primo percorso sulla comprensione della Demenza e sulla sua Assistenza fondato sulla fiducia illimitata nella Natura Umana.

    Secondo. Il modello economico che ha scavato ancor di più il solco già profondo della povertà e della disuguaglianza tanto tragica quanto vigliacca è morto. Il virus ha scatenato tutte le patologie da cui era da anni afflitto ed è deceduto. Saranno in pochi a piangerlo anche se il rigor mortis non è evidente ed è plausibile che le sue spoglie non siano ben visibili: d’altro canto si sa che un albero, benché tagliato, non secca immediatamente. Ecco il ciclo cominciato nella sua fase estrema a metà degli anni settanta e che finisce per implosione con una uscita di scena irreversibile e senza gloria. Sicuro che si cercherà in ogni modo di rianimarlo e gli intrighi tentacolari non si rassegneranno al declino, ma neanche un coup de theatre che faccia apparire dei draghi salvatori ingannerà più. Perché? Non serve avere studiato ad Harvard per cogliere il meccanismo perverso del neoliberismo sudicio ormai di sola speculazione e incapace di proporre e produrre il benché minimo benessere ai popoli.

Ancora una volta siamo stati testimoni del pensare allucinato e arrogante che ogni situazione sia risolvibile con il denaro. In altri casi si è riusciti ancora a farlo credere ma oggi bisognerebbe essere ciechi per non vedere che è stato snaturato il senso politico, sociale ed economico su cui era fondata la nascita della moneta. La signora che si è presenta ad annunciare che ci sono pronti 750 miliardi di euro per soccorrere l’emergenza ha aggiunto che “non ci sarà alcun limite pur di salvare l’euro”. Grazie, è il minimo che possiate fare per risarcire i popoli defraudati della loro sovranità, complici i loro inetti rappresentanti che hanno firmato trattati avvelenati. Prendiamo questi soldi come un dono, non certo come un prestito da restituirvi. Si diceva che “non ci sarà alcun limite”. Questi signori della BCE sono dunque onnipotenti! Se loro possono stampare denaro illimitato al solo costo della carta e dell’inchiostro, perché non possiamo farlo anche noi? Anzi mentre ci attrezziamo per le nostre Statonote compite un bel gesto di signorilità: a partire da aprile mandate un bonifico mensile di 1500 euro ad ogni cittadino della Comunità Europea. Nel frattempo vediamo di azzerare i debiti e cerchiamo di capire se questo modo di essere Europa abbia ancora un senso.

L’Euro è stata un’esperienza e a distanza di vent’anni ha avuto la sua chance ma è probabile che i tanti titoli tossici in circolazione ne abbiano decretato la fine. Non è tutto, e adesso si deve affondare la lama. Checché ne possano dire i calvinisti, la concezione delle banche è di matrice italiana e Firenze e Genova ne sono la testimonianza storica : se queste realtà monetarie entrino anche loro con qualche diritto nel mosaico straordinario di creatività del nostro Rinascimento non saprei dire qui. Quel che mi pare invece più chiaro è che il re è nudo: le banche sono alla deriva come centri di potere finanziario a forte impatto sociale e politico oltre che economico: sta emergendo in questi giorni la percezione della loro inutilità storica. Il sospetto che si trattasse di associazioni a delinquere legalizzate era nei pensieri di molti ma guai a dirlo. Tabù finito, ciclo concluso, atto di morte da stendere prossimamente.

Oggi siamo benissimo in grado di inaugurare una convivenza civilissima e felice senza alcun bisogno delle banche. Perché? Per la ragione etica che la Felicità – sempre nella linea di pensiero del genio aristotelico –  è l’attività umana per eccellenza: ed essendo fine a se stessa  gode quindi della qualità straordinaria dell’autosufficienza. Viene qui affossata mortalmente l’idea stessa di debito. Il debito stabilisce una dipendenza e non vedo perché dovremmo contraccambiare la vita con dei pezzi di carta che dei signori possono stampare senza limiti e che noi dovremmo rendere con lavoro, fatica e malattie. Su questo, mi fermo qui per ora. Nel prossimo articolo tratterò della filosofia del denaro.

    Terzo. Altra bara, altro decesso illustre: la politica affaristica. È stata messa a nudo in modo ignominioso la mancanza di padronanza dei concetti strutturali della politica come scienza. Non sono in grado di dire perché in 74 anni di vita repubblicana si siano susseguiti 66 governi, ma sono persuaso che a questo punto un governo di un colore o di un altro non avrebbe fatto alcuna differenza: non sarebbe cambiato il giudizio di suicidio politico e il verdetto su l’operato. Qui mi preme indicare il solo fatto che il potere esecutivo affidato dalla Costituzione al governo viene – almeno certamente da più di trent’anni – esercitato senza la padronanza delle Virtù etiche richieste e con una clamorosa assenza di quali consapevolezze si debbano avere sedendo in Parlamento. Chi già nel IV secolo avanti Cristo gettava le basi della convivenza sociale scriveva che la scienza architettonica in massimo grado è la politica… che ha per oggetto il moralmente bello e il giusto, perseguendo il bene per uomo. Aristotele insegnava che il fine della politica è la felicità e che l’economia è subordinata alla politica. Nella sua immensa e immortale opera che è l’Etica Nicomachea spiega come la virtù sia il cardine di ogni comportamento personale e sociale e passa in rassegna le virtù che caratterizzano l’uomo di valore che diventa poi la misura di tutte le cose. Si passano in rassegna concetti come retta ragione, disposizione, scelta, vizio, medietà, saggezza e altri capisaldi su si fonda la filosofia politica centrata sulla felicità dei cittadini. Se è legittimo aspettarsi due capitoli sulla giustizia è invece a dir poco straordinario trovare due capitoli sull’amicizia quale virtù anche politica che si manifesta nella concordia.

Signori che sedete in Parlamento, vi risuonano famigliari questi concetti? Non li sentiamo nei vostri tweet e neppure nei salotti televisivi. Nessuna meraviglia. Per chi conosce come i partiti scelgono le persone da mandare in Parlamento nutriamo qualche dubbio sulla loro competenza in quanto deputati e senatori e che anche solo sappiano i passaggi salienti della Costituzione. Per essere essenziali sulla prassi collaudata: in prossimità delle elezioni ogni segreteria partitica stabilisce (concordato con gli alleati della coalizione con la quale si presentano alle urne) il numero dei propri candidati. Come vengono scelti? In base alla loro obbedienza alle direttive del partito (dei capi) perché poi in commissione o in aula per passare le leggi che interessano (a chi?) bisogna contarsi. Quindi si cercano sostanzialmente degli yes man: uomini e donne che votino sì quando il segretario dice di sì e no quando l’ordine è negativo. Qualcuno fa il furbo quando il voto non è palese, ma i ruffiani dell’intelligence interna vengono sempre a sapere chi è il reo. Per attirare voti, alcuni partiti offrono la poltrona a sportivi conosciuti al vasto pubblico o a gente di spettacolo o anche, all’occasione, a una pornodiva. Per farla breve, abbiamo 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori) e se togliamo i segretari con i loro fedelissimi gli altri 850 circa sono pedine insignificanti che contano solo per votare, dato che forse qualche centinaio di loro non sarebbe in grado di tenere un discorso di 30 minuti con contenuti sensati e interessanti in un eloquio e in un italiano apprezzabili. Ah, gli Onorevoli Deputati e i Signori Senatori! Anche questo mondo fatuo di comparse è al capolinea.

    Quarto. E che dire dell’informazione nostrana? Davvero un mondo viscido da quello che si capisce. Senza generalizzazioni, naturalmente, ma davvero si sta vedendo quanto la comunicazione di massa sia strutturalmente gestita dalla manipolazione e dal profitto. Le astuzie per gestire in modo sottile una notizia sono più di una e la psicologia applicata a scopi che poco hanno di nobile viene asservita alla causa. Lo sanno bene cosa dare in pasto al popolo bue. Le redazioni stabiliscono cosa bisogna far passare secondo la convenienza di cui sono ispiratori forse più gli editori e gli azionisti che non i direttori stessi. La carta stampata è da anni in caduta libera nelle vendite e sopravvive solo colpendo con i titoli di prima pagina si riesce ad attirare un po’ di interesse. Ma la televisione è altra musica. Questa usa il potere delle immagini cui si aggiungono parole e spettacolo ad hoc con lo scopo a intrattenere: i conduttori rivestono panni di attori che interpretano di volta in volta la parte che la regia richiede. Da giorni è in corso uno show che fa business, dove le informazioni sono montate nei notiziari secondo la linea filogovernativa: poche le eccezioni all’omologazione e chi non mette in mostra il proprio ego voluminoso lo fa solo per non dispiacere a qualcuno che è bene avere amico anche dopo. Non si mai che si ricordi. Si sa, davanti alle telecamere scompare ogni spontaneità e la maschera dei numerosi servi del potere la fa da padrona. Se questi giorni hanno insegnato qualcosa, nelle nostre case si potrebbe cominciare a rimpicciolire i televisori e ingrandire le librerie. Il virus dell’informazione ha nome ipocrisia perché il giornalismo televisivo con l’anchorman di turno sono sul libro paga di chi ha favorito la loro posizione, in quel balletto tra amici degli amici e compagni di merende che da decenni si spartiscono il sevizio pubblico (pagato dai contribuenti). Non che le emittenti commerciali brillino per onestà intellettuale! Si può presumere che nei mesi a venire l’intero mondo dell’informazione italiana (scomoderemo anche l’ANSA?) dovrà essere incalzato a riflettere sulla propria professionalità. Visto il contagio da malafede diffusa, non è escluso che siano tante le redazioni ad aver bisogno di terapia intensiva.

    Quinto: Quello che mi auguro dal profondo del cuore è che quanto sta accadendo sia la conclusione, per quanto inimmaginabile, del ciclo dell’ultimo decennio e segni la volontà di una risalita dall’abisso sociologico fotografato nell’ultimo Rapporto del Censis. Il quadro dipinto dalla Bibbia della Sociologia italiana è dipinto con parole tanto ponderate da essere disarmanti nella loro lucida crudezza. Ecco come si apre:

Un decennio – impareremo a nominarlo degli anni ‘10 – volge al termine. Un tempo segnato, nei suoi primi momenti come gli anni più recenti, dal ricordarsi di avvisi su una imminente frattura sociale, sul perdurare della crisi dell’occupazione e dei redditi, sulla perdita di tenuta delle istituzioni nazionali e locali, sulla fragilità del territorio delle sue infrastrutture. La prospettiva che ne è uscita mostra un Paese e una società deboli e orientati verso un lento esaurimento delle qualità strutturali del proprio modello di sviluppo. L’appiattimento e la cattiveria sociale, le disuguaglianze affrontate senza investimenti e senza progetti di crescita, la lotta antisistema come base di responsabilità politico-istituzionale non sono, né possono essere, direzione di marcia di medio-lungo periodo. Non sostenendo più la compressione verso il basso, la società italiana ha reagito, ne ha ridotto la potenza, alleggerito il carico. Abbiamo visto in questi mesi l’accentuarsi di reazioni positive, di contrapposizione a una prospettiva di declino, in alcuni casi il semplice rifiatare. Si chiude un decennio segnato dal peso degli impegni quotidiani e che, negli spazi vuoti d’iniziative e di responsabilità collettive, lascia aperta la possibilità di un rinnovamento di nuovo sviluppo”.

Entrando nel testo si osserva poi che l’usura della cultura dello sviluppo locale e della corrosione delle giunture e delle guarnizioni della società sono sotto lo sguardo di tutti. Si parla tra l’altro di impoverimento economico e disorientamento sociale, ma, soprattutto, del grande tradimento per una società ansiosa macerata della sfiducia e degli stratagemmi individuati per difendersi dalla scomparsa del futuro. Si entra in dettaglio sul bluff dell’occupazione che non produce reddito e crescita passando per il suicidio in diretta della politica italiana e per il calvario quotidiano di cittadini e imprese.
C’è qualcuno tra voi Signori e Signore che sedete in Parlamento che si è preso il tempo e la responsabilità di passare in rassegna le 550 pagine del Rapporto del Censis sulla Situazione sociale del paese? C’è qualcuno che vuole sedersi con me a parlarne?

E adesso? Devi prendere le tue decisioni, fare le tue scelte su come vuoi che sia il tuo presente e il tuo domani. Io ti posso dire solo quello che a parer mio induce a qualche utile riflessione. In questi giorni ho subito ordini da chi mi imponeva regole e da chi mi dava consigli: ho pensato che uno dei principi della civiltà relazionale dei nativi americani era che nessuno debba dire a un altro cosa deve fare. Noi invece siamo prodighi di condizionamenti e viviamo avvolti da disagio psicologico disfunzionale multiplo. Penso che dovremmo smetterla anche con i consigli e assumerci la responsabilità della nostra vita. Ti dico cosa a parer mio può essere un percorso per iniziare a focalizzare le nostre energie. In sette mosse operative.

    Prima mossa. Partiamo dal presente e da noi. Partiamo da noi e facciamo precedere l’avere e il fare dall’essere. Anziché chiederci cosa fare partiamo da chi vogliamo essere adesso. Ascoltiamoci interiormente e entriamo un dialogo col divino che è in noi. Aristotele dice che tutti gli esseri hanno in sé qualcosa di divino. Facciamo di questo tempo un’esperienza di consapevolezza su chi siamo rafforzando la fiducia in noi stessi. Serve un balzo di consapevolezza del nostro valore originario, rendendo solida la nostra autostima: chi sa dice che “l’essenza dell’autostima è fidarsi della propria mente e sapere di meritare la felicità”. Chi in questi anni non ha investito nella propria formazione ha sentito acuto il peso di non aver coltivato l’intelligenza emotiva. Molti si sono trovati impreparati e senza difese, sperimentando derive dolorose nella mancanza di controllo e nell’impotenza davanti al timore di una tragedia imminente e terribile. Ingigantimenti irrazionali e proiezioni irreali di anime inquiete hanno fatto più danno del virus: coloro che in questi anni non hanno arricchito la loro cassetta degli attrezzi hanno sbandato emotivamente nella propria percezione del mondo, cercando significati agli eventi senza trovarli con la facilità che avrebbe dato sollievo. L’esperienza della paura ha generato crisi di cui non sono discese scelte capaci di fronteggiare lo stress crescente. Un senso di solitudine e di smarrimento ha generato ulteriore l’allarme, segnato a sua volta da tensioni e sentimenti di frustrazione e di inadeguatezza. Per molti poi l’ansia ha aggravato la fragilità delle proprie difese psicologiche rendendo problematiche le risposte adattative. Nella lotta interiore tra resistenze e ricerca di nuovi equilibri si è fatta spesso strada la confusione con più o meno accentuati stati depressivi.

Non per tutti, naturalmente, dato che in tanti hanno trovato le proprie soluzioni: da ostaggi di una minaccia incalzante a interpreti di una possibilità di organizzare efficacemente lo spazio e il tempo di una quotidianità nuova. La rabbia e il disgusto sono passati per una qualche forma di rassegnazione, anche con assopimento quasi narcotico del pensiero, ma hanno ceduto il posto alla proattività. Bravi quanti sono riusciti a sostituire consumate abitudini con cambiamenti salutari per la propria esistenza: approcci nuovi hanno arricchito il bagaglio emotivo di nuove convinzioni generatrici di energia inedita e gratificante. Quando si inizia a cambiare punto di vista allora si affacciano significati nuovi e nuovi stimoli a sperare con maggiore forza che tutto andrà bene.

    Seconda mossa: Occorre darsi uno scopo. La fiducia in se stessi e nella possibilità del nostro Paese di rialzarsi presto con un cambiamento davvero profondo cresce se ci focalizziamo su uno scopo comune. Ma su cosa potrebbero trovare convergenza 60 milioni di persone. Io un’idea ce l’ho: sulla Felicità. Chi mai può essere contrario a desiderare una vita felice? Ecco, lo scopo per il quale vale la pena di dare la vita.

    Terza mossa: Fare in modo che lo Stato non chieda più nulla ai cittadini ma stampi denaro da distribuire gratuitamente andando a risolvere una delle condizioni che maggiormente tolgono la serenità a tutti: le bollette e le tasse. Siamo certi che prevarrà il buon senso e che l’evidenza del diritto alla gratuità diventerà una scelta non negoziabile. Nessuno essere umano può imporre ad un altro essere umano l’obbligo di lavorare per vivere. Deve finire oggi la schiavitù del lavorare per il denaro, per pezzi di carta che dei signori onnipotenti possono stampare a piacimento. Facciamolo anche noi e divertiamoci. Diventiamo i creatori di nuove regole: nessuna convivenza deve più essere fondata sul lavoro essendo per Legge Naturale tutti uguali.

    Quarta mossa: Si mobilitino le migliori competenze giuridiche del Paese (o la stessa Corte costituzionale) perché nella più totale legalità si motivi l’inesigibilità del debito pubblico italiano in quanto generato in modo con conforme al Diritto internazionale e in offesa ai principi della Costituzione Italiana. Azzerato interamente ogni debito si proceda a negoziare con equità il ritorno delle proprietà del Popolo italiano alienate da governi che hanno palesemente agito in contrasto con la volontà implicita dei cittadini a vantaggio di privanti. Se è il caso, senza che mai sia violata la giustizia, si proceda ad accertare se le privatizzazioni avvenute abbiamo rispettato le leggi e la Carta Costituzionale, innanzitutto.

    Quinta mossa: L’unico potere forte in Italia è il Popolo Italiano. Aggregazioni o sodalizi, congreghe o corporazioni, anche con sede fuori dai confini nazionali, agiranno limpidamente all’interno dello Stato osservando come tutti le leggi  e contribuendo con la propria originalità al perseguimento della Felicità di tutti i cittadini. Dovrà risultare di evidenza solare che l’economia è subordinata alla politica che sola è sommamente scienza architettonica. E si cominci a riflettere sull’Eticrazia.

    Sesta mossa: Sovranità! L’unica è quella del Popolo e nessun potere finanziario potrà il alcun modo neppure tentare di disturbarla. Appena possibile, anche senza che sia stata messa a punto una nuova legge elettorale, si proceda a dare al Paese un nuovo Parlamento con 945 personalità di valore etico e civile che subito si impegnino a legiferare in nome della Felicità dei cittadini.

     Settima mossa: Le imprese di questo meraviglioso nostro Paese con la qualità invidiata dei prodotti e dei servizi che sanno produrre e offrire possono riunirsi in un unico grande Brand che riporti l’Italia nel mondo e attragga il pianeta nello stivale. Un marchio dalla potenza unica e affascinante che riaffermi la nostra eccellenza. Avremmo, certo, forse più di un motivo per cedere al risentimento e a una scomposta voglia di vendicativa rivalsa, ma distinguiamoci per l’eleganza della nostra magnanimità. Nessun cedimento che non sia contenuto nella garbata indignazione propria delle persone di valore: ci prema solo il trionfo della nostra genialità. E se qualcuno disegnasse qualcosa che assomiglia a Italia, Stupor Mundi? Sì, in latino. I cugini della Gallia dovrebbero certamente esclamare: oui, noblesse oblige!

Ricorda! Siamo in viaggio verso la nuova Italia che impartirà al mondo una lezione di civiltà politica e di vero cambiamento. In viaggio verso la prima Repubblica Eticratica fondata sul valore umano e che ha quale fine ultimo la Felicità di tutti i suoi cittadini.

Altro che PIL! Ahahahahahaha

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