Signor Presidente, dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!

          L’Italia sta per essere espugnata. Sì, dalle parole vuote. Dalle chiacchiere irresponsabili che nei palazzi della capitale stanno segnando la capitolazione del nostro Paese. E, se non si parlerà il linguaggio dell’Altruismo, il 4 marzo rappresenterà solo un nuovo infausto giorno nel quale celebrare la sconfitta  della verità. Tutto lascerebbe intendere che il dramma, tuttavia, verrà rappresentato in questi due mesi precedenti le urne quando si sarà maldestramente evitato di dire al Popolo italiano qual è la causa della crisi che lo attanaglia e della povertà in cui versano ormai quasi 18 milioni di concittadini. Tra i déjà vus, nessuno avrà parlato del concetto di emissione a credito e del suo straordinario potere. Nessuno di loro avrà voluto ascoltare chi ha alternative concrete e percorribili in grado di invertire la discesa nel baratro. Avranno avuto luci e palcoscenico solo voci arrabbiate e offensive oppure demagogiche e ammalianti:  slogan di parolai per nulla inclini e interessati ad un vero cambiamento.

          Speriamo con tutte le nostre forze che non accada. L’Italia vuole novità! Una ventata di purezza, finalmente. E il primo segnale di un cambio di rotta sarebbe salutare oggi l’era di una corretta e onesta informazione. Dovremmo chiamarla regola della Buona Comunicazione. Contribuiscano i numerosi mass media a dire apertamente agli italiani come stanno le cose e si promuovano reali sentimenti di disponibilità a soluzioni condivise. Non ripeterò qui quel che nel 2011 scrissi al Presidente Napolitano, chiedendogli con garbo e rispetto che qualche personalità istituzionale autorevole si presentasse in televisione a spiegare agli Italiani cos’è il debito pubblico, perché è pubblico,  chi lo ha fatto questo debito e chi sono i creditori. La mia lettera raccomandata non ebbe risposta: Lettera aperta al Presidente Giorgio Napolitano .

          Lei resta ormai l’unica voce politica in questo nostro Paese cui attribuire autorevolezza. Prenda la parola e parli Lei, Sig. Presidente! Esponga il suo magistero in difesa della Dignità del Popolo Italiano. Siamo una comunità sempre più stordita dai silenzi sul proprio destino; diventiamo persone ogni giorno di più abbruttite dal rancore e dal risentimento; vediamo scenari foschi in cui personaggi loschi recitano copioni evanescenti. Alcuni sembrano veri attori ben compiaciuti della recita, altri invece semplici comparse, simili a marionette obbedienti a burattinai avvolti di ombra.

         Non sono in grado di vedere altra strada democratica ed etica; oso, perciò, e ardisco la supplica, Sig. Presidente: non permetta che questo scempio si riproponga nei prossimi mesi. Diceva  il Presidente Abramo Lincoln “si può ingannare tutti per un po’ e si può ingannare qualcuno per sempre. Ma non si può ingannare tutti per sempre“. La stanchezza degli Italiani è tale da non sopportare ancora altra futilità, altra stomachevole ipocrisia, altre arroganti bugie. È chiedere molto che il cammino verso le prossime elezioni sia un percorso inedito, finalmente lontano da comizi volgari e offensivi della nostra intelligenza? Estraneo alle farse di quei talk show fradici di propaganda, impunemente oltraggiosi di chi ha memoria degli ultimi quarant’anni di storia nazionale?

         Sono consapevole, certamente, che la sua carica istituzionale, segnata dall’alto e arduo compito di garante della Costituzione non le concede quella libertà di monito che altri Presidenti possono permettersi. Non si esima tuttavia da nulla che possa evitarci ancora umiliante fango di insulsa malafede sulla nostra Dignità di persone prima ancora che di cittadini. Vilipendio alla nostra Umanità! Lei può fare qualcosa di veramente nuovo per cui essere ricordato nella storia repubblicana.  Lei, per il riconosciuto profilo di rettitudine umana e onestà intellettuale, Lei per il supremo ruolo istituzionale che ricopre, Lei ancora per il suo senso dello Stato e del primato del bene comune che la Carta Costituzionale sancisce come inalienabile.

         Sia Lei, Sergio Mattarella, dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana, a segnare il punto di svolta irreversibile verso il nuovo corso del confronto politico fatto di sincerità e lealtà. Si esca dall’informazione pilotata biecamente all’ottenimento del consenso a qualunque costo e si offra anche ad altre voci nuove la possibilità di far conoscere soluzioni originali per un vero cambiamento. L’Italia è ricca di uomini e donne di creatività e forza morale incredibili, capaci, con proposte inedite dal potenziale rivoluzionario, di andare oltre le anguste visioni senz’anima che hanno sperperato risorse e prostrato  le finanze nazionali. Volendo c’è veramente la possibilità di ridare ottimismo e fiducia a tutti i comparti produttivi del nostro Paese, a partire della piccola e media imprenditorialità.  

          Pensi, Sig. Presidente, che la nuova consapevolezza riguardo alle vere cause della povertà e della crisi economica può oggi portare a concepire un nuovo equilibrio tra costi e benefici tanto da rendere nulla ogni tassazione. Si può, già in questo 2018, avviare una riforma globale dei servizi e della gestione delle infrastrutture per giungere alla fruizione gratuita da parte dei cittadini di ciò che appartiene loro per diritto natio. Sì, oggi si può. Osando. Un nuovo corso della storia italiana è possibile in questi mesi, passando dalle vecchie e logore logiche egoistiche ad una nuova mentalità, quella del vincere insieme. Del vincere tutti.

         Le fa molto onore che tanto le stia a cuore il cambiamento. Esso richiede una nuova visione di se stessi e del mondo. Sia l’Italia ad inaugurare un Nuovo Umanesimo! È noto che “non ci si può aspettare che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”: l’Italia ha bisogno urgente di fare cose diverse, ispirate da idee diverse, animata da sentimenti diversi, con politici diversi . E la vera diversità si chiama Altruismo! Concetto di politica economica di straordinaria portata che stravolge l’attuale assetto centrato sull’Egoismo. I danni che questo ha prodotto nei millenni in cui ha imperato grondano di lacrime e gridano vendetta, ma si può pacificamente avviare una nuova era dove la promozione e la salvaguardia del Valore Umano sia la legge che ispira ogni altra.

        Ci avviciniamo alle elezioni legislative e queste dovrebbero rappresentare un evento cardine della democrazia. Con le attuali  premesse saranno l’ennesimo scempio della sovranità popolare, manipolata da menti abili che potrebbero non rinunciare a mezzi subdoli quanto raffinati di Intelligence per orientare il consenso verso chi coltiva interessi non a vantaggio del bene comune e della prosperità della nostra Italia. Ci vuole un coraggio nuovo e inedito o non cambierà nulla e il declino di questo Paese potrebbe toccare il punto fatidico di non ritorno. Eppure, anche se viviamo su un suolo  ricco di ogni desiderabile dono degli dei, sarà inevitabile il baratro, quello finanziario innanzitutto, ma anche quello morale e civile. Ridicolo pensare che ancora una volta ci possa salvare quell’egoismo diventato sistema clientelare fatto di promesse roboanti e di programmi evanescenti scritti senz’anima.

       Il cuore di questa nostra cara Nazione pulsa di tante brave persone, di innumerevoli cittadini con alto senso del dovere civico e dell’amore  per il bene di tutti. Non possono più essere illuse le mani di tanti uomini e donne protese verso un futuro di serenità che essi meritano in quanto detentori del supremo Valore Umano che va riconosciuto e venerato in ogni persona. Ci sono cittadini ancora pieni di tanta passione e desiderio di cambiamento, ma serve che si alzi una voce a dire con forza e vigore che non è possibile nessuna ripresa economica senza che si rimuovano alla radice le cause che generano le crisi e, soprattutto, la povertà endemica.  Questa ingiustizia è una creazione degli uomini e vi si può porre rimedio. Può essere vinta dagli uomini, quelli, come si dice, di buona volontà. E Lei è certamente tra questi.

         Sì, dum Romae consulitur…! Si ponga fine allo spettacolo architettato ad arte nel quale si mostrano gruppi di italiani che da una parte all’altra della penisola dibattono ogni sera sugli schermi ed esternano la loro rabbia e la loro indignazione: sono solo povere vittime inconsapevoli, strumentalizzate, avvolte spesso nell’abbigliamento della frustrazione dell’impotenza che ignorano la menzogna di cui sono vittime. Si tace loro che la loro condizione economica non potrà migliorare; che sono in balia di una regia che getta fumo negli occhi a nascondere che saranno stritolati dall’ingranaggio finanziario che alimenta il debito pubblico, continuamente in crescita,  e stritolerà, al contempo, ogni fioca speranza di vedere un mondo migliore. Così, tra parole vane e vuote si narcotizza ogni desiderio di un vero cambiamento. E la menzogna continua a durare: banchettando e danzando sulla pelle degli assediati, resi ubriachi da notizie ispirate dai monopoli dell’informazione. Lo scenario è quello prossimo al saccheggio e allo sciacallaggio. Null’altro, in fondo, che il prezzo alto che ci si appresta a pagare al vilipendio della verità.

         Si può cambiare! E lo si deve fare ormai compiendo la scelta coraggiosa e salutare di innalzare sovrano il vessillo dell’Altruismo! Lo creda, Signor Presidente, questa qualità straordinaria è molto più di un valore spirituale che dà dignità e onore ad ogni Essere umano e ad ogni comunità: esso è la sola soluzione al dramma in cui è precipitata la storia fatta di egoismi ideologici, sociali, politici e finanziari.

         Nel 2009, a crisi solo avviata e senza che ancora si immaginasse che nove anni dopo essa sarebbe stata tanto pesante e a un punto di non ritorno, scrissi che bisognava lavorare alla Globalizzazione dell’Altruismo. In fondo si tratta solo disponibilità al miglioramento della qualità della vita di tutti e della responsabilità a compiere scelte etiche animate dall’interesse convinto e appassionato al benessere dei propri connazionali e simili. Perché dovrebbe esserci resistenza a soluzioni che liberano dalla schiavitù di dovere vendere il proprio tempo, i propri talenti, la propria vita  a produttori di carta moneta più o meno occulti che hanno di mira solo il controllo dei popoli e la loro umiliazione con il gioco di un indebitamento perpetuo? Perché qualcuno si dovrebbe spaventare del concetto di emissione a credito? Perché non ascoltare parole nuove che smascherano la perversione finanziaria che alimenta sfacciatamente la povertà e perpetua la crisi attuale dalla quale si è paralizzati? 

         Incoraggi qualcuna delle Istituzioni dello Stato ad avere il coraggio di dire agli Italiani perché sono in una crisi che dura da anni e dalla quale non se ne uscirà se non con un cambio di paradigma che porti alla distribuzione dell’Abbondanza delle risorse del pianeta a tutti i suoi abitanti. Nessuno si  permetta più di mentire al Popolo italiano sulla natura della Banca Centrale Europea: di chi tutela gli interessi questo Istituto? Chi sono i proprietari della BCE? Perché qualcuno può stampare moneta a costo zero?

        Serpeggia nel Paese una nuova brezza. E presto sarà vento salutare. I silenzi ipocriti saranno sbugiardati da quanti, uomini e donne amanti del loro Paese, porteranno alla coscienza comune la liberante verità che il cambiamento vero è possibile uscendo da logiche egoistiche e inaugurando la stagione dell’Altruismo.  Così i benefici bilanceranno i costi e tutti quei servizi indispensabili ad una piacevole e sicura vita sociale come la sanità, la scuola e i trasporti saranno accessibili gratuitamente a tutti. A tutti. Gratuitamente.

        Da cittadino italiano e orgoglioso di esserlo, fiero di appartenere a questo calpestato ma indomito e geniale Popolo di Santi, Poeti e Navigatori, Le chiedo di poter fare quanto è in suo potere per porre fine allo scempio della Dignità del Popolo italiano.

       Con fiducia e stima  nel suo Presidente,

                                                                 Mauro Turrini, cittadino italiano

La Lettera è stata inviata con raccomandata all’indirizzo:

Palazzo del Quirinale – Piazza del Quirinale – 00187 ROMA

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