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Lettera a Papa Francesco

      Santità, è tempo di far posto al Vuoto!

      La sua elezione è stata salutata come una ventata di novità. Molto si è scritto e detto su di lei e le immagini della sua persona hanno raggiunto gli angoli del mondo.

      La scelta del nome Francesco l’ha resa popolare anche presso molti non credenti. Il suo invito alla bontà e alla tenerezza ha toccato animi sensibili e trovato attenzione anche presso uomini e donne immersi nella conflittualità del mondo odierno.

      Sì, Santità, inizi a svuotare la Chiesa!

      Il suo stile ha già creato molte aspettative. Dentro e fuori i confini cattolici c’è attesa per quanto intende fare ora.

      Sa certamente anche Lei che il Suo predecessore non sarà ricordato a lungo: anni di pontificato senza un sussulto evangelico vero, per altro segnato da un epilogo che sa di resa. Tutto passa rapidamente e di tanto nome resterà solo qualche pagina nei libri di storia.

      Santità, si faccia interprete del Vuoto divino!

      Oggi come ieri, nella chiesa cattolica continuano a ripetersi le memorie che hanno scavato secolari solchi di infelicità nelle coscienze. Le piaghe sono sempre le stesse, sempre purulente, per quanto oggi mascherate con maggior pudore. Storia vecchia, storia di divisioni sempre rinnovate. Sottili. Negate. Ignote ai più.

      Chi scrisse delle Cinque piaghe della santa chiesa intuì giusto. Fu punito per aver scritto quel che era vero ed evidente a molti. Ma se quelle parole avessero travato cuori puri ad ascoltarle oggi la chiesa che Lei è chiamato a guidare incontrerebbe ben altra stima.

      Santità, faccia il Vuoto!

      Coraggiosamente e a rischio della sua stessa incolumità, esponga la sua persona a sanare la prima e più grave piaga della chiesa, quella che sta alla base delle altre quattro. Si adoperi con tutte le sue forze a curare l’ignoranza del clero. Ad ogni livello, quello  alto e quello basso.

      Molto più che un fatto culturale, l’ignoranza di queste guide riguarda proprio la loro persona, l’ostentata pienezza di sé. Misconoscono, ahimè, la finalità della loro presenza. Ossia l’evangelica inutilità.

      Santità, molti cristiani dalla fede genuina e tanta parte di umanità le saranno  grati  per il Vuoto che saprà portare nella chiesa cattolica. Si concluda con Lei la millenaria storia di ignoranza che ha devastato le coscienze. Sia Lei a porre fine alla Chiesa della Pienezza. Alzi la sua mano benedicente a salutare il raggio di luce dell’inutilità.

     Santità, parli profeticamente del Vuoto divino. Dove tutto è puro. Dove tutto è unità.

    Con il mio augurio di ogni bene e, se posso, con il mio spirituale abbraccio.

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Foto1

Pulire!

Pulire. Sì. Per scelta. E non è solo una questione igienica.

Pulire è la nobile azione di è consapevole che c’è della spazzatura nella propria casa.

Nulla però che abbia a che fare con la morale o la giustizia, cose tutte create dagli uomini. No, pulire è un’attività spirituale. Ed essa matura quando diventa chiaro che le scelte che facciamo sono già fatte prima di farle. In quella parte dentro di noi che è più Noi di quanto possiamo immaginare.

Per dirla in altra maniera, è vero quel che ho sentito dire da un saggio: “Un problema non è un problema a meno che noi non diciamo che lo sia. E un problema non è il problema. Come reagiamo ad un problema è il problema“.

Quando capiamo questo, diventiamo umili e rinunciamo finalmente a capire tutto: è il momento in cui ci mettiamo all’opera per pulire la nostra casa da tutto ciò che continua a ripetersi nella nostra vita. Allora si fa giorno. Non temiamo più nulla. Neppure il peggior nemico. 

L’unica scelta sensata è ormai iniziare a comprare eternità divine vendendo ore di fango. Nessuna fatica più a forzare gli eventi, solo limpido scorrere nella pace dello spirito.


Pulire apre le porte al miracolo. Accade l’impensabile. Si realizza la vittoria delle vittorie: così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre e con Morte morta, si estinguerà il morire.

Sì, aveva intuito tutto Shakesperare. Nel suo sonetto 146 svela all’umanità la strada.

      Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti distruggi e misera sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?

      Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?

     Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciati del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,

      così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.

 

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027 - Copia

Lettera al Presidente Obama.

Le voglio bene, Sig. Presidente.

E – mi creda –  non perché ha vinto nuovamente le elezioni o per quel che ha fatto di positivo nei quattro anni del suo primo mandato. E neppure  per la straordinaria capacità di convincere il suo Paese a rinnovarle la fiducia servendosi delle nuove strategie offerte da internet.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non per il fatto che io apprezzi più il suo partito di quello dei suoi avversari e nemmeno a causa della sua politica estera condotta fino ad ora. No, nulla ha importanza di tutto questo per un sentimento come l’amore.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non a causa della sua oratoria ipnotica che seduce le masse o delle nuove promesse sull’economia e sulle tasse fatte ai cittadini della più potente nazione della Terra. Cose tutto sommato irrilevanti per un affetto sincero.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non perché lei abbia qualcosa in più di molti suoi predecessori oppure perché si distingua da essi per qualche speciale carisma nella leadership. Diceva il grande Abraham Lincoln che “potete ingannare tutti per un po’, potete ingannare qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre“.

Le voglio bene, Sig. Presidente non per il fatto che con la sua rielezione il mondo è rassicurato dal conoscere già il suo incoraggiante motto sulla fiducia del farcela insieme. Neppure per le parole contro ogni diseguaglianza o per la certezza che il meglio deve ancora venire. E nemmeno a causa delle emozioni toccanti che sa suscitare in chi l’ascolta quando parla della sua famiglia. Nulla di tutto questo motiva il mio affetto per lei.

Le voglio bene, Sig. Obama e non gliene vorrei di più neppure se avesse lo stesso coraggio e la forza del Presidente Andrew Jackson quando affrontò i banchieri a viso aperto: “Voi siete un covo di vipere – disse. Ho intenzione di distruggervi e, per il Padreterno, vi distruggerò. Se solo la gente sapesse la stoltezza del nostro sistema monetario e bancario ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina“. Lo sa anche lei, vero, che è proprio così ancora oggi?

Sì, lei può evitare una rivoluzione. La gente comincia a sapere e Lincoln ne era sicuro: non si può ingannare tutti per sempre.

Le voglio bene, Sig. Presidente.

 

E qui di seguito il testo in Inglese:

I love you Mr. President,

Believe me, not because you won the elections for a second term or for all the positive things you have done during  your first four years of presidential  term of office. And not thanks to your extraordinary capacity of convincing your country to renew the trust in you by using  internet strategies.

I love you Mr. President, not only because I value your Party  more than your opponents and neither for the international politics you’ve led since now. No none  of this is more important than a feeling such as love.

I love you Mr. President, not thanks to your hypnotic  eloquence winning  over crowds or of your promises made on the economy and taxes to the citizens of the most powerful country in the world. All in all this is not important for such a sincere feeling.

I love you Mr. President, not because you have got something more than most of your predecessors or because of a special charisma in the leadership  that makes you different from them. The great Abraham Lincoln said: “You may fool all the people some of the time, you can even fool some of the people all of the time, but you cannot fool all of the people all the time.”

After your re-election and thanks to your encouraging motto, the world  now feels confident about making it all together. Not even for the words against all the disparities nor  for the certainty that the best has still to come. And not even because of the moving emotions you can arouse  in those who listen to you talking  about your family. Nothing of this gives reason to my feelings  for you.

I love you Mr. Obama and I wouldn’t love you more even if you would be as brave and strong as President Andrew Jackson when he faced the United bankers : “ You are a vipers’ nest – he said. I mean to destroy  you  and, by God, I will destroy you. If only the people knew the foolishness of our monetary and  banking system there will be a revolution within tomorrow morning”. You know that it is the same even today, don’t you?

Yes, you can do it. You can prevent a revolution. The crowds are now becoming aware and Lincoln was right when saying: you cannot fool all of the people all the time.”

I love you Mr. President.

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Gruppo 02

Spendi l’Amore

Questo sito è nato da un’esortazione che avevo rivolto a me stesso: Vivi Amando!

Mi sembrava una buona strategia non solo per le grandi decisioni, ma per far fronte ad una quotidianità povera di vita autentica.

Continuo più che mai a ritenere che nulla meglio dell’Amore possa innalzarci alla consapevolezza che l’Essenziale è invisibile agli occhi.

Sì, il segreto è nella vista interiore, quella del cuore. E nell’Amore che sappiamo donare.

Ho trovato un testo, putroppo anonimo, che mi è piaciuto molto. Lo riproduco qui con la gratitudine all’anima meravigliosa che lo ha scritto:

 

“Spendi l’amore a piene mani!

L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica per divisione:

è l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.

È l’unica impresa nella quale più si spende più si guadagna:

regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche,

scuoti il cesto,

capovolgi il bicchiere

e domani ne avrai più di prima”.

 

 

Una sfida. Per coraggiosi.

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001

Se riesci a non perdere la testa…

I grandi scrittori sanno trovare le parole per parlare al cuore. E le sanno disporre in modo tale che quando tu le incontri, esse ti stavano aspettando. Perché anche quando non ci pensi, la vita dentro di te ha qualcosa da dirti.

Ho trovato questa pagina di Rudyard Kipling e ho sentito la sua forza spirituale. Racconta la verità di ogni crescita. Aiuta ad avere pazienza. Indica una via sincera per la conquista della propria umanità.

“Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare, essendo calunniato a non rispondere con calunnie, o essendo odiato a non abbandonarti all’odio, pur non mostrandoti troppo buono né parlando troppo da saggio;

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;

Se riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta, a trattare questi due impostori allo stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire le verità che hai detto distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi, o vedere le cose per le quali hai dato la vita distrutte e umiliarti e ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e rischiarle in un solo colpo a testa o croce, e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza mai dire una parola sul quello che hai perduto;

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e a resistere quando ormai in te non c’è più niente tranne la tua Volontà che ripete “resisti”;

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con i re senza perdere il tuo senso comune;

Se tanto amici che nemici non possono ferirti;

Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;

Se riesci a colmare l’inesorabile minuto con un momento di 60 secondi tua è la Terra e tutto ciò che è in essa.

E quel che più conta, sarai un Uomo “figlio mio”.

 

 

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Reagire.

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Ossia una forza uguale diretta in senso contrario. Un principio che ricordiamo tutti. Nella fisica è legge, nella vita di tutti i giorni spesso invece la reazione va sì in senso, in qualche modo, contrario, ma è tutt’altro che uguale. Perché nel mondo spirituale l’uguaglianza si misura diversamente.

Quotidianamente, azioni grandi e piccole, di vicini ed estranei, dirette o via mezzi d’informazione sollecitano le nostre reazioni. Anche quando non ne siamo consapevoli, noi reagiamo sempre. Perché siamo vivi.

E, verrebbe da dire, finché siamo vivi, perché i morti hanno un’apatia tale che nulla li scuote. Noi invece diamo sempre un cenno che l’azione è arrivata, foss’anche solo con un impercettibile battito di ciglia, a gradire ovvero di disappunto.

Non ci sfugge niente perché la vita tutto registra e annota, se quel che ci arriva è nella direzione del piacere oppure del dolore. La forza contraria non manca mai dicevo, anche quando non è apparente: è la sua natura che varia molto. Moltissimo.

Reagiamo in base a come giudichiamo l’azione. E il più delle volte scatta l’allarme attacco: ci sentiamo coinvolti. Di più, chiamati a giustificarci di quel che abbiamo fatto o non abbiamo fatto. Porca miseria!

Sì, perché giustificarsi  è una reazione da imputati. Possiamo con relativa tranquillità dire che Il più delle volte la nostra reazione è quella scomposta di chi si sente giudicato. Dalle persone e dagli eventi. Non che le persone ce l’abbiano con noi in particolare. Non che i fatti vicini o lontani di cui veniamo a conoscenza siano accaduti pensando a noi. Affatto. Tuttavia scattano le nostre reazioni.

Spesso queste sono una miscela che unisce più componenti, assemblati in percentuali varie e variabili anche a seconda del carattere, ma in cui non è impresa difficile trovare una qualche costante.

Oggi se non ti arrabbi non sei nessuno. Se non dai prova di insofferenza verso quelle azioni che non trovano il tuo consenso non sei persona di carattere. Se non mandi a quel paese il soggetto dell’azione con qualche parola colorita, la tua reazione è da perdente. In genere, quando i nervi sono instancabilmente a fior di pelle  adirarsi contro qualcuno o qualcosa è istintivo. Normale.

Questa sta però con altre reazioni meno verbali, ma di egual segno. Della stessa natura. Come manifestare, per esempio, vera o presunta indifferenza. Cioè restare in quel non me ne può fregare di meno che maschera la turbolenza interna dietro una parvenza di distacco emotivo.

Reagire ad una qualunque azione facendo finta di niente è pure una strategia ampiamente usata. Essa è sovente il passaggio evolutivo che porta dalla collera ad una sorta di rassegnazione che evita gli istintivi travasi di bile, avendo appreso dall’esperienza che quando ci si arrabbia non si sta bene.

L’azione e la reazione possono essere declinati anche sulla legge del taglione. Ebbene sì, mondo boia: occhio per occhio e dente per dente. Continuare a subire? Certamente no. Basta! Bisogna smettere di masticare amaro e farsi valere!       

La psicologia della reazione alle situazioni della vita potrebbe arricchirsi naturalmente di altre e approfondite considerazioni. Che dire di quell’atteggiamento orientato al meglio non sapere? Se funziona e ti fa sentire bene, usalo. Personalmente ritengo che la via dello struzzo e della testa sotto la sabbia sia un sentiero sterile, ma è degna di rispetto come ogni altra.

Come tutto nella vita, anche le reazioni sono una scelta. E, parer mio, una qualità da considerare per il valore di una risposta è il tasso di risentimento che resta in circolo dopo l’ira, l’indifferenza, il silenzioso disprezzo, la vendetta, la fuga. Sull’eredità lasciata da queste emozioni va fatta una valutazione  con sommo zelo, perché niente è più tossico del risentimento. Un veleno che uccide. Atrofizzando le ali della vita. Senza alcuna pietà.

Non potrai sottrarti alla legge: per ogni azione che incontrerai sulla tua strada ci sarà una reazione. Contraria, certamente. Quanto uguale, dipenderà da te. Che lo voglia o no, che tu lo ammetta o no, che ne sia consapevole oppure no, ogni giorno metti in atto una gran quantità di reazioni. Puoi scegliere tra quelle standard, collaudate da tempo e sotto i nostri occhi tutti i giorni.

Ma puoi anche scegliere la tua diversità. Puoi scegliere la tua reazione. Che non sia solo una forza contraria, ma sia una forza che viene da te, la tua forza. Fondata su una visione del mondo dove uguale significa utile al mio vero bene e a quello di tutti.

Ci vuole tempo e fatica per imparare a non reagire come tutti.

Soprattutto bisogna avere un motivo per farlo.

Un motivo tanto forte da farti sopportare anche critiche e rimproveri.

Ma con quali benefici!

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028 - Copia

Sai come liberarti dalle zecche?

Sì, dalle zecche che al mattino cercano di succhiarti la bellezza del giorno.

Sai, a volte basta niente a farci compiere un passo importante nella nostra crescita. Magari liberandoci dalle zecche. Non so se ti è mai capitato di imparare qualcosa di nuovo nel posto e nel momento dove mai te lo saresti aspettato, ma è un esperienza che fa riflettere.

Fa riflettere il fatto che ogni istante delle nostre giornate può portarci un messaggio. Direttamente dalla Vita che mai si arrende di chiamarci alla nostra espansione. Basta essere accoglienti e ricettivi a ciò che nutre la nostra anima, null’altro. Cosa in fondo molto semplice.

Stavo da un quarto d’ora vagando per casa, distratto e inconcludente, scioccamente pensieroso sulla zecca che avevo notato sulla testa di Ares (il mio terranova), quando la mia attenzione vien presa da un libro aperto sul tavolino vicino al frigorifero. Che strano! Cosa ci faceva lì? Mi chino e leggo.

“Nessuno di noi si è alzato con la sola forza del proprio polso.

Ce l’abbiamo fatta perché qualcuno si è chinato ad aiutarci”.

Poche semplici righe a margine di una fotografia molto simpatica raffigurante due mani sorridenti. Ma quanta verità!

Erano le parole di Thurgood Marshall e sentivo che mi stavano parlando al cuore. Mi stavano dicendo che quella mattina mi ero alzato e ancora non avevo compiuto l’azione più bella che potessi fare. Quella mattina mi ero alzato e mi ero scordato di ringraziare. Di esprimere gratitudine a tutti coloro che negli anni si erano chinati verso di me.

Allora ho mandato un pensiero riconoscente ad ogni volto sorridente che nel corso degli anni mi ha aiutato a farcela. Sai, soprattutto in quei periodi in cui piove forte e tu non hai tanta voglia di sorridere.

Poi ho guardato il mio polso e gli raccomandato di essere sempre ben disposto a chinarsi. Ad essere forte e generoso per aiutare qualcuno ogni volta che può.

Che bello che la Vita non permetta che ti preoccupi di una zecca!

Che bello ritrovarsi sereni semplicemente per aver ringraziato!

Sì, davvero la gratitudine è un grande antiparassitario. Efficace. Ecologico.

Namaste

 

 

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in www.mauroturrini.it

Biancaneve! Una lezione di vita.

Provate a fischettar, la la la la la la la….

Un semplice motivo sempre allegri vi terrà.

Ah, che belli alcuni cartoni animati! Personaggi e storie, musiche e vicende che avvolgono piccoli e grandi nei misteri della vita. Una boccata di ossigeno in giornate spesso appesantite dall’incapacità di comunicare. Non so a te, ma a me certi cartoni animati sono entrati dentro. Oggi  provo ancora gratitudine  per gli insegnamenti ricevuti.

A pensarci bene, cos’altro sono i nostri fastidi e le nostre insofferenze se non il disagio di non saper prendere la vita per il verso giusto. Certo, non si dovrebbe andare a scuola per imparare a vivere. No, proprio no, per Bacco! Siamo a questo mondo per vivere la vita, anche se tutto pare facciamo per trascinarci stancamente nei giorni tra un nervosismo e l’altro.

Spazientiti e attanagliati dalla fretta, dimentichiamo che è chi impiega male il proprio tempo che si lamenta di non averne mai abbastanza. E ci affaccendiamo in cose, tante cose con stati d’animo così poco piacevoli e fruttuosi da  fare delle nostre giornate dei veri monumenti alla fatica.

Possiamo però porre fine a questo scempio e… provare a fischiettar! Sì, zufolare piacevolmente e divertirsi a farlo. Una soluzione geniale che viene direttamente da Biancaneve! Non è straordinario? Le risposte ai propri bisogni a portata di cartone animato, senza bisogno di guru, luminari e sapienti. La bella principessa offre un modo efficace e simpatico per rendere le ore del giorno un’emozione da condividere.

Ti ricordi la canzoncina?

Provate a fischiettar, …. vedrete che il lavoro più leggero vi sarà.

Provate a canticchiar, …. un semplice motivo sempre allegri vi terrà.

Cantando prenderò la scopa e dopo un po’ invece di spazzar di ballar con lei mi sembrerà.

Se voi cantate e fischiettate il tempo volerà.

Provate a fischiettar…

Beh, che dire? Una lezione di vita. E di quelle intelligenti e potenti per giunta!

Riassumiamola così:

1. Condizione basilare affinché un’azione sia efficace è la felicità. Prendi di mira quindi l’allegria come stato d’animo che ti assicura il successo.

2. La felicità che ti garantisce il successo non la si ottiene con le cose, ma fischiettando e cantando. Sì, semplicemente così. Non servono leggi finanziarie, stanziamenti a tanti zeri o elaborati progetti. Men che meno se questi espedienti sono accompagnati da musi lunghi, rancori, falsità e disarmonie varie.

3. Musica e danza ti portano nella lunghezza d’onda della vita. Perché la vita è armonia, gioco e piacere. Forse anche a te hanno detto diversamente. Ti hanno parlato quasi sempre di sofferenze, di colpe, di problemi, di difficoltà e di altre cose tristi? Lo so, anche a me. Tutti fanno quel che possono, ma la svista qui è stata notevole. Proviamo a fischiettare anche su questo e saremo più sereni e  ben preparati quando qualche regina poco centrata cercherà ancora di spaventarci.

4. Il buon umore crea la realtà dentro di te. La sola che conta davvero. E in uno stato d’animo positivo, anche la più apparentemente banale delle attività ti innalzerà all’emozione della danza. Quella nel tuo cuore.

5. E il tempo? Il tuo preziosissimo tempo? Solo un meraviglioso volo di gabbiani che ti attraversa gli occhi felici di sentire la vita.

È il momento della leggerezza. Adesso sai la strada. Se ti pare una buona scelta, percorrila.

A qualcuno forse non piacerà che tu fischietti in tempo di crisi. In momenti difficili come questo, il comportamento giusto è quello da persone preoccupate, tristi per il presente nero, inquiete per un futuro nebuloso. Tutto condito di ben fondato pessimismo.

Puoi scegliere se farti spaventare o provare a fischiettar!

In ogni caso, ogni cosa bella per te!

Mauro

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Yoga della risata

Il buon umore? Sceglilo. E esagera!

Ti dirò una cosa che vado capendo sempre meglio. Ora ne sono convinto.

Il buon umore è una scelta.

Potrai dire che è una scelta difficile. Tanto difficile che in alcuni casi  ti sembrerà persino impossibile da fare tanto le situazioni sono pesanti. Pensavo anch’io come te che le ragioni del nostro buon umore andassero cercate attorno a noi.

Abbaglio beffardo e fuorviante che ci ha reso ostaggi delle circostanze! Di più, perfino rassegnati alla nostra sorte senza vie d’uscita.

Sono d’accordo con te che viviamo immersi nelle circostanze. Quanto meno questa è la più diffusa rappresentazione del mondo di cui anche noi siamo attori. Non voglio incolpare coloro che ce lo hanno fatto credere perché siamo cresciuti ed è tempo di assumerci le nostre responsabilità sul quel che crediamo o meno del mondo. E allora assumiamocele pienamente e avremo fatto un primo decisivo passo avanti.

Nuova rotta allora, amici. Facciamo vela spiegata verso la nostra responsabilità. E lì avremo subito il primo barlume di consapevolezza riguardo alla vera natura delle circostanze. Ossia, che esse non sono altro che le ombre appiccicaticce della nostra indecisione.

Indecisione, al singolare. Sì perché in fondo quelle esitazioni quotidiane che ci stressano sono ramificazioni della madre di tutte le indecisioni. Noi non abbiamo mai scelto in modo consapevole la Vita.

Non ti sembri troppo perentoria la mia affermazione. Di solito sono più sfumato, ma qui so di toccare una questione cruciale, quella delle scelte. Quella delle nostre scelte. Quella che riguarda la decisione di come vogliamo vivere.

Sai, in passato, quando qualcuno mi domandava come stavo, rispondevo: “Non male”. Mi pareva sensato non esagerare, ma non è ho tirato grandi soddisfazioni. Poi ho affinato il linguaggio e ho cominciato a rispondere: “Benissimo”. Sì, avevo intuito, ancorché confusamente, che conviene esagerare. Si sta meglio.

Da qualche tempo ho fatto un ulteriore passo in avanti. Ora quando mi domandano come sto, rispondo: “Impossibile star meglio”! Adesso sì che mi piace.

Devo questa conquista a Pépé. Un signore francese che non ho conosciuto, ma che benedico nel cuore per quel che mi ha insegnato. E con lui ringrazio dal profondo dell’anima l’anonimo amico che ha raccontato la sua storia.

La storia di Pépé: impossibile star meglio!

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Hydrangeas

La tua primavera. Sboccia!

Diceva Aristotele che una rondine non fa primavera.

Però se ti attraversa gli occhi senti l’emozione che sta nascendo qualcosa di nuovo dentro di te. Che sta arrivando. Che si apre una nuova stagione nella tua vita.

Allora è tempo di

POTARE

CONCIMARE.

e ASPETTARE

Ho scritto un nuovo articolo sulla tua, la mia, la nostra primavera.

Lo  trovi cliccando sul titolo:

Primavera! Come crearla dentro di te.

Propongo di fare la cosa più semplice.

La più originale e utile.

Fidarsi della Vita.

Clicca qui per leggerlo

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