Koala

Meraviglioso questo mondo? Non scherziamo. E’ molto di più?

I see trees of green, red roses too… Quando sento le prime note vado in estasi.
Sì, vedo alberi verdi e anche rose rosse: e le vedo fiorire per te e per me.
E come il grande Louis anch’io penso tra me… What  a wonderful world!

Che mondo davvero meraviglioso questo che vedo attorno a me. Che mi scorre sopra, sotto, accanto. Che mi attraversa. Il cielo blu con o senza le sue nuvole bianche che giocano a rincorrersi mi parla di immenso e mi confida la sua serenità. Ho aperto gli occhi al risveglio e questo giorno benedetto mi ha accolto a nuovi attimi di eternità. E quando la sera le palpebre si chiudono, mi sento abbracciato dalla sacra notte che immortala i sorrisi nella quiete del riposo. Scorre questo mondo meraviglioso in ogni giorno nuovo, nella novità di ciò che è da sempre.

“Illusione – mi grida una voce! Cocente ingenuità da bambini. Mancanza di adulto realismo. O  semplice stupidità”.
È la voce del mio passato, la riconosco. Ogni tanto torna a farsi sentire, soprattutto quando viene in qualche modo rianimata da un occasionale fotogramma televisivo. D’altro canto, il mondo dei telegiornali o delle cronache dei quotidiani non sembra piuttosto un letamaio? Una maleodorante discarica che raccoglie gli scarti e gli avanzi di un’umanità fatta di cattiveria, vanità e ipocrisia?

Tempo fa, quando ancora vivevo da disadattato nel passato, alzavo alto lo scudo della ragione e della religione e mi spiegavo le miserie umane con parole come fragilità, colpa, ignoranza.

Insomma, la mia idea era che il mondo nel quale vivevo era in sostanza una cosa buona, perché il Dio che lo aveva fatto voleva farne un paradiso. Qualcosa doveva essere andato storto nei piani perché qualcuno ci ha messo lo zampino. Intendiamoci però, malgrado l’inferno di Dante sia un capolavoro che amo molto, non ho mai creduto a satanasso e ai suoi amici, né alle grigliate di carne umana quale punizione. 

Ritenevo semplicemente che il fatto di essere dotato di libero arbitrio, l’uomo (e anche la donna) possa decidere delle sue azioni, nel bene e nel male. E per quanto il bene alla fine ne sarebbe uscito vincitore, il male era una realtà evidente con cui convivere oggi.

Consideravo questa mia visione delle cose realistica: non spiegava tutto, ma quanto meno restava nel buon senso. In equilibrio, lontano da una parte dai pessimisti che vedevano solo male e dall’entusiasmo fumato dall’altra. Pur con il rispetto del sentire di tutti, la mia prospettiva salvava capra e cavoli. Buoni e cattivi stanno insieme come il grano e la zizzania fino alla mietitura. Poi quel che sarà, sarà. E il trionfo della giustizia premierà i buoni e punirà i cattivi. Quelli, tanti, di cui instancabilmente la televisione e i giornali mi raccontavano ogni giorno.

E subito di buon mattino, per aggiornarmi il prima possibile che anche in quel giorno qualche cattivo aveva già fatto delle balordaggini. E si pensava di darmi un servizio mentre si alimentava la mia rabbia, l’impotenza, la critica, il pessimismo. E ogni sera mettevo il giorno trascorso tra gli innumerevoli altri ad aumentare il volume della mia insoddisfazione.

Poi sono cresciuto. Ho imparato dal grande Lao Tze che “fa più rumore un solo albero che cade che un’intera foresta che cresce”. Mi sono sentito più sereno. Da Nietzsche ho appreso che i giornali sono il “vomito mattutino”. Meglio allora una dieta diversa, con una colazione proteica immersa nella meditazione.
Ho spento la televisione. Mi si è acceso il cuore. Lui ha dato una luce nuova agli occhi. Loro hanno benedetto la Vita.
Allora ho cominciato a vedere e sentire la foresta che cresceva.
Dentro di me.

Da allora vedo che i colori dell’arcobaleno così belli nel cielo sono anche sui volti della gente che passa. Sono attento ai sorrisi che mi passano accanto: sono più di quanto avessi mai immaginato. Sono gli infiniti sguardi dell’unica Presenza. Quando vedo amici che si stringono la mano e domandano “come va?” sento in quelle parole le vibrazioni dell’amore che impasta i sentimenti che le genera. In realtà si stanno dicendo “ti voglio bene”.
Certo,  sento anche i bambini piangere. Li guardo crescere.
Impareranno molto di più di quanto io potrò mai sapere. E allora penso tra me… che mondo meraviglioso!

Louis  Armstrong è meraviglioso! La sue parole, la sua tromba. Un riflesso della melodia cosmica. Meravigliosi sono tutti gli uomini di ieri e di oggi. Di ogni latitudine. Si può sfottere sportivamente la tifoseria avversaria, ma non esistono i bastardi dentro. Tutti in questo mondo hanno un nome che declina bellezza.
E se qualcuno ha fatto o fa qualcosa che meraviglioso proprio non sembra, è perché nessuno forse gli detto mai quanto arcobaleno c’è nel suo cuore.

Io non sono così sapiente da essere certo che l’uomo per natura è buono e che è la società che lo corrompe. Ma questa visione mi piace: innalza l’uomo nella sua essenza. Libera da colpe,
peccati, punizioni. E risentimenti.
Il colpevole è la società? No. Non ci sono colpevoli. Ci sono solo smemorati. C’è talvolta il collettivo oblio della divinità dell’uomo. Della sua intangibilità. Della sua bellezza. Della sua appartenenza all’energia dell’Universo amico.
Ma non si tratta di salvare la società. Nessuna crociata. Solo infinita magnanimità verso tutti. E ripartire da se stessi. In fondo è il nostro sguardo che fa la differenza. Quello degli occhi. E quello del cuore.

Ha proprio ragione Anaïs Nin: “Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo”.
Vado alla finestra, guardo il cielo amico. Sorrido in silenzio e penso tra me… Sì, è proprio un mondo meraviglioso.

Immagine anteprima YouTube

Un abbraccio. Grande.

Approfondisci

253 - Copia

Piacere, sono l’Essenziale! Piacere mio. Piacere immenso.

Vedere con il cuore!

Non c’è dubbio che è una prospettiva originale. Di quelle toste.
Di quelle che ti sanno proporre solo uomini e donne di grande spiritualità. Che l’essenziale lo vedono.
E più ancora, aveva detto la volpe al piccolo principe: solo con il cuore si vede bene.
Non c’è che dire, la volpe ci ha fatto uscire dai soliti schemi. E lo fa con la delicatezza che appartiene
all’amore. Quella che fa sfarfallare gli occhi dalla gioia, per intenderci.

Se poi aggiungiamo che l’essenziale è invisibile agli occhi, abbiamo qui un principio che
svela un fenomeno che possiamo chiamare di raffinata saggezza . Di quella che ti sorprende perché desta la tua attenzione  in modo forte e delicato. E la premia anche nel tempo.

Deteneva davvero un gran segreto la volpe di Saint-Exupéry. E il piccolo principe lo ripeté
per non scordarlo. Tenerlo a mente aiuta proprio a formarsi una nuova abitudine. Sì, ad avere
la meravigliosa abitudine a cercare in ogni cosa l’essenziale. Meravigliosa perché fa star bene.

Non so quali emozioni ha trasmesso a te, ma sono sicuro che sono state piacevoli: io ho sentito in queste parole l’energia luminosa e avvolgente dell’autenticità. In sintonia con la Vita. L’emozione bella di quando impari qualcosa di veramente straordinario sulla comunicazione.

Cinque parole ci forniscono un percorso: sono vere scuole che ti danno voglia di vivere.

1. VEDERE. Un verbo di azione. Poderosa e sottile azione carica di fuoco. Solo apparentemente passiva: vedere è un percepire carico di voglie.
In realtà è il movimento dell’anima attraversata dal desiderio. Dalla curiosità per le cose. Dall’interesse per la propria espansione. Vedere è quello che facciamo in ogni momento: immagazziniamo immagini su immagini con voracità quasi incontrollata, da mendicanti direi. Sì, è chiaro: noi siamo il nostro sguardo. Nel nostro sguardo c’è il mistero del Tutto. Con quello comunichiamo chi siamo.
Il resto è coreografia.

2. CUORE. Capisci anche tu che qui non si parla del muscolo dentro il petto che pompa sangue. No, La volpe sa che il cuore è il centro della vita affettiva e spirituale dell’uomo. Di più, lo dice. E lo indica come organo della vista! Straordinaria metafora che fa dei sentimenti il linguaggio che più di tutto nutre ed esprime l’anima. Siamo nel luogo dove ogni conoscenza è in amplesso con l’emozione.
Nel godimento della loro armoniosa unità. Che bello sentirsi nel Centro!

3. ESSENZIALE. Credo che in soldoni, si voglia dire la sostanza. Cio che è e basta. Potremmo dire che l’essenziale è l’oggetto della comunicazione, cioè il succo di quel che si trasmette. O si è disposti a ricevere. E mentre parola e ascolto si avvicinano, il cammino verso l’unità sembra condurre giù. Giù, nel senso di dentro. Sempre più verso il Centro, al luogo e al momento in cui ogni parola si fonde nel silenzio.
L’essenziale è ciò che non si può esprimere con le parole. Perché è la Parola per eccellenza: Vita

L’Essenziale è l’Unità invisibile. Di te con me e di noi con tutti.
E di tutti con il Tutto. L’avvolgente mistero della Vita.

4. INVISIBILE. Mi viene istintivo domandarmi: “Ma dove lo trovo l’essenziale? Dova abita? Lo devo cercare?. All’inizio ho pensato che fosse la conquista di una ricerca. Anzi, il premio meritato dopo l’avventura nel mondo delle cose. Un risultato insomma, frutto di fatica e sudore. Mi ero sbagliato. La forza e la bellezza di questo segreto sono nella sua semplicità. Niente di enigmatico: tutto è così semplice, evidente. L’essenziale invisibile ti viene incontro. Lui, di persona. Come se ti venisse davanti e ti dicesse: “Piacere, sono l’Essenziale”.
Lui è la Vita Una che sempre è davanti e dentro di te. La vede bene però solo il cuore. Perché serve la stessa frequenza, quella dell’amore.

5. OCCHI. Nessun torto viene fatto loro. Sono sempre lo specchio dell’anima. Sono le splendide porte che accolgono le meraviglie. Quando si dice che  non si vede bene che con il cuore, non significa che con gli occhi si vede male. Con gli occhi si vedono benissimo… le parti. Con il cuore si vede il Tutto. Si vede l’Essenziale. Si vede l’Uni-verso. Essi sanno di essere organi del visibile e al contempo la porta verso l’interiorità più spirituale. Hanno grande fiducia nel cuore. Si inchinano a lui.

Tutto è pronto per l’accoglienza. Il cuore è aperto.
L’Essenziale è già qui.
Piacere!

Namaste.

Approfondisci

Lighthouse

Ti svelo un segreto.

    Mi piacciono i segreti. Mi piace quando me li svelano.

    Ti è mai capitato di rimanere sorpreso da qualcuno che ti dice di avere un segreto da svelarti?
Proprio a te, magari. Eccitante! Sento attraversarmi un senso di euforia. Sai quando avverti
crescere la curiosità di sapere qualcosa di nuovo? E’ una sensazione bella, vero?

   E nel momento che ne ho poi appreso uno che mi ha entusiasmato, sento quanto è emozionante
condividerlo. Non si è mai veramente felici se non quando alla tua gioia inviti qualcuno. Ed essa si moltiplica, si espande, contagia. E tu ti senti spinto dall’amore che provi per gli altri a comunicare quel segreto che cambierà qualcosa nella loro percezione del mondo. Come è cambiata la tua. Come sei cambiato tu.

   Cos’è un segreto? Qualcosa di tenuto appartato, separato. Qualcosa di diverso insomma, da
non confondere con ciò che è ordinario. Sì, è così. Il segreto è un argomento di natura
riservata, all’inizio conosciuto solo da qualcuno. E magari rigorosamente precluso ad altri. Per ragioni varie, non sempre nobili. Ci sono segreti di stato, segreti militari, segreti di Fatima e anche i segreti di Pulcinella. E poi ci sono anche agenti segreti, documenti top segret, amori segreti. Le segrete invece non sono le donne riservate bensì le prigioni sotterranee.

   Per me il segreto è una verità che qualcuno che mi vuol bene mi confida affinché io possa
crescere. Una verità che mi fa passare subito al mio livello superiore di consapevolezza. E poi a quello Superiore, alto alto, dove la conoscenza di se stessi e della propria natura spirituale fa entrare nell’Olimpo degli dei.

   Spesso i segreti si confidano prima di separasi. Prima di dirsi addio. Un ultimo regalo
all’amato, bello come un bacio, affinché anche lontani viva la stessa gioia di essersi
incontrati. Il segreto comunicato è un cammino nuovo che si apre. La comprensione della Vita
non sarà più la stessa. Il sole sarà più caldo. Il cielo più luminoso. Il sorriso
come un silenzioso accogliente abbraccio.

Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore.

L’essenziale è invisibile agli occhi”.

L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

   Ho ringraziato tante volte la volpe di Antoine de Saint-Exupéry per quel suo commovente addio
al piccolo principe. Quel segreto mi ha reso felice. Anche adesso.

   In questo segreto ho trovato ciò che me lo ha reso compagno fedele. Perché ha esteso e potenziato tre campi in cui la vita si dispiega.

1. Quello della conoscenza. Ho appreso una verità. Grande e spirituale. Adesso so che il cuore è un organo della vista.
Vede bene perché vede oltre. Ora benedico i miei occhi consapevole che essi non vedono tutto.

2. Quello dell’emozione. Mi sono arricchito del segreto che mi fa sentire parte dell’invisibile. Il cuore si addestra a vibrare con l’essenziale. Una bella abitudine! Si sta bene. Ci si sente a casa.

3. Quello dell’azione. A vedere con il cuore si impara ogni giorno. Scegliendolo come atteggiamento nelle relazioni con le persone che si incontrano. Esercitandosi a scorgere l’invisibile nel loro sguardo. A percepire che l’essenziale che è in loro è lo stesso che dimora in noi. L’Amore.

   Svelalo anche Tu a qualcuno questo segreto. Farà bene a Te. Vi sentirete a Casa in Due.

   Un abbraccio grande.

   Mauro

Approfondisci

IMG_0009

Se ti piaci, ti conosci.

Ci siamo lasciati nell’ultimo articolo con l’emozione di sentirci una cosa sola con l’Universo che canta in noi e con gli Dei che ci fanno corona con la loro danza. Un sensazione magnifica che porta il nostro sguardo sull’essenza della Vita. Sull’Amore, sul purissimo amore. E che questo sia realtà ha fondamento niente meno che nel motto antico: conosci te stesso. Principio di sapienza che ha attraversato la storia dell’umanità. E l’ha resa ricca.

Un mio ex vicino di casa è invece più preoccupato per la sua storia personale. Che in questo momento gli pare particolarmente povera. “Penosa” – come dice lui. Quella di un quarantenne da due anni separato dalla moglie, in rotte con suo padre, con una piccola azienda che arranca, alle strette con i soldi,  con la sigaretta sempre in bocca, con oasi di benessere quotidiano da solipsista. Una storia ancora disseminata di confusione su cosa fare da grande. Per dirla tutta, un momentaccio. Non mi sarei aspettato che conosci te stesso potesse farsi largo in una quotidianità apparentemente poco vogliosa di principi, di filosofia, di pensieri meditativi. Si era sempre definito un uomo… pratico.

Invece, sorpresa!  Alberto vuol sapere come si fa a conoscere se stessi. Che è poi quel alla fine, ammesso o no, interessa anche a ciascuno di noi. Prova ulteriore che la filosofia è cosa praticissima. Che trasforma la vita. Perché? Perché ti allarga gli orizzonti aprendoti la mente alla diversità. Perché è una ricerca. Continua. Affascinante.

Chiunque può essere un vero filosofo, innamorato della Sapienza e che sa al contenpo trovare con pazienza la soluzione anche per un rubinetto che perde, o un errore contabile. Senza ansia e tante chiacchiere. Perché la filosofia lo addestra a pensare alle soluzioni, alle alternative, alle infinite possibilità, alla novità… A mettere al primo posto la consapevolezza. A essere paziente.

“Non lo so – gli dico io, mentre mi scappa una risata. Magari avessi una ricetta pronta per conoscere se stessi. Non sono un tuttologo che ha risposte per ogni situazione; sono ignorante di tante cose. Se vuoi ti posso indicare qualche guru, qualcuno di quelli bravi.

Non ho una risposta da darti, però ho tante domande da porti. Quelle che io ho fatto a me stesso. Posso indicarti la strada che ho fatto io per avvicinarmi un po’ alla meta. Valuterai tu se va bene anche per te”.

La mia strada è un semplice sentiero con nove domande. Eccole in successione nella mail che gli ho mandato.

1. Ti vedi nello specchio quando al mattino ti radi?

2. Ti guardi negli occhi mentre ti stai pettinando?

3. Ti ascolti quando per un attimo si fa silenzio attorno a te?

4. Ti parli dentro, avendo considerazione per il tuo punto di vista?

5. Ti ami, desiderando il tuo bene?

6. Ti pensi felice con persone felici attorno a te?

7. Ti emozioni per ogni cosa bella che vedi?

8. Ti credi capace di cambiare la tua immagine?

9. Ti fidi di te?

Quattro giorni dopo, mail di risposta: “Della conoscenza dell’Universo  e degli Dei ancora nessun segno. Però ogni tanto mi intravedo negli occhi dei bagliori che tempo fa non coglievo. Sopratutto, mi piaccio”.

Era capitato così anche a me. Conosci te stesso non è un principio. È un movimento. Parte dal piacere.
Quando cominci a piacerti, inizi a conoscerti!

E a vedere il divino che c’è in te.

Namaste.

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Conosci te stesso! Ed è tutto.

Ti conosci, Mauro? Quanto? Sai chi sei veramente?
Conosci te stesso: me lo sono detto e ripetuto. Me lo sono scritto. Ne farò un testo per una canzone. Troppo grande e profondo il fascino della conoscenza di sé.
E tu ti conosci? Sai chi sei… realmente?

Conosci te stesso, in realtà non è una domanda bensì un invito. Meglio, un’esortazione chiara e precisa a volgere lo sguardo dentro di sé. Ad entrare nel mondo interiore, in quel meraviglioso universo dove tutto semplicemente è. Dove tu senti che sei tu e benedici il giorno in cui hai pianto emozioni per la gioia di essere qui!

conosci-te-stesso

Testo d’autore, sia ben chiaro. Forse di Socrate stesso, in ogni caso di uno che in fatto di crescita personale la sapeva lunga. E la sapeva giusta. Sapeva di sicuro l’essenziale. Sapeva il tasto giusto da toccare per dare avvio alla musica del proprio innalzamento!
Ricco di traboccante potenza, questo motto campeggiava all’ingresso di un tempio. Non un luogo qualunque: niente meno che  il santuario di Delfi, in Grecia. Era considerato l’ombelico del mondo, sede dell’oracolo di Apollo, colui che fa da tramite tra il cielo e la terra, tra Zeus onnipotente e gli uomini. Lì si leggeva: Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Frase semplice, potenza cosmica. Di affascinante e travolgente bellezza! Quella che c’è in ciascuno di noi. Degli uomini di ieri e di quelli di oggi. Di sempre. Perché la conoscenza è il desiderio di espandersi nell’appagamento felice dell’armonia. Nella totale armonia con se stessi: quando con lacrime di gioia senti di essere il conoscente e il conosciuto. E la conoscenza stessa!

Tutto questo non ha né tempo né età. Ogni momento è sempre quello giusto. Adesso, proprio ora risuona l’appello millenario: Conosci te stesso! Lo senti dentro di te il tuo desiderio di conoscenza? Certamente! E allora lascialo esplodere affinché il tuo cuore e la tua mente possano dissetarsi a sazietà. Lascialo andare al suo corso benedetto. Non resistergli più: è un amico.

Nota il rapporto causa-effetto: conoscendo te stesso, conoscerai l’Universo e gli Dei! E sai perché? Perché sono la stessa cosa! Tu, Io, l’Universo, gli Dei siamo la stessa identica cosa. Siamo il Tutto. Siamo ciò che È.

Parola dell’Oracolo di Delfi! Parola carica di sapienza. Parola emozionante!
Il percorso è quindi obbligato: da Te all’Universo e agli Dei e non viceversa. Ma a ben vedere non si tratta di un itinerario, ma di simultaneità. Perché? Perché Tu sei l’Universo! Tu sei gli Dei! In questa luminosa danza della conoscenza è tutto concentrico, tutto come un’onda che si propaga dalla conoscenza di te stesso.

E allora conosciti!  È facile come neppure immagini. Io ti conosco già. Non vedo il tuo viso, i tuoi occhi, non sento la tua voce. Non so la tua età, se sei uomo o donna e neppure dove vivi. Niente so del tuo carattere, della tua salute, del momento che stai vivendo, delle preoccupazioni che ti assillano. Ma ti conosco. So di te la sola cosa che veramente conta.

Tu sei amore. Purissimo amore!

Ascolta, tendi l’orecchio della tua attenzione interiore. Per un attimo solo. Lo senti l’Universo che canta dentro di te? Li senti gli Dei che danzano festosi per celebrare la tua grandezza? Perché tutto questo per te? Proprio per te?

Perché sei amore. Purissimo amore!

Namaste.

Mauro

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci

Ridere - Ridere - Ridere

Carpe diem! Inizia a danzare.

Che buffo! Da ragazzino quando ho sentito pronunciare per la prima volta carpe diem
credevo fosse una parolaccia. Come “porco cane”, “porca miseria”. Un’imprecazione
in latino insomma. E invece è un condensato della saggezza antica. Il poeta latino Orazio ci ha
lasciato il raggio di luce che forse cercavamo da tempo. Quello da cavalcare nelle praterie dell’Universo.
Interpreto il carpe diem come una danza. In cinque movimenti.

carpe-diem1. Letteralmente carpe diem significa prendi il giorno, nel senso di cogli l’attimo.
Forse vivi il presente rende meglio la sua forza. Personalmente, ritengo che
la traduzione migliore sia: cogli al volo la gioia dell’oggi. Sì, mi piace così, questo primo
passo della nostra danza nel presente. Nella gioia. I tuoi primi volteggi nel presente portano subito leggerezza alla vita. Dalla fatica alla poesia. Ci si sente già meglio.

2.Ormai la danza è in corso e il successivo movimento è l’azione: prendi! Cogli! Quanta plasticità in questo verbo! Non ti pare di vedere una mano che afferra? Si tratta di un invito chiaro. Perentorio. Mi par di ricordare che è nel modo imperativo! E la persona? Non c’è dubbio: seconda persona singolare! Sì, si sta parlando di te! Sei chiamato a fare una scelta. A farla adesso.

3. Che potenza questo messaggio! Che vertigine di bellezza in questo carpe diem!
Ma c’è molto di più. Pochi infatti sanno che queste due parole sono solo l’inizio della frase memorabile. Continua così: quam minimum credula postero.
Ossia, senza riporre alcuna speranza nel domani. Ecco il terzo movimento portarci nel
Centro. Nell’unico grande centro esistente,  quello dell’Oggi. Si tratta di sfiduciare il domani rendendolo inoffensivo. Inoffensivo dal punto di vista emozionale.

4. Perché cogliere il presente? Perché tanta foga a raccomandare di non pensare al domani?
Vedo una sola risposta illuminante: per il fatto che solo nell’oggi c’è la gioia. Essa è tutta racchiusa nel qui e adesso. Nel giorno che stai vivendo, metafora del Giorno senza tempo che pulsa di eternità. Gioisci adesso! Ridi adesso! Godi ora di ogni bellezza nell’attimo che ti avvolge festante. Solo Oggi c’è luce, solo nel giorno in cui i tuoi occhi sono vivi alla Vita.

carpe-diem-quam

5. La tua danza è diventata ormai estasi nella consapevolezza di essere qui nell’oggi
che l’Universo ha preparato per te. Anzi, vuoi sapere qualcosa che ancora forse nessuno ti ha detto?

Tu sei il Qui fatto carne. Sei Tu quel “diem” da prendere.

Sì, spalanca gli occhi sull’evidenza inattesa.

Carpe diem significa nel suo più potente significato…

Cogli te stesso come Signore del tempo.

E adesso continuiamo a danzare!

Non smettiamo mai!

Un abbraccio.

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci

DSC00019 prop2 filtro

Procrastinare: come curare il cancro del “dopo”.

La sai una cosa? Bellissima? Possiamo guarire. Tutti.
Possiamo guarire dal cancro del “dopo”. Una patologia diffusissima che miete ogni giorno vittime su vittime.
Quotidianamente, uomini e donne di ogni età e ad ogni latitudine sono falciati da un batterio micidiale: si chiama procrastinare.
Un’epidemia! Sì, perché è morbo contagioso con incubazione e effetti paralizzanti. Ti assopisci impercettibilmente.
Se si potesse riassumere in una frase la sua azione si potrebbe dire così: ti fa invecchiare senza essere mai stato giovane. Terribile fine!
Non deve essere sicuramente una malattia del tutto recente perché una terapia circola da tempo.

A te come a me sarà capitato di sicuro di sentire il proverbio: “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”. Ti dice con schiettezza che procrastinare ti è nocivo. Che il dopo è un tarlo cui non dare ospitalità nella tua esistenza.  Non ho mai rintracciato il suo autore, ma meriterebbe il nobel della saggezza. Ho un debito di riconoscenza
verso un insegnamento tanto efficace: non nascondo di aver provato talvolta rimorso a non averlo seguito sempre.
Procrastinare mi ha reso un assassino. Dei peggiori. Quelli che uccidono il tempo a colpi di “dopo”.
Mi ha fatto sciupare pezzi di giovinezza. Il dio “dopo” mi ha ingannato con ammalianti canti di serene.
E mi sono schiantato sugli scogli della frustrazione.

In ogni caso, quel proverbio semplice ed efficace è stato un orientamento di vita pratico per chissà quante generazioni.
Forse un po’ ingiuntivo e minaccioso nel suo divieto iniziale, ma accolto nella sua ispirazione resta un balsamo per tante disfunzioni nella nostra crescita personale.

Tre mi sembrano gli aspetti del suo significato profondo:

1. Va subito a toccare la questione di fondo: l’oggi e il domani sono lo scenario in cui dispieghiamo la nostra vita. Due dimensioni in qualche modo alternative.

2. Ti chiama ad una scelta: “non rimandare”. Come a dire: Assumiti la responsabilità di una decisione. Coraggio, esci dall’insicurezza celata nel dopo.

3. Fare oggi o fare domani: si tratta di azioni. Delle nostre azioni. Di quel che è in nostro potere fare.

Mentre stavo ammirato a pensare con riconoscenza a chi questo proverbio lo aveva donato al mondo, mi chiedevo tuttavia come si arriva ad essere attaccati dal cancro del dopo. Come avviene che un avverbio così piccolo, dal suono tondo possa fare metastasi tanto dannose? La mia diagnosi ha visto anche tre fattori:

1. Il suo uso frequente sintonizza i nostri pensieri su una dimensione per loro inesistente. Come se la parola impartisse un ordine vuoto.
D’altro canto, dove tutto è presente, dopo è privo di significato. Un’anomalia nella comprensione di se stessi nel mondo. Disadattamento. Disarmonia. Primo passo cancerogeno.

2. Se leggessimo la nostra storia dal punto di vista dei dopo che abbiamo subito e di quelli che abbiamo imposto, comprenderremmo facilmente quanta frustrazione si nasconde nel sentirsi “spostare” nell’indefinito. Ti ricordi quando chiedevi a tuo padre o tua madre di giocare con te e ti rispondeva “dopo”? Lesione emozionale
da rinvio. E a te come a me non è mai capitato di soffocare qualcuno dei propri cari con ripetuti dopo?

3. Dopo mette a nudo la propria paura. Quella madre di ogni altra. Quella di vivere. Prova a pensarci: ogni dopo è un rinvio. Procrastinare altro non è che un autoinganno. Ci si sottrae ad un impegno. Verso se stessi. Quello di godere della vita adesso. E con un differimento dopo l’altro si lastrica la propria strada verso il sabotaggio pieno. Dopo uccide il piacere di essere se stessi adesso.

La bella notizia è che si può risalire la china. Come quindi guarire dal cancro del dopo? Credo tutto sommato con una terapia molto semplice.
Ecco 5 accorgimenti che mi paiono efficaci. Non so se se ne potrà fare un protocollo, ma ho verificato che con me funzionano.

1. Cerca la tua centratura psicologica sul presente. Per quanto è possibile alimenta la consapevolezza che la più grande ricchezza che abbiamo è il momento che stiamo vivendo. Scegliti un buon libro che ti rafforzi su questo caposaldo della tua crescita personale.

2. Nella tua meditazione avvertiti davanti alla Presenza. Avere una timeline armonica vuol dire che interpreti il mondo a partire dal tuo presente: ripeti a te stesso che il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora. Guardati allo specchio e ripetiti le parole di Og Mandino: “Vivrò questo giorno come se fosse l’ultimo.
Questo giorno è tutto quanto posseggo e queste ore sono adesso la mia eternità”
.

3. Fai attenzione al linguaggio che usi. Gli avverbi ai quali ricorri  riflettono il tuo rapporto con il tempo. E con te stesso. Evita naturalmente il più possibile dopo scegliendo con decisione gli adesso e gli ora. L’ho travato un esercizio semplice e in poche settimane avevo dimenticato il dopo. Quasi un gioco divertente in cui ti costruisci la giornata: diventi il guerriero dell‘hic et nunc.

4. Non si potrà evitare del tutto l’uso del poi. Basterà addomesticarlo, non usandolo mai con valore assoluto. Ossia, sempre seguito da un fatto o un’azione molto precisi: dopo… pranzo, dopo la riunione,dopo che è arrivato, dopo la telefonata, dopo aver pagato… E via dicendo. E questa successione va rispettata. Fai quello che adesso annunci farai al momento indicato.
Se tuo figlio ti chiede di giocare adesso e gli dici che lo farai dopo che hai terminato di scrivere la mail: lo fai rispettando le parole che hai pronunciato.
Tuo figlio saprà che dopo è un presente puntuale. E tu sarai centrato nell’armonia con il tuo tempo. Una gioia per entrambi.

5. Pensa la vita come un continuo oggi. Fissati quel che vuoi fare quel giorno e agisci. Le azioni dentro, innanzitutto. Guidate dall’intenzione. Agisci sui tuoi stati d’animo: sono quelli che fanno la differenza. Quando il morale è basso si tende a procrastinare perché siamo dominati dalla preoccupazione. Accedi allora alle risorse che hai messo a punto
per ricaricarti e decidi di essere felice adesso. E il cancro sarà svanito.

Namaste

Mauro

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci

254 - Copia

Compi un miracolo! Con un bacio.

Ti sembrerà strano e forse lo è ma abbiamo a disposizione qualcosa in grado di compiere miracoli.  Tanti e di ogni genere! Di quelli che veramente ti sorprendono. E  lo puoi fare anche tu. Quando vuoi, per chi vuoi. E nel modo più facile… Con un semplice tocco o schiocco di labbra! Sì, con un bacio! E compi miracoli!

Il bacio è una potenza della natura. Una forza con tanta di quella energia da far esplodere un contatore Geiger e da far impallidire i fotoni ad alta energia. Il bacio è la travolgente potenza dell’emozione umana, è il gesto che trasforma il mondo in  fascio di relazioni accoglienti. Nella magia del sorriso.
Pensa ai baci che dai. E a quelli che ricevi! Labbra che sfiorano la pelle, la accarezzano, la bagnano. Grandiosa metafora dell’unione, della vicinanza, dell’accoglienza.  Espressione alta e intensa dell’incontro, del desiderio di comunicare. Tra uomini e donne. Con la vita tutta.
il bacio (di Hayez)
È di sicuro nato all’alba dei tempi ed è diventato parte delle manifestazioni simboliche più ricche di umanità, assumendo significati diversi e anche forme diverse nel corso del tempo e a secondo dei luoghi. Può essere singolo, doppio… triplo. Ma anche di più. Avevo una zia che da bambino mi baciava a raffica come un kalashnikov. Delle tante zie che ho avuto, mi viene in mente quasi solo lei: di lei ricordo i suoi innumerevoli  baci! A volte  mi bagnava le guance come un cane e mi dovevo poi  asciugare, ma che  bello essere baciati così!

Il bacio può essere una semplice forma di saluto tra parenti e amici, spesso solo sulle guance, in qualche luogo anche sulle labbra… tra uomini. Un tempo si baciavano le mani, sia per raffinata galanteria verso le signore, sia per sottomesso ossequio ai potenti. Ai vescovi si baciava l’anello,  al papa addirittura  la sacra pantofola.  Tempi lontani, paesi diversi,  abitudini diverse: ma questo contatto tra le labbra di una persona  con una qualsiasi parte del corpo di un’altra è un’esperienza di  forte impatto emozionale. Anche le cellule dei distratti non  restano mai indifferenti. Pare accada qualcosa di molto intenso anche a livello biochimico.
Perfino degli scienziati, i filematologi, si sono messi a studiare il bacio e ne sono venute scoperte molto interessanti sulla produzione degli anticorpi. Si scatenano delle vere tempeste ormonali per uomini e donne di ogni età coinvolti totalmente a livello sia fisico che psichico.

D’altro canto, non lo vedi anche tu evidente? Un campione che bacia la sua bandiera, la bandiera del suo paese, non trasmette un’emozione indicibile? E chi bacia la fede nuziale quando ha fatto gol? Non ti senti toccato nel fondo da quel gesto di fatata euforia? Hai mai visto un  credente che bacia il Cristo morto? O un’immagine della Madonna o di un Santo? Non c’è forse un patos intenso in un gesto che introduce quella persona nel mondo del
sacro e del suo misterioso fascino?

Certo, nel bacio puoi sentirti fratello di altri uomini e donne, accomunato dagli stessi valori e ideali, dalla stessa lotta, dalla condivisa vittoria. Ci fu però anche chi ne fece un gesto di tradimento, al prezzo di trenta denari. Non è mancato e non manca chi fa del contatto di labbra la via dell’inganno e del raggiro. Ma i baci bugiardi gridano vendetta al cospetto del Cielo! E se una supplica la posso fare… Se proprio non puoi fare a meno di ingannare, ti prego, fallo con le parole, con il silenzio, con le mani o con gli occhi. Nessuno ti giudica, è una tua scelta. Ma non ingannare con un bacio.

Sogno un mondo in cui ci sia la venazione suprema per il bacio. Per ogni bacio espressione dell’affetto dell’anima. Del limpido desiderio di comunicare la vita. Che sia il bacio semplice sulla guancia del primo conosciuto, che sia quello annuale tra parenti, quello triplo tra amici, quello dolce e sorridente ad un bambino, quello affettuoso al proprio gatto, quello  originale al geranio sul davanzale, sia sempre il risuono del calore del cuore che ama. Che sia il bacio a tuo figlio, a tua madre, ai nonni, fanne un segno del tuo affetto vero per chi stringi a te. Fanne un simbolo di gratitudine per una presenza. Di riconoscimento della Presenza. Fallo a prescindere. Che le tue labbra si posino sulla fronte di tua figlia, sulla guancia di tuo padre o sulla bocca di chi ami, lascia che il tuo essere si trasmetta tutto in quel gesto.

E il bacio sul collo? Lì c’è della poesia. Dolcissimo, con  la bellezza del suo delicato tocco erotico  Se  poi è  il bacio  degli amanti, allora quello ti porta all’estasi dell’abbandono!  Con il bacio così detto alla francese l’intensità emotiva è al  culmine. Perché è un’esperienza unica. Lo è per il significato che un uomo e una donna gli attribuiscono. Questo bacio è il capolavoro espressivo della comunicazione sintonizzata sull’amore. Il linguaggio della totalità e dell’infinito. I partner sentono compenetrate le loro vite. Esperienza di unità.  Intimità unica! Avvolgente! Estatica.

Il bacio compie il miracolo per eccellenza. Quello di avvicinare, unire, convergere. Creare circolarità di vita. Comunicarla. Nell’emozione di donare e ricevere affetto e amore.  Cosa dici? Non val la pena di baciare il più possibile? Persone, animali e piante. Baciare la vita! Un mio amico mi ha già detto che si è messo l’obbiettivo di almeno 20 baci al giorno. Idea originale, con quantità e qualità abbinate, naturalmente.  Sono convinto che se si baciassero di più, le persone litigherebbero di meno.  Sapevi che il bacio è capace di allentare fortemente lo stress? E probabilmente anche di toglierlo. Pensa, gratuitamente e piacevolmente, per giunta. Non bisogna nemmeno leggere il foglio illustrativo.
Non ci sono effetti indesiderati.

Non trovi anche tu  che il bacio abbia davvero qualcosa di miracoloso?

Un bacio. Grande grande.

Mauro

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci

3

Ritrova il tuo sogno più vero. E amalo!

Un giorno mi hanno detto: “Segui il tuo sogno… Lui sa dove portarti!”.

E da allora ho capito che se c’è una domanda potente, capace di smuovere le montagne della rassegnazione è proprio questa: “Qual è il tuo sogno?”. La considero un dono. Un gesto d’amore. E all’inizio di questa nuova settimana vorrei che si spalancasse nei nostri occhi la porta dei nostri sogni. Posso chiederti amio mio, amica cara… qual’è il tuo sogno.  Sì, mi hai capito bene, il tuo sogno. Quello proprio tuo, quello che tu solo sai, quello che tu solo vedi, quello che viene dalle profondità lontane delle tue viscere. Non stai dormendo: non sei  nell’immagine notturna che attraversa la tua mente mentre riposi dalla fatica del giorno. O forse invece sì, nel corso di mesi e di anni tutti uguali ti sei assopito sotto il peso delle circostanze. E vivi ormai di circostanze e non di sogni. Nutri la tua vita con l’ordinaria rassegnazione e, se  qualcosa del tuo domani speri felice, quello che pensi di vivere è solo un’ombra sbiadita di un pezzo della tua storia di ieri. Raccogli la memoria dei giorni più belli che hai vissuto per farne quel mazzo di fiori che vorresti ricevere ancora una volta domani! il-sogno

Qual è il tuo sogno? Cos’è che desideri più di ogni altra cosa? A cosa pensi quando immagini la cosa più meravigliosamente coinvolgente che ti possa accadere? A quanti palpiti batte il tuo petto quando nella mente anche solo per un attimo vedi il tuo sogno? Lo vedi attraversarti gli occhi e finire però forse nello zaino dei rimpianti  che ti grava sulle spalle. Lo sai che c’è, lo sai che non è mai morto. Ti ricordi quanto l’hai pensato? Quanti momenti a fantasticare su quel sogno! Quanto entusiasmo per quello che vedevi davanti a te! E il cuore era lì a dirti che era pronto per quel salto che ti avrebbe fatto diverso da quello che sei ora. Ma è accaduto qualcosa… Hai avuto paura che fosse troppo bello, troppo facile, troppo fantastico, troppo tutto e ti sei accontentato della realtà? Forse ti sei sentito solo e hai pensato che senza l’aiuto di qualcuno non ce l’avresti mai fatta? Oppure hai provato a condividerlo ma ti hanno detto che eri matto, che non saresti mai riuscito a realizzarlo. Ne hai parlato e hanno pensato che scherzassi perché era una cosa troppo alta per te. Dicevano che non ne avevi le capacità.

La sai una cosa? Sono passati alcuni anni da allora, ma c’è una verità meravigliosa che devi sapere. I sogni non invecchiano. Possono forse trasformarsi mentre ti accompagnano fedeli sulla strada della vita, ma restano freschi nella loro forza. Puoi forse pensare che non siano più carichi di travolgente entusiasmo giovanile perché li vedi lontani. Prova ad avvicinarti con il dito della curiosità e scuoti leggermente il tuo sogno  e vedrai cosa succede. È vivo! È vivo come non mai e attende solo di fare quello che deve: fare di te quell’uomo felice, grande, ricco e fiero che desideravi essere. Fare di te la donna apprezzata, protagonista, libera che hai sempre voluto essere.

Risveglia il tuo sogno! Non importa in quale momento della tua vita tu sia adesso, risveglialo ora. Il tuo sogno è la tua vita: se non farai tutto quello che puoi per realizzarlo, sentirai sempre di aver mancato qualcosa. Credi al tuo sogno. Credi a te stesso. Pensa che se hai avuto questo sogno, solo tuo, tuo nel più profondo di te stesso è perché esso è un compito. Vai fino in fondo. Qualunque attività tu intenda svolgere nella vita, ti renderà felice se sarà il modo per realizzare il tuo sogno. Avrai successo in quello che fai se nelle vene delle tue giornate scorrerà il sangue del tuo sogno. Nel tuo lavoro ti realizzerai come uomo  e come donna se quello che fai è la strada al compimento del tuo sogno. E il tuo compimento sarà tanto più completo quanto più grande è il tuo sogno. E più è formidabilmente grande la visione di te, tanto più sarà forte la carica che ti porta verso di essa. È il desiderio intenso di vedere il tuo sogno realizzato che ti porterà a scegliere la strada da percorrere ogni giorno per arrivarci; e mentre la percorri con tenacia il sogno si compone. È una meta, certo; ma una meta fatta di pazienti traguardi quotidiani. E ogni giorno il tuo sogno prende forma, prende la forma di una vita in cui tu sei pienamente tu. Non importa quale sia la tua età. I sogni non hanno età. Pensi di essere ormai vecchio per ridare anima ai tuoi pensieri più belli di ieri?

Non esistono pensieri vecchi, sogni vecchi.

Esistono solo pensieri e sogni non ancora amati abbastanza.

E tu che sei giovane pensi certo al successo!  Lo pensi come una situazione in cui ti sentirai bene? Lo immagini un tempo di premio per la fatica che hai fatto? Pensi alla giusta ricompensa che meriti per il tuo impegno, la tua costanza, la tua dedizione? Guardi al raccolto come risultato appagante di una lunga e ininterrotta semina? Ebbene, sappi che il tuo successo arriverà. È cosa certa, se ci credi. Lo riconoscerai subito perché il tuo successo sarai tu stesso, mentre prendi il volo nella giostra festosa di tutti quelli che con te condividono la passione per la vita e per la vita di questo mondo stupendo. Ora vai a cercare dentro di te il tuo sogno più grande che la tua mente e il tuo cuore abbiano mai potuto immaginare. Metti sotto sopra i tuoi cassetti interiori e trova quel tesoro che giace inespresso dentro di te. Quando l’hai trovato, guardalo, riconoscilo… Riconosci che è lui, che è il tuo sogno. Sorridigli  e chiedigli di lasciarsi scrivere. Scrivilo come riesci, sforzandoti di descriverlo nel maggior numero possibile di particolari. Poi, dopo aver riletto, chiudi gli occhi e vedilo dentro di te, sentendo l’emozione intensa e vibrante di appartenergli. Metti una data e confida che per quel tempo il tuo sogno sarà realtà.

Un abbraccio. Grande.

Immagine anteprima YouTube

Approfondisci