Archivio di settembre 2010

Essere contenti si può. Ed è persino facile.

Se un amico o un conoscente ti domanda: “Perché non sei contento?”  puoi rispondere che non lo sai. Nulla di grave, resti nella norma. Sei tra la folla di chi non sa spiegarsi il proprio malcontento. E continua a tenerselo.  Si può fare anche un’altra scelta e provare ad indagare immaginando di essere lo Sherlock Holmes della propria anima e scoprire il colpevole del nostra infelicità.

Senza tragedie e drammi si può, volendo, dare una sbirciatina dentro di sé con un po’ più di attenzione e capire quasi subito che qualche tarlo mangia a ufo le nostre energie. Niente di terribile, ma di sicuro fastidiose sensazioni create da alcune convinzioni che pascolano libere e indisturbate nel nostro giardino, mentre  vogliamo solo un eden pieno di delizie.

Con fiuto e lente d’ingrandimento andiamo a scovare  le bestiole che insozzano inopportunamente la nostra proprietà. Vediamo di capire perché non siamo contenti.

1.  Perché non ci accontentiamo di quel che abbiamo? Non è raro far due chiacchiere con qualcuno ed essere quasi sommersi dalla sua insoddisfazione. Sai, quando ti si racconta di non aver i genitori che si vorrebbero, i figli che si desiderava avere, i parenti giusti , il lavoro dei sogni, il partner ideale, la casa spaziosa, l’auto che fa invidia, gli abiti da boutique. Siamo circondati da persone e cose che non ci… soddisfano.

2. Perché gli altri non ci capiscono? Sì, accidenti è così. Non siamo contenti perché siamo degli incompresi! Chi ci sta attorno non è attento alle nostre esigenze, non ci ascolta. Noi siamo preoccupati che tutto vada bene e invece tutti vogliono fare di testa loro. Come si fa ad essere contenti quando neanche gli amici ti assecondano nella tua commiserazione?

3. Perché non sto fisicamente bene? Oh, indubbiamente questo autorizza ad ogni infelicità. Ci spieghi qualcuno come si può essere contenti quando non digerisci bene e hai bruciore di stomaco? E che dire delle cefalee? E della stanchezza? Ok, ecco il lasciapassare che ci autorizza non solo a lamentarci, ma anche ad avere pienamente ragione di non essere contenti.  I malanni fisici: sono loro la minaccia alla nostra felicità.

4. Perché le cose nel mondo non vanno come vorremmo? Francamente mi pare una giusta causa. Come si fa ad essere contenti dopo tutto quello che senti  e leggi da televisione e giornali? È frustrante avere le ricette per il bene dell’umanità e rendersi conto che invece tutto sembra proprio andare in maniera opposta. Se anche tu sei come me, ti dà fastidio che non si facciano le cose in un certo modo. E non sei contento, naturalmente.

5. Perché non possiamo avere quel che vorremmo? Non so quale punteggio negativo dai a questo tarlo, ma la sua incidenza sul nostro malcontento l’ha di sicuro. Dentro una vocina si fa sentire e sussurra che se magari avessi quell’auto nuova… quel palmare ultimo modello… facessi quella favolosa crociera… Per non dire di quando la vocina non sussurra ma sospira:  ah, se potessi uscire con quell’uomo affascinante o andare a letto con quella bella donna… Perché dovremmo essere di buon umore quando non abbiamo quel che ci darebbe grande piacere avere?

6. Perché non otteniamo i risultati che ci aspettiamo? Anche questa è una buona ragione. Aver l’impressione di aver dato molto e di aver raccolto poco o niente. Ma qui il malcontento può avere due facce.  Da un lato non sono contento perché sono convinto che meritavo di più.  Ma posso pure essere triste perché il mancato risultato mi conferma la mia immagine di fallito. No, mi suona ovvio, in entrambi in casi non si esulta di gioia.

Sono solo alcuni indizi e te li ho esposti per giunta  anche con qualche velo di ironia. Per non annoiarci a intristirci a discorrere di… virus. Ce se sono sicuramente altri.  Questi sono forse i più appariscenti e ognuno di noi potrebbe scovare qualcosa di più pertinente al proprio caso. Ci sono tarli comuni e altri più legati a condizioni particolari. Individuarli è però solo un primo passo. Come l’investigatore Sherlock  Holmes una volta raccolti elementi utili al caso, serve pervenire ad una soluzione. Elementare, no?

La domanda ora diventa:  “Se non sono contento, come posso cominciare ad esserlo”?

Hai la risposta? No? Beh, neppure io. Però mi par di capire che alcune scelte potrebbero portarci su una buona strada.  La mia idea è che prendere delle decisioni sia un buon punto di partenza. Perché dimostra la nostra intenzione di voler cambiare qualcosa nella nostra vita. E cambiarlo a partire da un primo bisogno di pulizia. Vedo tre scelte igieniche utili a renderci contenti. Scelte tue. Decisioni prese da te.

Igiene relazionale. È il caso di fare un po’ di pulizia tra le proprie compagnie. Chi frequenti abitualmente? Gente che si lamenta di tutto e di tutti? Persone pessimiste con aria da funerale anche ad un matrimonio perché pensano già che poi gli sposi divorzieranno? Le  frequentazioni incidono molto sui nostri umori: scegliamo a pelle le buone compagnie. Senza giudizio alcuno, ovviamente: la vita è fatta di scelte e ognuno fa le sue. A me pare salutare scegliere buone compagnie, fatte da persone piene di energia, che frequentano locali allegri, che ridono di gusto. Persone, per intenderci, che quando ti incontrano ti dicono: “Ciao, sono contento di vederti”!

Ah, amici così sono boccate di ossigeno! Non sono rarità: però li trovi solo se li cerchi. Se li vuoi. Se davvero tu hai voglia di essere contento. Introduci nella tua vita presenze pulite! Lascia entrare la ventata di novità  che le persone contente di sé ti possono  portare.

Dall’attuare una decisa igiene relazionale avrai tre vantaggi:

1. Ci sono modi di vedere le cose diversi da quelli che hai sempre pensato. Amici sorridenti testimoniano che il mondo non è brutto e cattivo come ti hanno raccontato. Ti puoi rilassare.

2. Capirai presto che per essere contenti basta volerlo: le buone compagnie aiutano a vedere che i motivi per essere grati sono infiniti. Starai meglio senza la pedanteria della continue lagne quotidiane.

3. Ti accorgerai che le persone hanno voglia di stare con te. Ti pare poco?

E già così ti assicuro che essere contento è esperienza quotidiana, immagina cosa può accadere nel momento in cui ti applichi anche nell’Igiene razionale e nell’Igiene emozionale! Fuochi d’artificio di felicità. Quelli che ti fanno cantare altro che l’inno alla gioia della 9a sinfonia di Beethoven.

Ti vien sì desiderio di gridare: O amici, non questi suoni! Ma intoniamone altri più piacevoli e più gioiosi. La senti la magia della gioia e lì sotto la sua ala tutti gli uomini diventano fratelli? Davvero scopri che gioia bevono tutti i viventi ai seni della natura. Come sono lontani i giorni della nostra ignoranza, quando inconsapevoli precedevamo nel maleodorante malcontento di compagnie di sfigati.

Adesso ti vien proprio voglia delle parole del poeta: Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero, fratelli, sopra il cielo stellato deve abitare un padre affettuoso.

Alla nostra gioia!

Un abbraccio grande.

Mauro

Perché non sei contento? E che ne so!

La sai una  cosa che trovo interessante nelle nostre conversazioni? Intendo dire quelle in cui ci imbattiamo quotidianamente e che riguardano un po’ le solite cose. Di qualunque cosa si parla, si parla sempre di se stressi. Quando ascolto chiacchierare in un bar,  al mercato, in un negozio, in libreria o qualunque altro posto  mi accorgo che gli argomenti non sono tanto importanti quanto il bisogno di esprimersi. Di raccontare qualcosa di sé.

Mi capita di ascoltare  le solite battute sul tempo che migliorerà o peggiorerà, ma che tanto non possiamo farci niente. Appassionati discorsi calcistici sui risultati  della squadra del cuore che non ha vinto però meritava almeno il pareggio dato che ha giocato bene.  E che dire degli accesi scambi di opinioni sul governo o sull’amministrazione locale con molti consigli su cosa andrebbe o non andrebbe fatto, perché così non si può più andare a vanti.

Uno dei temi privilegiati nelle conversazioni dei grandi sono le malattie, quelle stagionali, quelle croniche, quelle dei parenti, corredate dagli esiti particolareggiati degli ultimi esami del sangue e delle urine. Per i più giovani invece il sesso è sempre argomento di attualità, con narrazione di performance o con confessioni di scappatelle e tradimenti.  Tema poi sempre classico e inossidabile, i soldi. Quelli che non bastano mai.

Ma qualunque sia l’argomento scelto e dibattuto, lo svolgimento tradisce la voglia di ognuno di parlare di sé. E naturalmente  anche quel che diciamo del tempo o dello sport,  delle malattie, del sesso o dei soldi ci fa da specchio sulla nostra situazione del momento. Sullo stato d’animo di quel frangente, all’inizio o alla fine di un giorno nel quale non è accaduto magari  niente. Niente di significativo nel volume monotono di settimane quasi tutte uguali, farcite di insofferenza e malesseri ordinari.

Conosco da tempo questi scenari quotidiani che sono stati a lungo anche i miei. Li capisco e continuo a rispettare pensieri e sentimenti di cui tuttavia adesso vedo anche i limiti e spesso la sterilità. Ora che qualche passetto sulla strada della consapevolezza di me l’ho fatto, ascolto quando capita queste conversazioni cogliendo l’opportunità di suggerire uno spunto diverso di riflessione. Anche solo una battuta che sia – almeno è quel che mi auguro – stimolante a considerare un punto di vista diverso. Cerco di fare  insomma quel che fa piacere gli altri facciano a me offrendomi aperture su modi diversi di vedere le cose. Credo che siano gesti semplici di amore.

Perché non salutare sorridenti il sole e accorgesi che c’è con la sua luce e il suo calore? E perché non benedire la pioggia che ci assicura l’acqua per la doccia? Perché non ringraziare gli sportivi di ogni disciplina per le emozioni, per lo svago e la spensieratezza che ci forniscono  (anche quando sono ben retribuiti per farlo)?  Lo stesso vale per i governanti: consideriamo che ce ne sono anche di ottimi che servono il paese con serietà e dedizione al bene comune. E invece di accanirsi a descrivere malattie, perché non vedere come migliorare la propria salute con scelte intelligenti di benessere fisico e psichico? E perché non guardare al sesso anche come bellissima espressione di crescita spirituale; e al denaro non come signore e tiranno, ma come servitore di ogni nobile ideale ad esaltazione della Vita?

Un giorno appena sceso dal treno sono testimone della conclusione di una conversazione  tra due signore. Sento l’ultima battuta di una delle donne che dice all’altra: “Perché non sei contenta?” – Sto per uscire dalla stazione e sento la risposta : “E che ne so!”.

Entrambe le espressioni mi hanno fatto riflettere. Tanto la domanda che la risposta.  Non essere contenti e non saperne la ragione: nulla credo di strano.  Sono pervenuto a due considerazioni

1. Dobbiamo cercare di capire cosa non ci rende contenti.

2. Renderci conto che in fondo è solo questioni di scelte… igieniche.

Ma di questo dirò in un prossimo articolo.

Un abbraccio.

Mauro

Vuoi provare una gioia permanente? Ammirati e sorprenditi.

Basta averla provata una volta. Una volta sola e quella non te la scordi più. Ti entra dentro e vibri come neanche pensavi possibile. È accaduto a tutti, certamente. Da sballo. Indimenticabile. Non c’è un uomo o una donna che non abbia conosciuto questa esperienza d’incanto.

Sto parlando della gioia. Della tua, della mia, di quella di ogni  persona di questo mondo meraviglioso. Sto parlando dell’emozione per certi versi travolgente come una scarica elettrica. La potente energia del gaudio che ti sconquassa. La gioia può avere delle sfumature personali, ma nella sostanza è una sensazione uguale per tutti.

Sono persuaso che non esista nessuno che si consideri così sfortunato e depresso da non aver mai sentito, come dicevo, anche una volta soltanto l’abbraccio della gioia. E quando ti stringe senti la passione con cui ti comunica se stessa. Si dà tutta, come amante che vuole il tuo godimento. Perché vuole stare sempre con te. Come fosse il tuo destino.

E se tu glielo concederai, lo sarà.

La gioia è uno stato d’animo. O un movimento,  se preferisci, secondo i punti di vista.
Ossia può essere tanto una condizione lunga, per qualcuno; un lampo più o meno rapido per altri.
Quel che è sicuro è che ti rallegra. Ti dà allegria dentro. Di più,  arrivi persino a commuoverti  per la gioia che provi. Quel che è curioso poi è che qualche volta non sai neanche la ragione di questo tuo stato di beatitudine. E dato che da millenni sappiamo che tutto ciò che accade ha una causa, anche quel momento di magia che stiamo provando una qualche ragione deve averla. Di sicuro. Ma precisamente cosa?

Qualche causa generale possiamo probabilmente individuarla:

  • Un regalo inatteso. L’arrivo di qualcosa che desideravamo molto. Mi viene in mente, da ragazzo, il motorino. Ho ancora negli occhi quando mi è stato consegnato e l’ho subito impennato. Wow! La sento ancora adesso sulla pelle l’emozione gioiosa di quel pomeriggio.

  • Una visita inaspettata. Di persona amata. Ti ricordi la sorpresa del tuo amore che ti aspetta fuori dalla porta?  Tu lo pensi lontano. Sei ormai nella totale rassegnazione che passerai una serata triste. E invece il cuore che ti parte in tachicardia da infarto. Gli occhi sono lucidi. E gli ormoni?

  • Il rovesciamento repentino di una situazione sfavorevole. In qualunque sport, o competizione, sei invaso dalla gioia quando succede che una sconfitta  ormai certa della tua squadra, in pochi attimi si trasforma in una vittoria. È addirittura euforia: tanto più incontrollata quanto ormai insperata. E più era impegnativa la sfida, maggiore e più intensa è la gioia.

  • Il raggiungimento di un risultato. Di qualunque tipo e a qualunque livello. In un esame, per esempio: la comunicazione dell’esito positivo ti scatena uno stato d’animo di gaudio indicibile, istantaneo e incontenibile. La gioia del successo! Dell’esserci riuscito.

Bastano questi fattori per avere un’idea di ciò che ci causa gioia. Dove l’elemento sorpresa è determinante. L’imprevedibile positivo entra nella nostra vita e l’accende portandola in una dimensione emozionale unica per la sua intensità e bellezza.
Nella logica del gioco. Sì, perché è possibile che gioia derivi proprio da gioco, ossia da tutto ciò che produce diletto, piacere, ebbrezza.   Naturalmente, con estensione anche alla sensualità e alla passione, se si pensa al gioco amoroso.

Pensavo tra me che se la gioia è un’emozione che viene scatenata dalla sorpresa… essa è già dentro di noi. Per mantenerci in uno stato d’animo permanente gioioso, ci vorrebbe allora una sorpresa continua. Regali desiderati continui, visite gradite ripetute, cambiamenti mozza fiato senza fine, risultati impressionanti ininterrotti! Una prospettiva da accogliere a braccia aperte: di sicuro farebbe portenti e le nostre coronarie si troverebbero immerse in divina ebbrezza. Possibile? Giudica tu.

Personalmente ritengo che la sorpresa continua  sia dentro di noi. Anzi, siamo noi. E la conclusione mi si offre semplice: se la gioia viene dalla sorpresa (positiva) allora essa diventa uno stato d’animo permanente in me quando vedo la meraviglia che sono. In fondo è tutto molto semplice: più mi conosco, più sono nella gioia.

E allora, brindisi alla Gioia.
Sì, vorrei che facessimo un brindisi alla gioia. E capisco bene chi ha voluto scrivere un’ode addirittura. Un inno, come quello alla fine della 9a sinfonia di Beethoven. Musica d’autore per parole da poeta. Esplosione di sentimento. Di impeto. Per la più intensa di tutte le umane emozioni. Ma di questo scriverò un’altra volta.

Ora alziamo i calici. La Gioia è dentro di noi. Ci abita.
Ha solo bisogno di sorpresa.
Le puoi trovare fuori, ma la più bella è dentro di te.
Sei tu.

Un abbraccio a te e alla meraviglia che sei.

Namaste

Mauro

Preghiera? Come si può se non si stente un dio accanto?

Quando non c’erano le mail e gli sms, tra amici ci si scriveva. Carta, penna, francobollo… e giù nella buca. Se la distanza non era troppo di ostacolo ci si vedeva di tanto in tanto. Si parlava anche al telefono, ma i genitori ti dicevano di non stare molto perché era caro. Ma fino alla bolletta successiva qualche scappatoia la si trovava sempre. D’altro canto i piccioni viaggiatori non erano più in uso e i segnali di fumo in città erano diventati poco pratici. L’alfabeto morse era nel frattempo passato di moda anche nel far west.

Ma per gli amici comunicare è vitale sempre. È il bisogno della condivisione. Quella del cuore, quella che rende ognuno partecipe della vita dell’altro. Si cerca di essere un rifermento, un aiuto reciproco. Sì, anche essere una spalla su cui piangere qualche volta, un sorriso o una risata per rasserenarsi, un complice in una bevuta, in una spacconata. È amicizia anche passare insieme ore tristi su preoccupazioni e disagi. E sentire che dopo sono un po’ meno pesanti.

Senza essere Matusalemme, ho conosciuto il tempo di quando si aspettava il postino con una certa trepidazione. Era un’attesa che aveva il suo fascino, come oggi è bello vedere arrivare la mail dei tuoi amici, quelli che rispondono alla tua e quelli che ti raccontano qualcosa di loro, di quel che han fatto e di quel che pensano bello fare insieme a te. Mail che fanno anche crescere. Perché ti fanno riflettere. Perché sono un racconto. Una storia. E leggendola tu ne ritrovi un pezzo della tua.

Qualche giorno fa, trovo la mail di una cara amica. Le avevo fatto conoscere qualche pagina di Og Mandino, in particolare quel rotolo toccante che ha come  ritornello “Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore”. Le erano piaciute, ma…

“Caro Mauro, belle parole…dolci come il miele e molto vicine al mio modo di concepire l’esistenza…però x quanto riguarda il far posto alla preghiera…come si può se non si sente un dio accanto??? Io non mi definisco atea completamente, ma non riesco a credere nemmeno ad un dio assoluto…credo alla forza del bene, credo nella perfezione fisica dell’universo e all’imperfezione umana che ci fa essere piccoli di fronte ad esso…. credo nella giustizia e nel potere dell’amore… Sì, come te credo fortemente nell’amore universale che unifica e ci eleva al di sopra della mediocrità…però caro Mauro non so credere in un dio, non so pregare…non sentendolo… illuminami se puoi.
La tua amica M.”.

È una responsabilità grossa illuminare qualcuno. Anche solo provarci. Soprattutto poi su aspetti in cui non si è certi di vederci bene. Per non dire di essere un poco orbi. Non sapevo bene cosa fare, cosa scrivere, cosa dire. Parlare di Dio, della fede, della preghiera! Temi più grandi di me. Però dentro sentivo di non dover rinunciare a far qualcosa. Ma – mi sono ammonito – se quello che stai per dire non è più bello del silenzio, ti conviene tacere.

Cercare di rispondere di testa, di cuore, d’istinto? Di buon senso?
Poi ho capito che le risposte migliori sono solo attesa condivisa. Insieme all’amico puoi solo condividere il momento, quel frammento di vita messo a nudo dalle sue parole. Dette a te. Le risposte alle sue domande non verranno da te. Non le hai tu. Ma possono passare attraverso il tuo sorriso. Puoi stare accanto a lui ad aspettarle.

“M. cara, grazie per la fiducia che riponi in me credendomi capace di “illuminarti”. Non farò nulla se non ricordarti che tu hai già ogni luce necessaria. Non manchi di nulla. Sei pienezza. Lo sei da sempre. Concediti l’accoglienza di te.
Mi inchino alla divinità che è in te e ti ringrazio per questo tuo dar forma di parole alla passione per l’amore. Quella unica, quella che porta il tuo nome. È molto bello tutto ciò in cui credi. Non ti manca alcun dio. Sei già preghiera nel tuo desiderio di essere amore. Sopra le cose che ti stanno attorno. Oltre.

Le ombre nei tuoi occhi sono talvolta ancora le mie. Quelle di tanti. Passano con l’emozione della Bellezza. Passano quando albeggia negli occhi la gioia dell’Oggi. Nessun rimpianto. Quel dio che ti senti mancare è solo l’ultima folata di colpa che ancora ti è rimasta addosso. Ma se ne sta andando. La fede che cerchi ha già trovato te. Quel che non senti è muto: e non avrebbe nulla da dirti. Nulla di importante. Quel che ti manca non è una perdita. La tua preghiera è ogni soffio di perdono sul mondo.

Concediti uno sguardo. Per te. Ammirati. In silenzio contempla la Presenza.
Lì c’è Dio, la fede, la preghiera.
Dentro.
Hai già tutto. In abbondanza”.

Un abbraccio. Grande.

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