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Credi che sarà felice quest’Anno Nuovo?
Nel periodo di Natale e dopo il capodanno si vivono momenti unici nell’anno. Perché le persone hanno qualcosa che non hanno in altri momenti. O forse sì, ma nei giorni della luce nuova e del nuovo gennaio si esprime di più e meglio lo stato d’animo della speranza. Sentimento umano che accomuna nella fiducia che tutto andrà meglio.
E si assistono a siparietti inediti e simpatici tra le bancarelle o si rivivono scene lette in qualche libro molti anni prima. Comunque sia, è istruttivo per ogni mente aperta ascoltare le persone che comunicano le loro speranze. Le speranze racchiuse nel loro cuore, fatte di parole che portano a riflessione. Parole attraversate spesso dal desiderio di un po’ calore nel gelo di pensieri infreddoliti dalla sfiducia.
Su un banchetto fatto di cavalletti e assi ricoperte di un panno rosso vivo, erano disposti attraversati ad arte da strenne dorate decine di calendari di ogni dimensione e prezzo. Un signore già brizzolato con cappello e sciarpa e dalla voce squillante richiamava l’attenzione dei passanti:
“Calendari, calendari per il nuovo anno. Lunari e calendari nuovi”. Mi sono ricordato di un dialogo avvenuto in circostanze simili parecchi anni fa tra un venditore e un passante. Accadde più o meno questo:
Vend. : Non ha bisogno, signore, di un calendario?
Pass. : Sono i calendari per l’anno nuovo?
Vend. : Sì, signore.
Pass. : Lei crede che sarà felice quest’anno nuovo?
Vend. : O, caro signore, sì, certo.
Pass. : Come quest’anno passato?
Vend. : Di più. Molto di più.
Pass. : Come quello prima allora?
Vend. : Di più anche di quello, certamente.
Pass. : Ma come qual altro? Non le piacerebbe che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi ultimi?
Vend. : Per la carità, non ne parliamo neppure. Non vorrei proprio.
Pass. : Posso chiederle quanti anni nuovi sono passati da quando vende calendari?
Vend.: Non saprei dirle di preciso, ma penso che saranno più o meno vent’anni.
Pass. : A quale di questi vent’anni vorrebbe che somigliasse l’anno venturo?
Vend. : Io? Non saprei.
Pass. : Non si ricorda di nessun anno in particolare, che le sembri essere stato felice?
Vend. : Se vuole che sia sincero, no.
Pass. : Eppure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Vend. : Ah, beh sì, questo si sa.
Pass. : Voglio farle una domanda: non tornerebbe lei a vivere questi ultimi vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando tutto dalla nascita?
Vend. : Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse farlo.
Pass. : Ma anche se avesse a rifare la vita che ha fatto, né più né meno con tutti i piaceri e i dispiaceri che ha avuto?
Vend. : No, no, questo non lo vorrei proprio.
Pass. : Non capisco. E che altra vita vorrebbe rifare allora? La vita che ho fatta io o quella di un ricco o di chi altro? O non crede che sia io che un ricco e chiunque altro risponderebbe proprio come lei? E che nessuno vorrebbe tornare indietro a fare la stessa vita che ha fatto?
Vend. : Lo credo proprio.
Pass. : Neanche lei tornerebbe indietro a questa condizione, non potendo naturalmente fare in altro modo?
Vend. : No, caro signore. No davvero, non tornerei proprio indietro.
Pass. : Ma allora che vita vorrebbe lei?
Vend. Vorrei una vita così come Dio me la mandasse, senza altre condizioni.
Pass. : Dunque una vita a caso, senza sapere niente in anticipo, così come non si sa niente dell’anno nuovo?
Vend. : Appunto.
Pass. : E quel che vorrei anch’io se potessi rivivere. E così tutti.
Però da questo capisco che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno ritiene che fino ad ora sia stato più o di maggior peso il male che gli è toccato che il bene: con la condizione di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.
Quella vita che diciamo essere una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce. Non la vita passata, ma quella futura.
Ma con il nuovo anno, il caso incomincerà a trattar bene lei e me e tutti gli altri, e comincerà per tutti una vita felice. Non è vero?
Vend. : Speriamo.
Pass. : Allora mi mostri il calendario più bello che ha.
Vend. : Eccolo, caro signore. Questo costa settanta euro.
Pass. : Ecco a lei i settanta euro.
Vend. : Grazie infinite e a rivederla. Calendari, calendari nuovi. Calendari per il Nuovo Anno.
Avrai riconosciuto qui, pur con qualche adattamento, quel racconto di Giacomo Leopardi che abbiamo letto da ragazzi a scuola. Forse allora pensavamo che fosse un’altra pagina di un pessimismo che ci piaceva poco. Oggi possiamo vederci qualche insegnamento utile alla nostra crescita. Alla crescita della nostra consapevolezza riguardo alla Vita.
Due uomini e un calendario. Un nuovo anno. Domande. Tu risponderesti allo stesso modo?
Domande sulla vita. E come sempre un vortice di emozioni tra passato e futuro. Tra quel che non si vuole più e quel che si spera. Tra una storia da non ripetere e un nuovo scenario di felicità sperata. Illusione? Dipende da te. Tutto dipende da te. Davanti a questo dialogo dovrai fare le tue scelte.
Io mi sono posto tre serie di domande… pratiche. Le pongo a te, fiducioso che possano esserti di aiuto.
1. Cosa credi del tuo passato? Pensi che non sia stata bella la tua vita fino ad ora? Più male che bene? In ogni caso da non rivivere? Le risposte che darai saranno importanti per la tua crescita. La rabbia ti frenerà, il perdono ti porterà in alto. In ogni caso, sappi che è stata la TUA vita. Ringrazia tutti gli anni che hai vissuto. Amali per quel che ti hanno dato.
2. Cosa ti aspetti dal futuro? Continui ad avere la speranza vaga e confusa che le cose andranno meglio? Stesso film degli anni precedenti a raccontarti illusioni? Ricorda che crescerai se il futuro non sarà la riedizione camuffata del già accaduto e sceglierai l’assunzione della responsabilità sui tuoi atteggiamenti mentali, adesso. Sii consapevole che il futuro non esiste. Comunque non ancora. Scegli il presente.
3. Da dove pensi di cominciare? Da dove vuoi far iniziare il nuovo corso della tua vita? Hai una pluralità di scelte naturalmente, ma scegliere quella prioritaria ti renderà più agevole l’avvio. E il seguito del cammino. Perché non cominci da te? Riparti da te: mi pare una buona idea.
E per il calendario puoi spendere quanto vuoi. Uno bello fa effetto.
Io ne ho scelto uno con un giorno solo.
Mi piace ricordarmi che esiste solo il Presente.
Un abbraccio.
Natale: una data, un simbolo? Una luce nuova nel cuore.
Ci sono tradizioni che appartengono ai nostri sentimenti. Sono nel ritmo del respiro delle nostre anime. Sono le abitudini che ripetiamo nel ciclo annuale delle stagioni e che ci fanno arrivare a dicembre quando la fine di un anno che se ne va si accompagna alla novità dei regali che ci sorridono. Ma il regalo più atteso non giunge quasi mai. Non cambiamo dentro. Restiamo chi siamo stati.
Capita anche a te di sentire che un nuovo Natale è un’abitudine diversa dalle altre? Senti anche tu come me che non è questione di essere “più buoni” ma di “diventare se stessi”? Sì, finalmente l’uomo o la donna che vogliamo essere.
Non è tanto importate che tu sia religioso o meno, credente in qualcosa o in Qualcuno di cui senti la presenza nella tua vita. Conta poco, a me pare, un’etichetta di appartenenza. In questi giorni non si festeggia un bambino che nasce. Si celebra l’Umanità che si illumina.
Non è importante una data in sé. Conta ciò che rappresenta. In ogni caso, il 25 dicembre non è il compleanno di Gesù di Nazareth che è nato sempre e sempre vive. Il Natale è una festa di luce che travalica ogni religione. È la celebrazione che accoglie il solstizio d’inverno: esultano gli animi al giorno che vince la notte. La luce inizia la sua risalita e rende il buio meno lungo.
Chi credeva nel Cristo di Dio vide che il bambinello della mangiatoia di Betlemme era la luce del mondo, quella che eleva alla gioia della verità. Si celebrava il Parola fatta carne e il nuovo corso dell’Umanità: il 25 dicembre divenne la data della Festa della Luce. Che si rallegrino gli occhi con l’Albero o con il Presepe o con altri addobbi di fiori e frutti, questo giorno è come un canto. Sì, quello dell’Umanità che si apre alla luce. La luce degli astri. E quella negli occhi. E quella della mente e del cuore che accolgono la novità.
Quella luce che trasformò nell’intimo il Sig. Scrooge! In una notte. Notte di cambiamento. Intimo e profondo.
È toccante questo racconto di Charles Dickens! Se già non lo conosci, ti riporto qui rapidamente una sintesi di questo Canto di Natale che mi è piaciuta. Il protagonista è il Sig. Scrooge, un ricco e avaro finanziere di Londra, tirchio al punto da non spendere nulla nemmeno per sé. Egli rimprovera Dio stesso per aver creato il riposo domenicale che intralcia il commercio e il guadagno: per lui il Natale è una perdita di tempo.
…Quest’uomo è talmente infastidito dalle festività che costringe il suo umile impiegato, al quale dà uno stipendio da fame, a presentarsi al lavoro anche il giorno prima di Natale. Per strada risponde male a tutti coloro che gli fanno gli auguri, incluso l’affettuoso nipote che invano lo prega di pranzare con la sua famiglia. Sembra proprio che l’unica compagnia che conti per Scrooge sia quella della sua cassaforte. E infatti per questo suo accanito interessamento ai soldi è una persona poco amata da tutti i cittadini.
Ma accade qualcosa di imprevisto. La sera della vigilia di Natale, mentre sta rincasando, gli sembra di intravedere specchiato nel battiporta del portone il volto del suo defunto socio in affari, Jacob Marley, morto sette anni prima. Una visione che lo turba profondamente.
Rinchiusosi nella sua vecchia casa, comincia a percepire dei rumori strani: ora quello di un carro funebre che si trascina invisibile sulle scale avvolte nel buio, ora un rumore di catene nella cantina, infine vede oscillare da sola una campanella collegata alla deserta camera antistante, trascinando tutte le altre della casa in un suono assordante e spaventoso.
A questo punto si apre una porta, e compare il fantasma di Marley! Una visione tremenda, tanto più terrificante in quanto, scoperte le bende per mostrare il volto, cade la mascella dal viso. Intorno alla vita, una catena forgiata di lucchetti, timbri, assegni, e tutto quel materiale che, secondo l’ammissione di Marley, lo ha distolto dal fare del bene agli altri accumulando denaro tutto per sé: il rimpianto per aver vissuto chiuso nel proprio egoismo lontano dalle persone che amava e che lo amavano costituisce la sua pena eterna, una dannazione che lo costringe a vagare per il mondo senza potere vedere la luce divina.
Il solo sollievo è ammonire Scrooge, perché la catena che si sta forgiando è ben più lunga e pesante della sua. Se andrà avanti così, anche lui subirà la stessa sorte: Marley gli annuncia allora la visita imminente di tre spiriti: uno che incarna i Natali passati, un altro quello presente e l’ultimo il Natale futuro.
1. Un fantasma circondato da una corona di luce che si sprigiona dal capo, facendolo assomigliare a una candela e con in mano un cappello in forma di spegnitoio, lo riporta indietro nel passato a rivisitare la propria infanzia dimenticata: in una scena è bambino sui banchi di scuola, mandato a studiare in collegio dal padre, che lo ha voluto allontanare dalla famiglia: era solo, triste, senza amici, studia in un’aula buia. In un’altra scena, qualche tempo più tardi arriva la sua sorellina, tornata per riportarlo a casa, dopo avere convinto il padre a riprenderlo in famiglia.
È un momento felice, un abbraccio tra i due, stretti da un affetto immenso, con il giovane Scrooge che salta di gioia: è il momento in cui le ruvide labbra del vecchio Scrooge abbozzano un sorriso. Qualche anno dopo è ammesso a fare l’apprendista contabile presso l’anziano e benevolo Sig. Fezziwig.
Anche qui è Natale, ma Fezziwig fa chiudere l’ufficio prima del tempo e invita i ragazzi a seguirlo a casa sua dove fa una festa sontuosa: nelle piccole follie natalizie dell’allegra compagnia cadono le differenze di classe, si canta e gioca tutti quanti, bambini, giovani e anziani. Fezziwig e la moglie sono degli anfitrioni imbattibili, scherzano e fanno i pagliacci.
Durante il ballo Scrooge conosce Belle, quella che diventerà la sua ragazza. Le promette di sposarla: ma solo qualche anno dopo, già ricco, teme di mantenere la promessa perché lei è povera e non gli porterebbe dote. Lei lo lascia andare distrutta, ma da quel giorno Scrooge resterà solo e il suo cuore diventerà sempre più arido. Scrooge grida davanti alla visione di se stesso in preda all’egoismo, sa che sta commettendo l’errore fatale della sua vita e implora l’ombra del giovane Ebenezer di non lasciarla, di correrle dietro, ma invano: il suo alter ego non lo può udire.
Il passato non si può cambiare. Scrooge è disperato, implora il fantasma di non tormentarlo. Molto più tardi, Scrooge assiste a una cena di Natale: riconosce la sua ex ragazza ormai sposata da anni, con tanti figli, povera ma felice. Fa un sarcastico commento su Scrooge al marito. È appena arrivata la notizia che Marley è abbandonato sul letto di morte, neanche il suo amico è lì per confortarlo. Preso dal rimorso, Scrooge schiaccia il copricapo sulla testa del fantasma fino a farlo scomparire: ma la luce chiusa nel cappello inonda tutto il pavimento come un diluvio terrorizzando il vecchio.
2. Il fantasma del Natale Attuale. Scrooge si trova improvvisamente nella sua camera da letto e dorme fino alla notte seguente.
Dopo essersi destato, incontra il secondo spirito, quello del Natale Presente, che appare come un uomo di dimensioni enormi. Questo spettro conduce Scrooge dalla famiglia del suo dipendente Bob Cratchit che sta consumando la cena di Natale: sono tutti felici anche il piccolo e storpio Tiny Tim sebbene vivano in condizioni misere.
Il fantasma mostra a Scrooge altre persone che passano il Natale: un gruppo di minatori che intonano un canto di Natale attorno a un focolare, due guardiani di un faro che brindando e cantando sempre attorno a un fuoco si scambiano un Buon Natale e dei marinai su un bastimento in mezzo all’oceano che si scambiano gli auguri e che dedicano un pensiero ai loro cari. Scrooge è molto stupito da ciò che ha appena visto.
Infine Scrooge e lo spettro sono nella casa di Fred, nipote di Scrooge, che sta passando il Natale in allegria con i suoi amici. Fred deride suo zio perché egli insinua che il Natale sia una fesseria. Lo spettro a questo punto si congeda e Scrooge si ritrova ancora nella sua stanza da letto.
3. Il terzo spirito, quello del Natale Futuro, si presenta come una figura altissima, avvolta da un nero mantello e un cappuccio da cui nulla traspare se non una mano che sporge da una manica. Invano Scrooge chiede che parli, la figura è silenziosa, e lo guida solo con un dito.
Siamo ancora a Londra, e Scrooge assiste a diverse scene il cui argomento è la morte di un vecchio tirchio, deriso da tutti. Due banchieri della city parlano del suo prossimo funerale: mentre uno afferma di andarvi per puro dovere, l’altro, schernendo la tirchieria del defunto, è interessato soltanto a rifarsi a sue spese con la cena gratis del funerale. Un povero padre che era debitore al vecchio non nasconde alla famiglia il sollievo per la sua morte perché a chiunque saranno trasferiti i debiti, il futuro creditore sarà sempre più buono di lui. In un negozio di rigattiere, i servi del defunto si dividono tutto quello che hanno potuto rubare in casa sua, incluse le tende del baldacchino che ne proteggevano il corpo e la camicia sottratta dal suo abito funebre: l’ammontare totale è venduto al rigattiere tra le risate di tutti.
Intanto un profondo dolore ha colpito la famiglia del suo dipendente Bob Cratchit: Tiny Tim è morto di stenti. È lutto profondo, dolore immenso.
Scrooge vorrebbe sapere chi è il vecchio tanto odiato da tutti, ma quando il fantasma lo porta davanti al capezzale non osa scoprire il lenzuolo che ne ricopre interamente la salma. Scrooge vede che la sua casa è stata venduta, e pure la sua ditta, vorrebbe entrare, ma il fantasma indica invece un’altra direzione: Scrooge entra nel cimitero, dove la mano dello spettro indica una lapide con scritto Ebenezer Scrooge. Il pentimento è completo, il messaggio è andato fino in fondo al cuore di Scrooge.
Ed ecco il cambiamento. Scrooge si ritrova nel suo letto e scopre che è mattina presto, il Natale ha fatto il suo ingresso, glielo conferma un ragazzo che passa sotto la sua finestra. Forte della lezione ricevuta manda il ragazzo a comprare il più grosso tacchino in vendita al negozio lì vicino e premiandolo con una corona glielo fa portare a casa di Bob Cratchit quindi, sbarbato e ripulito, esce per strada salutando tutti con affabilità e trova la forza di presentarsi a casa di suo nipote che lo aveva invitato per Natale: accolto con calore, passa il più bel Natale della sua vita. Passava per le strade e gridava sorridente: “Buon Natale! Sono cambiato”! E ripeteva ad ognuno: “Sono cambiato! Buon Natale”.
La mattina dopo nel suo ufficio aspetta l’arrivo del suo dipendente Bob Cratchit che si presenta in ritardo e ancora ignaro del cambiamento del suo datore di lavoro, in un primo momento lo prende per pazzo ma Scrooge lo tratta da quel momento da amico, gli dà un notevole aumento di stipendio e le vacanze tanto meritate scusandosi con lui. Si prende cura della sua famiglia e soprattutto di Tiny Tim, che guarisce. Con i Cratchit si instaura un profondo legame di amicizia.
Da allora Scrooge diventa una persona molto amata, e trova finalmente la pace dell’anima...
Né tu, né io siamo probabilmente aridi come il Sig. Scrooge. Non ho la visita di fantasmi che mi inquietano, ma sono grato a tutto ciò che mi racconta che posso cambiare. Che posso cambiare ancora. Che posso cambiare sempre. E che tutto può accadere in una notte. Voglio sentire che il passato se ne va senza rimorsi e senza rimpianti, che il futuro non mi inquieta né mi spaventa.
Voglio che questo giorno di luce segni un nuovo passo nell’amore. Nell’Amore quello grande. Lo desidero per me e lo auguro di tutto cuore anche a te.
Buon Natale! Sono cambiato!
E che possiamo dire insieme con gioia: ci ha cambiato l’Amore!
Un abbraccio grande. Luminoso.
Mauro.
Ti svelo un segreto.
Mi piacciono i segreti. Mi piace quando me li svelano.
Ti è mai capitato di rimanere sopreso da qualcuno che ti dice di avere un segreto da svelarti?
Proprio a te, magari. Eccitante! Sento attraversarmi un senso di euforia. Sai quando avverti
crescere la curiosità di sapere qualcosa di nuovo? E’ una sensazione bella, vero?
E nel momento che ne ho poi appreso uno che mi ha entusiasmato, sento quanto è emozionante
condividerlo. Non si è mai veramente felici se non quando alla tua gioia inviti qualcuno. Ed essa si moltiplica, si espande, contagia. E tu ti senti spinto dall’amore che provi per gli altri a comunicare quel segreto che cambierà qualcosa nella loro percezione del mondo. Come è cambiata la tua. Come sei cambiato tu.
Cos’è un segreto? Qualcosa di tenuto appartato, separato. Qualcosa di diverso insomma, da
non confondere con ciò che è ordinario. Sì, è così. Il segreto è un argomento di natura
riservata, all’inizio conosciuto solo da qualcuno. E magari rigorosamente precluso ad altri. Per ragioni varie, non sempre nobili. Ci sono segreti di stato, segreti militari, segreti di Fatima e anche i segreti di Pulcinella. E poi ci sono anche agenti segreti, documenti top segret, amori segreti. Le segrete invece non sono le donne riservate bensì le prigioni sotterranee.
Per me il segreto è una verità che qualcuno che mi vuol bene mi confida affinché io possa
crescere. Una verità che mi fa passare subito al mio livello superiore di consapevolezza. E poi a quello Superiore, alto alto, dove la conoscoscenza di se stessi e della propria natura spirituale fa entrare nell’Olimpo degli dei.
Spesso i segreti si confidano prima di separasi. Prima di dirsi addio. Un ultimo regalo
all’amato, bello come un bacio, affinché anche lontani viva la stessa gioia di essersi
incontrati. Il segreto comunicato è un cammino nuovo che si apre. La comprensione della Vita
non sarà più la stessa. Il sole sarà più caldo. Il cielo più luminoso. Il sorriso
come un silenzioso accogliente abbraccio.
“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo”.
Ho ringraziato tante volte la volpe di Antoine de Saint-Exupéry per quel suo commovente addio
al piccolo principe. Quel segreto mi ha reso felice. Anche adesso.
In questo segreto ho trovato ciò che me lo ha reso compagno fedele. Perché ha esteso e potenziato tre campi in cui la vita si dispiega.
1. Quello della conoscenza. Ho appreso una verità. Grande e spirituale. Adesso so che il cuore è un organo della vista.
Vede bene perché vede oltre. Ora benedico i miei occhi consapevole che essi non vedono tutto.
2. Quello dell’emozione. Mi sono arricchito del segreto che mi fa sentire parte dell’invisibile. Il cuore si addestra a vibrare con l’essenziale. Una bella abitudine! Si sta bene. Ci si sente a casa.
3. Quello dell’azione. A vedere con il cuore si impara ogni giorno. Scegliendolo come atteggiamento nelle relazioni con le persone che si incontrano. Esercitandosi a scorgere l’invisibile nel loro sguardo. A percepire che l’essenziale che è in loro è lo stesso che dimora in noi. L’Amore.
Svelalo anche tu a qualcuno questo segreto. Farà bene a te. Vi sentirete a Casa in due.
Un abbraccio.
Mauro
Se ti piaci, ti conosci.
Ci siamo lasciati nell’ultimo articolo con l’emozione di sentirci una cosa sola con l’Universo che canta in noi e con gli Dei che ci fanno corona con la loro danza. Un sensazione magnifica che porta il nostro sguardo sull’essenza della Vita. Sull’Amore, sul purissimo amore. E che questo sia realtà ha fondamento niente meno che nel motto antico: conosci te stesso. Principio di sapienza che ha attraversato la storia dell’umanità. E l’ha resa ricca.
Un mio ex vicino di casa è invece più preoccupato per la sua storia personale. Che in questo momento gli pare particolarmente povera. “Penosa” – come dice lui. Quella di un quarantenne da due anni separato dalla moglie, in rotte con suo padre, con una piccola azienda che arranca, alle strette con i soldi, con la sigaretta sempre in bocca, con oasi di benessere quotidiano da solipsista. Una storia ancora disseminata di confusione su cosa fare da grande. Per dirla tutta, un momentaccio. Non mi sarei aspettato che conosci te stesso potesse farsi largo in una quotidianità apparentemente poco vogliosa di principi, di filosofia, di pensieri meditativi. Si era sempre definito un uomo… pratico.
Invece, sorpresa! Alberto vuol sapere come si fa a conoscere se stessi. Che è poi quel alla fine, ammesso o no, interessa anche a ciascuno di noi. Prova ulteriore che la filosofia è cosa praticissima. Che trasforma la vita. Perché? Perché ti allarga gli orizzonti aprendoti la mente alla diversità. Perché è una ricerca. Continua. Affascinante.
Chiunque può essere un vero filosofo, innamorato della Sapienza e che sa al contenpo trovare con pazienza la soluzione anche per un rubinetto che perde, o un errore contabile. Senza ansia e tante chiacchiere. Perché la filosofia lo addestra a pensare alle soluzioni, alle alternative, alle infinite possibilità, alla novità… A mettere al primo posto la consapevolezza. A essere paziente.
“Non lo so – gli dico io, mentre mi scappa una risata. Magari avessi una ricetta pronta per conoscere se stessi. Non sono un tuttologo che ha risposte per ogni situazione; sono ignorante di tante cose. Se vuoi ti posso indicare qualche guru, qualcuno di quelli bravi.
Non ho una risposta da darti, però ho tante domande da porti. Quelle che io ho fatto a me stesso. Posso indicarti la strada che ho fatto io per avvicinarmi un po’ alla meta. Valuterai tu se va bene anche per te”.
La mia strada è un semplice sentiero con nove domande. Eccole in successione nella mail che gli ho mandato.
1. Ti vedi nello specchio quando al mattino ti radi?
2. Ti guardi negli occhi mentre ti stai pettinando?
3. Ti ascolti quando per un attimo si fa silenzio attorno a te?
4. Ti parli dentro, avendo considerazione per il tuo punto di vista?
5. Ti ami, desiderando il tuo bene?
6. Ti pensi felice con persone felici attorno a te?
7. Ti emozioni per ogni cosa bella che vedi?
8. Ti credi capace di cambiare la tua immagine?
9. Ti fidi di te?
Quattro giorni dopo, mail di risposta: “Della conoscenza dell’Universo e degli Dei ancora nessun segno. Però ogni tanto mi intravedo negli occhi dei bagliori che tempo fa non coglievo. Sopratutto, mi piaccio”.
Era capitato così anche a me. Conosci te stesso non è un principio. È un movimento. Parte dal piacere.
Quando cominci a piacerti, inizi a conoscerti!
E a vedere il divino che c’è in te.
Namaste.
Ritrova il tuo sogno più vero. E amalo!
Un giorno mi hanno detto: “Segui il tuo sogno… Lui sa dove portarti!”.
E da allora ho capito che se c’è una domanda potente, capace di smuovere le montagne della rassegnazione è proprio questa: “Qual è il tuo sogno?”. La considero un dono. Un gesto d’amore. E all’inizio di questa nuova settimana vorrei che si spalancasse nei nostri occhi la porta dei nostri sogni. Posso chiederti amio mio, amica cara… qual’è il tuo sogno. Sì, mi hai capito bene, il tuo sogno. Quello proprio tuo, quello che tu solo sai, quello che tu solo vedi, quello che viene dalle profondità lontane delle tue viscere. Non stai dormendo: non sei nell’immagine notturna che attraversa la tua mente mentre riposi dalla fatica del giorno. O forse invece sì, nel corso di mesi e di anni tutti uguali ti sei assopito sotto il peso delle circostanze. E vivi ormai di circostanze e non di sogni. Nutri la tua vita con l’ordinaria rassegnazione e, se qualcosa del tuo domani speri felice, quello che pensi di vivere è solo un’ombra sbiadita di un pezzo della tua storia di ieri. Raccogli la memoria dei giorni più belli che hai vissuto per farne quel mazzo di fiori che vorresti ricevere ancora una volta domani! 
Qual è il tuo sogno? Cos’è che desideri più di ogni altra cosa? A cosa pensi quando immagini la cosa più meravigliosamente coinvolgente che ti possa accadere? A quanti palpiti batte il tuo petto quando nella mente anche solo per un attimo vedi il tuo sogno? Lo vedi attraversarti gli occhi e finire però forse nello zaino dei rimpianti che ti grava sulle spalle. Lo sai che c’è, lo sai che non è mai morto. Ti ricordi quanto l’hai pensato? Quanti momenti a fantasticare su quel sogno! Quanto entusiasmo per quello che vedevi davanti a te! E il cuore era lì a dirti che era pronto per quel salto che ti avrebbe fatto diverso da quello che sei ora. Ma è accaduto qualcosa… Hai avuto paura che fosse troppo bello, troppo facile, troppo fantastico, troppo tutto e ti sei accontentato della realtà? Forse ti sei sentito solo e hai pensato che senza l’aiuto di qualcuno non ce l’avresti mai fatta? Oppure hai provato a condividerlo ma ti hanno detto che eri matto, che non saresti mai riuscito a realizzarlo. Ne hai parlato e hanno pensato che scherzassi perché era una cosa troppo alta per te. Dicevano che non ne avevi le capacità.
La sai una cosa? Sono passati alcuni anni da allora, ma c’è una verità meravigliosa che devi sapere. I sogni non invecchiano. Possono forse trasformarsi mentre ti accompagnano fedeli sulla strada della vita, ma restano freschi nella loro forza. Puoi forse pensare che non siano più carichi di travolgente entusiasmo giovanile perché li vedi lontani. Prova ad avvicinarti con il dito della curiosità e scuoti leggermente il tuo sogno e vedrai cosa succede. È vivo! È vivo come non mai e attende solo di fare quello che deve: fare di te quell’uomo felice, grande, ricco e fiero che desideravi essere. Fare di te la donna apprezzata, protagonista, libera che hai sempre voluto essere.
Risveglia il tuo sogno! Non importa in quale momento della tua vita tu sia adesso, risveglialo ora. Il tuo sogno è la tua vita: se non farai tutto quello che puoi per realizzarlo, sentirai sempre di aver mancato qualcosa. Credi al tuo sogno. Credi a te stesso. Pensa che se hai avuto questo sogno, solo tuo, tuo nel più profondo di te stesso è perché esso è un compito. Vai fino in fondo. Qualunque attività tu intenda svolgere nella vita, ti renderà felice se sarà il modo per realizzare il tuo sogno. Avrai successo in quello che fai se nelle vene delle tue giornate scorrerà il sangue del tuo sogno. Nel tuo lavoro ti realizzerai come uomo e come donna se quello che fai è la strada al compimento del tuo sogno. E il tuo compimento sarà tanto più completo quanto più grande è il tuo sogno. E più è formidabilmente grande la visione di te, tanto più sarà forte la carica che ti porta verso di essa. È il desiderio intenso di vedere il tuo sogno realizzato che ti porterà a scegliere la strada da percorrere ogni giorno per arrivarci; e mentre la percorri con tenacia il sogno si compone. È una meta, certo; ma una meta fatta di pazienti traguardi quotidiani. E ogni giorno il tuo sogno prende forma, prende la forma di una vita in cui tu sei pienamente tu. Non importa quale sia la tua età. I sogni non hanno età. Pensi di essere ormai vecchio per ridare anima ai tuoi pensieri più belli di ieri?
Non esistono pensieri vecchi, sogni vecchi.
Esistono solo pensieri e sogni non ancora amati abbastanza.
E tu che sei giovane pensi certo al successo! Lo pensi come una situazione in cui ti sentirai bene? Lo immagini un tempo di premio per la fatica che hai fatto? Pensi alla giusta ricompensa che meriti per il tuo impegno, la tua costanza, la tua dedizione? Guardi al raccolto come risultato appagante di una lunga e ininterrotta semina? Ebbene, sappi che il tuo successo arriverà. È cosa certa, se ci credi. Lo riconoscerai subito perché il tuo successo sarai tu stesso, mentre prendi il volo nella giostra festosa di tutti quelli che con te condividono la passione per la vita e per la vita di questo mondo stupendo. Ora vai a cercare dentro di te il tuo sogno più grande che la tua mente e il tuo cuore abbiano mai potuto immaginare. Metti sotto sopra i tuoi cassetti interiori e trova quel tesoro che giace inespresso dentro di te. Quando l’hai trovato, guardalo, riconoscilo… Riconosci che è lui, che è il tuo sogno. Sorridigli e chiedigli di lasciarsi scrivere. Scrivilo come riesci, sforzandoti di descriverlo nel maggior numero possibile di particolari. Poi, dopo aver riletto, chiudi gli occhi e vedilo dentro di te, sentendo l’emozione intensa e vibrante di appartenergli. Metti una data e confida che per quel tempo il tuo sogno sarà realtà.
Un abbraccio. Grande.
Crescita Personale? Tutto dipende da te.
Pensa, è la più semplice ed evidente di tutte le verità, eppure così poco conosciuta!
Tutto dipende da te: lo intuisci e lo senti come appello quotidiano alla tua coscienza.
Ti chiama alla tua crescita personale.
Come un lampo ti attraversa gli occhi lasciandoti il sorriso della serenità. Sei da subito nel gioco affascinante del tuo cambiamento.
La verità è un nutrimento prezioso per l’anima. La fa crescere. E ogni verità accolta porta ricchezza nella tua vita.
Ricchezza che fa della tua crescita personale null’altro che la spontanea armonia con il tuo sogno. Una ricchezza molto concreta ed efficace perché sapere che tutto dipende da te ha dei vantaggi notevoli.
Per te, come uomo o come donna in cammino verso la realizzazione piena della tua esistenza nel mondo. Mentre dai forma al tuo sogno.
Considera innanzitutto un fatto: questa verità ti riporta al centro della vita. Della tua innanzitutto. Tu hai valore al punto che non sei una conseguenza degli eventi che ti accadono, ma sei il loro artefice.
Hai pensato qualche volta di essere vittima delle circostanze? Non temere, è capitato a tutti. Oggi invece sai che di quel che ti accade sei il responsabile unico. Immagini quanto felice puoi essere? Immagini la libertà che prende dimora in te?
In secondo luogo, l’annuncio felice che tutto dipende da te è l’invito alla consapevolezza della tua grandezza, all’elevazione somma della tua dignità.
Si offre a te la vibrante emozione di sentirti il vero protagonista nella vita che vuoi per te. Che emozione sentire dentro che puoi essere ormai
tu stesso il tuo presente. Che bello percepire la voce della vita che ti chiama ad essere te stesso, nella quotidiana gioia di crescere ed espanderti.
Entra in te l’energia della passione e dell’entusiasmo.
E terzo, se questa verità la vedi nelle parole latine, ti piace ancora di più.
Tutto dipende da te in latino si diceva In te omnia sunt: letteralmente, tutte le cose sono dentro di te!
Lo vedi il miracolo di questa verità accolta? Essa ti dice che tu sei il punto di partenza di ogni cambiamento. Non cercare più fuori come un mendicante ciò che hai già dentro come un sovrano! La miseria è finita: in te c’è tutto. Tu sei il deposito vivente di ogni abbondanza.
Lo sei sempre stato, ma oggi ne divieni consapevole.
Oggi puoi cominciare ad attingere a questa abbondanza.
Puoi iniziare con il crederci.
Quando l’ho sentita dentro di me, davvero questa verità è stata un messaggio d’amore!
Ma di questo tratterò prossimamente.
Oggi ti auguro la semplice emozione dell’accoglienza. La prima, quella prioritaria.
Accogli te stesso.
Namaste.
Sii felice amando!
Benvenuta… Benvenuto… su questo blog, dove sei gradito ospite.
Poco o tanto che ti voglia fermare… sarà un onore per me avere avuto la tua visita.
Tu sei importante. Anche il tuo tempo lo è. Grazie per i minuti che passerai tra queste pagine.
Qui si parla di amore! Della sua eterna traboccante bellezza!
Perciò l’invito che ti rivolgo è… Vivi Amando!
Ѐ l’esortazione che rivolgo a me ogni giorno. A volte va a buon fine a volte meno, però sono felice di provarci continuamente perché so che è la strada giusta verso il vero benessere.
