Cosa può avere a che fare l’espressione Sport per la Vittoria con questo momento dove quel che accade pare più una sconfitta? Su diversi fronti per altro: sono in molti infatti coloro che hanno sperimentato piuttosto spesso in queste settimane stati d’animo semi depressivi, accentuati da inattività (venuti meno le routine  quella cui si era abituati) e malumori ben lontani da ogni osanna entusiasta per qualsivoglia vittoria. Va detto che in questi mesi è stato, poco o tanto, frustrato il nostro bisogno di Sport. Ma dobbiamo intendere bene questo elemento affinché ne venga un apprendimento utile alla ripartenza della “normalità.

     Pensare ad un mondo migliore da vivere sulle coordinate di un Nuovo Umanesimo Eticratico significa volere la presenza coinvolgente dello Sport sempre più presente e operante nel tessuto sociale. Esso sarà più che mai luogo di espressione della passione per la vita e momento di incontro e di inclusione nel nome dei valori umani e civili dell’amicizia, della condivisione, della cooperazione. Servirà tuttavia un salto di qualità per ampliare e qualificare l’offerta per molte discipline in modo da costituire un mosaico ricco di esperienze benefiche per il benessere psicofisico.

     Bastano poche righe a mettere a fuoco come il nostro Paese abbia conosciuto un’evoluzione sempre crescente della dimensione sportiva e da almeno un secolo a questa parte: seguire o praticare uno sport sia entrato gradualmente ma inesorabilmente nella vita sociale delle città così come delle province. C’è una storia dietro la nascita di questo fenomeno che non riguarda solo l’Italia: so che queste osservazioni valgono anche per altre nazioni che hanno accolto il valore del divertimento come contrappeso accettato nelle nuove dinamiche di cambiamento in atto. A fine Ottocento infatti, la rivoluzione industriale, con la sua frenetica attività produttiva, fa crescere il desiderio di affiancare al lavoro alienante un’esperienza di divertimento (disport, appunto). Lo sport si afferma progressivamente come fenomeno sociale che raggiunge e coinvolge le fasce popolari, allargandosi oltre l’élite borghese dei circoli sportivi riservati.

     Nel 1896 si ha la prima celebrazione dei Giochi Olimpici dell’era moderna. Per quanto il canone olimpico decubertiano fosse centrato sull’atleta giovane, sano, di sesso maschile, la ricerca della performance sviluppa tuttavia la dimensione della competizione all’interno del contesto ludico e della eticità del miglioramento interiore. Le discipline sportive si affermano intensamente anche come perseguimento ed esibizione di risultati: queste offrono se stesse sempre più come uno spettacolo fortemente coinvolgente a livello emotivo. A inizio Novecento, in Occidente vanno formandosi numerose società sportive e lo Sport trova apprezzamento come valido momento ricreativo, oasi settimanale di divertimento per protagonisti e spettatori. Oltre la spinta aggregativa che rafforza le identità locali, prende corpo il prestigio sportivo espresso nella sfida vinta, nella rivalità maschia, nel risultato raggiunto, nel superamento dei limiti, nell’affermazione di un sé individuale e collettivo.

     Si viene ad incarnare in un nuovo contesto un’esperienza che tuttavia si è manifestata come bisogno “umano” fin dall’antichità (anche se attuato all’epoca in forma molto elitaria). L’etimologia della parola sport risale al latino deportare = uscire fuori porta, cioè uscire al di fuori delle mura della città per dedicarsi ad attività sportive. Nel XIV secolo, in Inghilterra, si diffuse il termine “disport” che, due secoli dopo, venne abbreviato in “sport”, vocabolo assimilato anche dalla lingua italiana nel XIX secolo. Da ricordare il termine “diporto” che significa divertimento, svago, diletto. E così il fenomeno Sport è ormai vissuto da milioni di persone di ambo i sessi, normodotati e diversamente abili, questi tanto con semplici limiti sensoriali che con menomazioni di diversa importanza. Se aggiungiamo anche il grande sviluppo che ha avuto il Fitness dagli anni ’70 del secolo scorso, si disegna una galassia che coinvolge quotidianamente almeno un terzo della popolazione, tra atleti di tutte le categorie, istruttori e dirigenti, attivi e impegnati a sudare, a far sudare o a far quadrare i bilanci. Ma in ogni caso appassionatamente coinvolti a vivere momenti belli (quasi sempre) ricchi di umanità, di occasioni di educazione, di crescita personale e di salutare serenità.

     E di punto in bianco, fischio dell’arbitro statale che sospende qualunque attività e manda tutti negli spogliatoi fino a nuovo ordine. Solo chi è addentro può capire la ripercussione fisica e psicologica di un interruzione così brusca di bioritmi sensibili a programmi di allenamento regolari: prima di tutto  per gli atleti professionisti certo, ma non va sottovalutato l’impatto di un arresto così improvviso anche sul numeroso popolo della Associazioni Sportive Dilettantistiche o su chi ha comunque la bella abitudine della corsa mattutina o serale. E neppure vanno dimenticati quanti (e non sono pochi) seguono lo sport dal divano, in veste di spettatori degli eventi mondiali trasmessi ad ogni ora del giorno e della notte dalle numerose reti: siano esse generaliste o di settore, i loro palinsesti presentano intrattenimento sportivo con un business di cifre importanti.

     Certo, c’erano della priorità e contenere il contagio ha portato a delle scelte drastiche, tanto da premere su grandi Federazioni sportive ricchissime e potenti a cancellare i loro contratti miliardari e il CIO a rinviare l’appuntamento Olimpico atteso da tre quarti di Umanità. Se il consiglio che è inutile piangere sul latte versato ha il suo buon senso, resta che quando la storia scriverà la verità (e ci auguriamo accada presto) su quella che Washington Times ha definito “hype biggest political hoax in history (…) Covid-19 turning out to be huge hoax perpetrated by media” anche il mondo dello Sport avrà qualcosa da dire su questa bufala!

    Ma adesso bisogna pensare sia a come rimediare nel breve tempo che a mettere in circuito gli insegnamenti emersi in questi mesi di pit-stop. Dovrebbero essere serviti a cambiare le gomme, montandone di più adatte, a gonfiare i palloni, per un uso migliore, a pulire e ordinare le attrezzature, per non lasciare nulla al caso … per usare qualche metafora tra le tante. L’augurio è che l’aver rallentato abbia valso a vedere il mondo dello Sport non dal punto di vista della velocità con cui abitualmente si valuta, ma da quello dei valori che esso è chiamato a rappresentare per grandi e piccoli.
Per me ci sono tre elementi fondamentali a prendere in considerazione affinché il movimento sportivo italiano, in primis (ma che può valere anche oltre i confini nazionali), inauguri una ripresa tra novità e tradizione, lasciando quanto non è più utile e facendo spazio a originalità benefica.

     Primo. Se lo sport è primariamente un’esperienza piacevole, si troverà certamente conveniente alla credibilità delle proposte la riduzione drastica del tasso di conflittualità interna a molte Federazioni. Gioverà ripetere che nessuno Statuto e Regolamento riesce a supplire alla Virtù che anima il comportamento delle persone. Nello Sport come nella vita dovrebbe valere quanto suggerisce Nietzsche che da filosofo indica una traiettoria sincera e difficilmente non condivisibile: “Le quattro buone virtù. – Onesti verso noi stessi e verso ciò che di solito è amico; valorosi contro il nemico; generosi verso il vinto; cortesi – sempre: così ci vogliono le quattro virtù cardinali”.

     Secondo. La pratica “fisica” dello sport comporta una dimensione ludica che mai vada perduta in una vita psicologicamente sana. L’adagio antico non ha mai smarrito la sua attualità: Mens sana in corpore sano. Coltivare salute e benessere esige la responsabilità verso se stessi di introdurre piacere nelle propria quotidianità. Questo può essere fatto naturalmente in molti modi, ma certo praticare con regolarità e passione una disciplina sportiva sviluppa competenze e offre gratificazioni.
Le statistiche indicano che sono ancora molti in Italia, di gran lunga la maggioranza, coloro che hanno uno stile di vita sedentario e le motivazioni sono fondamentalmente tre: mancanza di tempo, poco o nessun interesse, pigrizia. Poiché i veri cambiamenti nella vita avvengono quando si ha uno scopo, potrà essere utile attivarsi per individuare quali stimoli siano congeniali a produrre risposte convincenti per persone molto occupate, disinteressate o senza vera motivazione. Una questione di benessere, innanzitutto, ma anche di prevenzione e, non di rado, una opportunità terapeutica. L’aspetto genuinamente competitivo può essere una buona palestra educativa a comportamenti allineati con l’intelligenza emotiva.

     Terzo. Per quanto possa essere difficile anche solo pensarlo, non si escluda a priori che i valori di un Nuovo Umanesimo Eticratico siano in grado anche di “pulire” certi ambienti sportivi dalla fama poco buona. Il business connesso con i risultati ad ogni costo e la mancanza di scrupoli nell’ottenerli non abbia a insudiciare le coscienze. Se siamo un’Umanità ancora fragile nella qualità etica delle relazioni, lo Sport inteso in senso genuino può ispirare una fratellanza senza confini che faccia evolvere gli interessi particolari in benefici universali. Anche quando praticare uno sport o essere un fan televisivo può indurre “dipendenza” e fungere da oppiaceo innocuo per allentare un disagio personale nei confronti della vita, resta che vivere le emozioni di un risultato ottenuto o esultare per il podio di un professionista porta a stati d’animo positivi. Il superamento di ogni fanatismo agonistico in atleti e supporter renderà l’esperienza sportiva un momento di alto significato umano e sociale.

    Malgrado siano passati tanti anni e forse non sia più così condiviso il principio del Barone de Coubertin che voleva che “quel che contasse alle Olimpiadi non fosse vincere, ma partecipare” resta però a parer mio ancora solida una verità di fondo: “Per ogni persona lo Sport è una possibile fonte di miglioramento interiore”.
In un modo ancora molto fondato sul potere esterno (e in questi mesi lo abbiamo visto) parlare di miglioramento interiore è un invito che va molto oltre l’ambito strettamente sportivo per interrogare le coscienze sul desiderio di perseguire efficienza fisica e un’efficacia mentale, per esprimere se stessi in momenti armoniosi di piacevoli emozioni. Questo potrebbe essere per tutti lo Sport per la Vittoria, che ha per premio le Virtù di cui parlava il Filosofo: Onestà, Valore, Generosità, Cortesia.

 

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