Le celesti praterie di Manitù
Le celesti praterie di Manitù

Le celesti praterie di Manitù

      Ares amava i prati. Gli piaceva entrare e anche correre. Nell’erba si sentiva bene, anche quando erano solo fazzoletti di terra.

      Ora Ares ha a disposizione per le sue corse le celesti praterie di Manitù.

      Adesso è con il Grande Spirito. Quello che gli indiani d’America chiamavano Gitchi Manitou. Colui che insegna come vivere, lavorare, dove andare e cosa mangiare. Egli è vicino perché da Lui proviene tutto ciò che c’è. Il suo paradiso è fatto di celesti e immense praterie. Dove tutto è bellezza e libertà.

      Corri, Ares! Negli spazi infiniti senza tempo. Goditi gli eterni giorni di gioia con il Grande Spirito. Nulla ti manca, perché sei dove tutto è vita.

Ho pianto mentre scendeva la sera nei suoi occhi. Ho pianto mentre perdeva di forza l’ultimo abbraccio. Un distacco, una partenza. Nessuna parola è capace di spiegare quel che nel silenzio si è consumato nei cuori.

Aveva intuito giusto il poeta.  Che profonde queste considerazioni di Tagore!

“Spesso mi chiedo ove siano nascosti
i confini del riconoscimento
fra l’uomo e la bestia, il cui cuore
non ha il dono della parola.
In quale paradiso primevo,
in un remoto mattino di creazione,
correva il semplice sentiero
che legava i loro cuori?
Le tracce dei loro passi
non sono mai state cancellate,
sebbene la loro parentela
sia da molto tempo scordata.
Ma all’improvviso l’oscura memoria
si desta in una musica senza parole,
e la bestia guarda in viso l’uomo
con una tenera fiducia,
e l’uomo la guarda negli occhi
con divertito affetto.
Sembra quasi che i due amici
s’incontrino mascherati,
e attraverso il travestimento
vagamente si riconoscano”.

       Cosa sia accaduto in quelle due ore ancora mi sfugge nella sua portata profonda.

       Ma forse non importa capire. Ares e io ci siamo riconosciuti e questo basta.

       Ho imparato che il segreto della vita non è stare dalla parte della conoscenza, ma del mistero.

      In quelle due ore con lui ho avuto il regalo più bello che si possa ricevere.

      L’emozione di intuire che la vita mi guardava e mi tendeva le braccia.

      Ares ha chiuso gli occhi a questo mondo e adesso è nelle braccia del Wakan Tanka, quello Spirito che è Grande perché nel silenzio del suo abbraccio è creatore di unione. Dell’emozione divina dell’incontro.

     Morendo, il mio cane Ares ha generato attorno a sé  un momento indimenticabile di grande spiritualità. Una fine. Un inizio.

     Praterie d’amore.

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