“Il sonno della ragione genera mostri”! Chi ha presente quell’incisione di Francisco Goya può comprendere cosa intendo. E come sia tristemente pertinente al momento che stiamo vivendo.

     Potrebbe essere sbrigativo rassegnarsi all’incomprensione e subire supinamente: la posta in gioco è la vita. Accontentarsi di esistere narcotizzando lo smarrimento con quanta distrazione si può è naturalmente una scelta: d’altro canto, fa tristezza ammetterlo, chi in questi anni si è assopito spesso davanti al televisore ha al momento poche alternative all’impreparazione in cui si trova. Una potrebbe essere quella di cominciare a staccare la spina mediatica e mettersi a leggere qualche buon libro. Chi in questi anni si è sottratto all’occhio ipnotico delle schermo domestico ha oggi invece qualche chance in più di cavarsela. E non che sfuggire al potere di Sauron sia cosa agile anche per quanti si sono tenuti con la giusta precauzione lontani da etere, cavi e satelliti! No, dal tubo catodico allo schermo al plasma, i maghi della comunicazione ipnotica hanno investito astutamente: adesso ti abitano in casa e tu sei un prodotto del loro fetido e perfido business.

     Sorrido amaramente alla nostra ingenuità: pensavamo che fosse una cosa buona avere in casa un televisore. Quasi come quel contadino di cui si narra nella famosa favola di Esopo: Un vecchio contadino durante la stagione dell’inverno, avendo trovato una serpe intirizzita dal freddo e avendone avuto compassione, la prese e se la mise in seno. Quella poi, riscaldandosi e riprendendo la propria natura, ferì il benefattore e lo uccise.

     Allora lui morendo disse: “Ho quello che mi merito, poiché ho avuto compassione di quella malvagia“. Forse la televisione non è nata malvagia, ma lo è diventata presto in mano ad affaristi manipolatori: ci siamo fatti intenerire dai bei film commoventi, da storie entusiasmanti, da momenti toccanti che ci intorbidivano mente e cuore. E siamo stati morsi. Qualcuno si è comunque salvato, molti purtroppo no.

     Quando da nonno mi troverò a raccontare ai miei nipoti cos’era la pandemia e quel fantomatico virus inoculato nel cervello di miliardi di persone mi troverò in grande imbarazzo: trovare le parole adatte a far comprendere a dei bambini cosa i Pochi si erano messi in mente di fare ai Tanti sarà una bella faccenda. Sarebbe più semplice se si trattasse di raccontare una Guerra dato che l’umanità ne ha conosciute tante e si sa, almeno per vago intuito, di quali disastri e carneficine si parla. Qui non si tratta di un conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati né vi è lotta fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi: neppure è visibile quella forma estrema e cruenta fatta di armi e di bombe.

     Come spiegare invece una Pandemia? Serve evocare la sua matrice greca che indica qualcosa che riguarda “tutto il popolo”? Ma cosa ha riguardato “tutto il popolo”? La sua spaesata stupidità. Mi fa male al cuore scriverlo. Mi addolora anche solo averlo pensato. Per un democratico convinto che la sovranità risiede nel popolo è di un disagio amaro e terribile dover ammettere che il Sovrano (diciamo, per rispetto e con un metaforico distinguo, quasi esclusivamente la sua parte emotiva) è stato ipnotizzato. Non vede la realtà nella quale è immerso ma soltanto il film che gli somministra la quotidiana dose di percezione manipolata indotta televisivamente.

     Per quel che sto osservando, il Popolo italiano è ormai diviso in due grandi parti: la prima, e di gran lunga la numericamente maggioritaria, è data dai milioni di cittadini che si nutrono di televisione, dell’informazione da questa emotivamente bene gestita e dalla martellante pubblicità proposta con psicologica professionalità. La seconda invece continua a privilegiare il primato della razionalità e ragiona, o quando meno si sforza di farlo, leggendo dentro i fatti e l’esperienza: questo processo interpretativo si chiama appunto intelligenza.

     Ma il fronte di questa seconda parte è a sua volta ben nettamente distinto in due gruppi: diversissimi i protagonisti e la visione del mondo a cui essi si inspirano. Nel primo gruppo troviamo i lucidi promotori della Pandemia e che possiamo identificare nei Pochi che da essa traggono interessi, di varia entità e natura, ma pur sempre polarizzati attorno all’esercizio di un dominio oligarchico a forte impronta perversamente monetaria. Nel secondo ci sono gli analisti, anch’essi ben lucidi, che hanno scorto e continuano a evidenziare le numerose e gravissime incongruenze connesse con la sedicente Pandemia: questi osservatori non hanno taciuto le efferate violazioni dei diritti umani né si intimoriscono davanti alle disonestà intellettuali che tanto danno hanno creato al Paese.

     Sono da più di un anno ormai, tra i primi con pochissimi altri, a vedere quanto il sonno della ragione stesse generando nuovi mostri: scrivo ripetutamente la mia interpretazione degli eventi e si può trovare tutto raccolto nelle 335 pagine del mio libro!

    Aggiungo oggi tre considerazioni:

    PRIMA. Quel che è accaduto e sta accadendo è un evento antropo-logico, ben prima che medico, economico, giuridico e sociale. Vedere solo questi aspetti può essere alla lunga fuorviante e lo sta diventando. Perché si cercheranno soluzioni mediche, economiche, giuridiche e politiche asfittiche prima di svilupparsi essendo povere dei pilastri antropo-logici a cui esse devono far riferimento: come ho già scritto il rischio di questo approccio è, ancora una volta, che il rimedio sia peggiore del male.

    SECONDA. Va rotto il meccanismo di generazione di masse acefale ottenuta con l’ipnosi televisiva. A par mio, vi è un solo strumento efficace in grado di soppiantare la paresi encefalica prodotta da intrattenimento televisivo: un grande scopo nella vita. Dotarsi di una grande causa alla quale dedicarsi con creatività e passione ha la possibilità di far emergere dall’apatia esistenziale alla quale gran parte dei programmi televisivi inducono. Un grande sogno volto al bene dell’Umanità rende consapevoli di essere dotati del più potente di tutti gli strumenti: la forza del pensiero. E della fiducia nel pensare il Bene.

    TERZA. Iniziare un processo di aggregazione modificando l’approccio competitivo con quello proattivo, ovvero non accentuando lo scontro ma superandolo compostamente con il potere delle idee. Una prima grande e rivoluzionaria idea è considerare la “Politica come la scienza architettonica in sommo grado che ha quale finalità la felicità di tutti i cittadini”. Aggregare avvenga sotto la bandiera dell’essere prima che del fare, altrimenti si ricadrà nell’illusione che basti agire pur mantenendo qualche sonnolenza della ragione. Pericolosa. Tragica, come stiamo vedendo.

    Quante cose si imparerebbero se invece di parlare tanto si leggesse e si ascoltasse chi teneva ben sveglia la ragione: “Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro cuore, fatevi regnare l’ordine, l’armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle anime che vi assomigliano e passate all’azione” (Platone).

    Aggreghiamoci così!

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