Santi e defunti: oltre la commemorazione, noi.

Il mese di novembre viene considerato un mese triste a causa della commemorazione dei defunti. Un momento invece di cosapevolezza di sé, delle proprie scelte nei confronti della vita. Superare l’atteggiamento commemorativo ed aprirsi al gusto della propria santità.
A partire dal retaggio di tristezza di cui è caricato novembre, i giorni di celebrazione dei santi e di commemorazione dei defunti sono un motivo di crescita nella consapevolezza di sé. Sono giorni di scoperta della novità e di nuove emozioni. Come quella di passeggiare per un cimitero in un mattino di sole e vedere solo armonia e unità. Parlare di memoria e ricordi sorridendo al giorno nuovo salutandolo con l’amore nel cuore. E vedere ogni cosa parlarci di noi. Parlarci della nostra santità. Adesso.

Vuoi provare una gioia permanente? Ammirati e sorprenditi.

La gioia è un’emozione che tutti hanno prevato almento una volta. Vine scatenata salla sorpresa. Si possono cercare i motivi in fattori esterni e materiale. La la sorpresa continua è dentro di noi. Sei tu. Alza mo i calici e brindiamo: La Gioia è dentro di noi. Ci abita.
Ha solo bisogno di sorpresa. Le puoi trovare fuori, ma la più bella è dentro di te. Sei tu.

Piacere, sono l’Essenziale! Piacere mio. Piacere immenso.

Riflessioni sul principio: Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
Il segreto svelato dalla volpe al piccolo principe apre le porte alla conoscenza profonda del mondo spirituale. L’essenziale è invisibile agli occhi e lo si vede bene solo con il cuore. La Via e il suo mistero si offorno. La vera comunicazione avviene tramite i sentimenti e conduce all’Unità.

Compi un miracolo! Con un bacio.

Il bacio compie il miracolo per eccellenza. Quello di avvicinare, unire, convergere. Creare circolarità di vita. Comunicarla. Nell’emozione di donare e ricevere affetto e amore. Cosa dici? Non val la pena di baciare il più possibile? Persone, animali e piante. Baciare la vita!
Pensa ai baci che dai. E a quelli che ricevi! Labbra che sfiorano la pelle, la accarezzano, la bagnano. Grandiosa metafora dell’unione, della vicinanza, dell’accoglienza. Espressione alta e intensa dell’incontro, del desiderio di comunicare. Tra uomini e donne. Con la vita tutta.

Chi siamo? Figli amati dell’Abbondanza.

Sì, questa per me diventa ormai ogni giorno di più la molla di ogni crescita personale. Si cresce nell’Universo del Tutto. E scopri presto che c’è abbondanza per tutti!
Un uomo che la legge di attrazione la conosceva e la studiava già un secolo fa, Robert Collier, scrisse che “l’essenza di questa legge è che devi pensare all’abbondanza, vedere l’abbondanza, sentire l’abbondanza, credere nell’abbondanza’.
Che dirti? Ero rimasto molto colpito da quelle parole, ma restavo perplesso. La soluzione alla mia incertezza la trovai decidendomi a guardare. Finalmente ad aprire gli occhi.
Uno spettacolo mozzafiato!

Ho visto che siamo avvolti nell’abbondanza. Il mondo dentro e fuori di noi è straripante abbondanza. E ieri come oggi, ovunque guardi fuori di me passo di meraviglia in meraviglia per l’abbondanza di cui è intrisa la natura. Guardo un albero e resto impressionato da quante possano essere le sue foglie, addirittura milioni su una sola pianta.
E in un bosco, si contano forse le piante ? Accarezzi il tuo gatto e la mano scivola sull’infinità di peli che lo coprono. Sai contare le piume di un piccolo passero?
Pensa solo a quanti granelli di sabbia sulla spiaggia stanno nello spazio della tua ombra. E i sassi, qualcuno saprebbe contare anche quelli di un solo fiume ? Guarda la pioggia che cade e prova a contare le gocce. Vuoi pensare a quanta acqua c’è in un solo mare? A quanti fili d’erba e fiori in un solo prato?
Alza gli occhi al sole: quante sono le sue fiamme ? E nelle altre stelle? E quanti sono i corpi celesti ? E ancora più misteriosamente affascinante, quanto abbondante è il vuoto dell’universo? Vertigine, sì. Ma che bello sapere e sentirsi figli dell’abbondanza!
Meraviglia, infinita meraviglia per l’abbondanza di ogni cosa nella natura che mi circonda. E una produzione continua non cessa di alimentare un’abbondanza perfino sfacciata nella sua imponenza. Nessuna economia, nessun risparmio, nessun calcolo. Prodigalità offerta e donata senza misura. C’è qualcosa che si può contare con esattezza in natura? Ogni conteggio che si avvicina al vero è pur sempre ipotetico e deduttivo. Di ogni cosa c’è tanto, in quantità e qualità.

Se poi guardo dentro di me, la scienza mi dice che sono 100 bilioni di cellule che si rinnovano continuamente. E se passo in rassegna tutti gli organi quale capolavoro di quantità essi sono. Solo l’occhio, quante immagini cattura in un giorno? Se penso al cervello con più di 10 miliardi di neuroni sento la sua potenza!
Una macchina che fabbrica abbondanza senza fine, che esamina 400 miliardi di informazioni al secondo. Posso contare i processi biochimici che avvengono in me ad ogni istante? E i pensieri che attraversano ognuno di noi? E dentro e fuori di noi le onde e le loro frequenze, le molecole, gli atomi di cui è costituito il paradiso nel quale siamo? Vertigine, dicevo. Vertigine di abbondanza in un cosmo grande e in uno piccolo: se ingrandisco vedo molteplicità smisurata, se rimpicciolisco non esaurisco
di trovare cose. E tutto ha una parola: materia. E questa materia è energia in perenne trasformazione.

Quando divenni consapevole di vivere in un universo che ha come unità di misura l’abbondanza, mi sentivo imbarazzato all’idea di essermi a lungo preoccupato che mi mancasse qualcosa. Ero stato per anni a pensare a quel che mi mancava, cieco a non vedere e sentire il palpitare dell’abbondanza dentro e fuori di me. Mi domandavo per chi potesse essere tutta questa ricchezza se non per l’uomo, se non per noi, per ciascuno di noi, per tutti noi. Per chi la materia dalle infinite manifestazioni in illimitata quantità se non per chi la può apprezzare e godere in tutte le sue forme?

Questa abbondanza è per tutti: non manca niente a nessuno degli abitanti di questo universo di pienezza. E perché allora continuavo a dire che avevo pochi soldi, poco lavoro, pochi clienti, poco tempo, poca salute, poco spazio?
Se l’abbondanza è un’evidenza, il poco doveva dipendere da me. E com’è che io mi tenevo nel poco, pur essendo una creatura del tanto e del tutto?
Per abitudine. Semplicemente per abitudine.

Il bello delle abitudini è che si possono cambiare. Per fortuna. Mi dissi allora che se cominciavo a vedere in ogni cosa l’abbondanza, a pensare all’abbondanza, mi sarei abituato alla grandezza, allontanandomi sempre di più dalla prigione del poco. Dipendeva tutto da me. Fu illuminante poi colorare di abbondanza ogni cosa: e che gioia e conforto capire che quindi c’è profusione anche di opportunità, di soluzioni, di invenzioni. E che tutti possono attingere all’abbondanza perché ciascuno l’ha già dentro di sé.
C’è abbondanza per tutti, perché ognuno è figlio dell’abbondanza, perché è fatto a immagine e somiglianza dell’Abbondanza suprema, perché vive di abbondanza e perché può realizzarsi pienamente solo come creatore di abbondanza per sé e per gli altri. Il contrario dell’abbondanza è il limite. Nel limite stiamo male, perché siamo fatti per l’abbondanza.
In verità, non scoprivo niente di nuovo. L’abbondanza era sempre stata lì. E uomini e donne acuti e saggi ne avevano già scritto da tempo. Ma adesso era diventata anche una delle mie verità.

A volte mi raffiguravo un ruscello di montagna con acqua fresca che scende tra i sassi e una fila di persone, composta dall’intera umanità, che si avvicendavano a bere la sua acqua. Bevendo a sazietà, uno dopo l’altro, sette miliardi di assetati avrebbero trovato acqua in abbondanza e l’ultimo che avesse bevuto non avrebbe avuto meno di chi aveva iniziato per primo. Dopo sette miliardi di sorsi il ruscello sarebbe rimasto lo stesso.
Straordinario, non trovi? Mondo affascinante e meraviglioso di amata abbondanza. Per tutti. Incluso te!