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Credi che sarà felice quest’Anno Nuovo?
Nel periodo di Natale e dopo il capodanno si vivono momenti unici nell’anno. Perché le persone hanno qualcosa che non hanno in altri momenti. O forse sì, ma nei giorni della luce nuova e del nuovo gennaio si esprime di più e meglio lo stato d’animo della speranza. Sentimento umano che accomuna nella fiducia che tutto andrà meglio.
E si assistono a siparietti inediti e simpatici tra le bancarelle o si rivivono scene lette in qualche libro molti anni prima. Comunque sia, è istruttivo per ogni mente aperta ascoltare le persone che comunicano le loro speranze. Le speranze racchiuse nel loro cuore, fatte di parole che portano a riflessione. Parole attraversate spesso dal desiderio di un po’ calore nel gelo di pensieri infreddoliti dalla sfiducia.
Su un banchetto fatto di cavalletti e assi ricoperte di un panno rosso vivo, erano disposti attraversati ad arte da strenne dorate decine di calendari di ogni dimensione e prezzo. Un signore già brizzolato con cappello e sciarpa e dalla voce squillante richiamava l’attenzione dei passanti:
“Calendari, calendari per il nuovo anno. Lunari e calendari nuovi”. Mi sono ricordato di un dialogo avvenuto in circostanze simili parecchi anni fa tra un venditore e un passante. Accadde più o meno questo:
Vend. : Non ha bisogno, signore, di un calendario?
Pass. : Sono i calendari per l’anno nuovo?
Vend. : Sì, signore.
Pass. : Lei crede che sarà felice quest’anno nuovo?
Vend. : O, caro signore, sì, certo.
Pass. : Come quest’anno passato?
Vend. : Di più. Molto di più.
Pass. : Come quello prima allora?
Vend. : Di più anche di quello, certamente.
Pass. : Ma come qual altro? Non le piacerebbe che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi ultimi?
Vend. : Per la carità, non ne parliamo neppure. Non vorrei proprio.
Pass. : Posso chiederle quanti anni nuovi sono passati da quando vende calendari?
Vend.: Non saprei dirle di preciso, ma penso che saranno più o meno vent’anni.
Pass. : A quale di questi vent’anni vorrebbe che somigliasse l’anno venturo?
Vend. : Io? Non saprei.
Pass. : Non si ricorda di nessun anno in particolare, che le sembri essere stato felice?
Vend. : Se vuole che sia sincero, no.
Pass. : Eppure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Vend. : Ah, beh sì, questo si sa.
Pass. : Voglio farle una domanda: non tornerebbe lei a vivere questi ultimi vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando tutto dalla nascita?
Vend. : Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse farlo.
Pass. : Ma anche se avesse a rifare la vita che ha fatto, né più né meno con tutti i piaceri e i dispiaceri che ha avuto?
Vend. : No, no, questo non lo vorrei proprio.
Pass. : Non capisco. E che altra vita vorrebbe rifare allora? La vita che ho fatta io o quella di un ricco o di chi altro? O non crede che sia io che un ricco e chiunque altro risponderebbe proprio come lei? E che nessuno vorrebbe tornare indietro a fare la stessa vita che ha fatto?
Vend. : Lo credo proprio.
Pass. : Neanche lei tornerebbe indietro a questa condizione, non potendo naturalmente fare in altro modo?
Vend. : No, caro signore. No davvero, non tornerei proprio indietro.
Pass. : Ma allora che vita vorrebbe lei?
Vend. Vorrei una vita così come Dio me la mandasse, senza altre condizioni.
Pass. : Dunque una vita a caso, senza sapere niente in anticipo, così come non si sa niente dell’anno nuovo?
Vend. : Appunto.
Pass. : E quel che vorrei anch’io se potessi rivivere. E così tutti.
Però da questo capisco che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno ritiene che fino ad ora sia stato più o di maggior peso il male che gli è toccato che il bene: con la condizione di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.
Quella vita che diciamo essere una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce. Non la vita passata, ma quella futura.
Ma con il nuovo anno, il caso incomincerà a trattar bene lei e me e tutti gli altri, e comincerà per tutti una vita felice. Non è vero?
Vend. : Speriamo.
Pass. : Allora mi mostri il calendario più bello che ha.
Vend. : Eccolo, caro signore. Questo costa settanta euro.
Pass. : Ecco a lei i settanta euro.
Vend. : Grazie infinite e a rivederla. Calendari, calendari nuovi. Calendari per il Nuovo Anno.
Avrai riconosciuto qui, pur con qualche adattamento, quel racconto di Giacomo Leopardi che abbiamo letto da ragazzi a scuola. Forse allora pensavamo che fosse un’altra pagina di un pessimismo che ci piaceva poco. Oggi possiamo vederci qualche insegnamento utile alla nostra crescita. Alla crescita della nostra consapevolezza riguardo alla Vita.
Due uomini e un calendario. Un nuovo anno. Domande. Tu risponderesti allo stesso modo?
Domande sulla vita. E come sempre un vortice di emozioni tra passato e futuro. Tra quel che non si vuole più e quel che si spera. Tra una storia da non ripetere e un nuovo scenario di felicità sperata. Illusione? Dipende da te. Tutto dipende da te. Davanti a questo dialogo dovrai fare le tue scelte.
Io mi sono posto tre serie di domande… pratiche. Le pongo a te, fiducioso che possano esserti di aiuto.
1. Cosa credi del tuo passato? Pensi che non sia stata bella la tua vita fino ad ora? Più male che bene? In ogni caso da non rivivere? Le risposte che darai saranno importanti per la tua crescita. La rabbia ti frenerà, il perdono ti porterà in alto. In ogni caso, sappi che è stata la TUA vita. Ringrazia tutti gli anni che hai vissuto. Amali per quel che ti hanno dato.
2. Cosa ti aspetti dal futuro? Continui ad avere la speranza vaga e confusa che le cose andranno meglio? Stesso film degli anni precedenti a raccontarti illusioni? Ricorda che crescerai se il futuro non sarà la riedizione camuffata del già accaduto e sceglierai l’assunzione della responsabilità sui tuoi atteggiamenti mentali, adesso. Sii consapevole che il futuro non esiste. Comunque non ancora. Scegli il presente.
3. Da dove pensi di cominciare? Da dove vuoi far iniziare il nuovo corso della tua vita? Hai una pluralità di scelte naturalmente, ma scegliere quella prioritaria ti renderà più agevole l’avvio. E il seguito del cammino. Perché non cominci da te? Riparti da te: mi pare una buona idea.
E per il calendario puoi spendere quanto vuoi. Uno bello fa effetto.
Io ne ho scelto uno con un giorno solo.
Mi piace ricordarmi che esiste solo il Presente.
Un abbraccio.
Ama, e fai quello che vuoi. Sempre.
Dicevamo della sinfonia del successo. Capire, ascoltare. Sì, davvero due verbi fondamentali per l’eccellenza. Quella dello spirito, innanzitutto. Perché è da lì che viene ogni avere. E da lì la gioia di godere poi di ogni avere, secondo l’importanza che ciascuno gli attribuisce.
E mentre questa sinfonia si compone, la vedo ampliarsi. La vedo espandersi in una melodia inaspettata. E inaspettatamente piacevole e utile a tanti lettori. Un amico mi ha consigliato di farne un e-book dove suonare a piacimento ogni nota che riguardi il successo: sarà un aiuto per le persone a comprenderne il più possibile la natura e il significato.
Farò così. Sarà possibile in tal modo scrivere del successo con un’estensione e una ricchezza di dettagli che negli articoli non è possibile fare. Descriverò e approfondirò gli altri otto verbi di questa sinfonia. Pentagramma e penna, allora. E via ad esplorare suoni e ritmi. Lo scopo è che tutti possano cantare e ballare la propria storia con gli occhi umidi di emozione.
E a proposito di occhi che brillano, sai quella canzone che dice “Io non so parlar d’amore… L’emozione non ha voce…
Ecco, quella. Ti coinvolge, vero? Succede anche a te? Ti pervade di bellissime sensazioni difficili da comunicare a parole.
Mi piace da matti quella canzone e mi ha fatto nascere l’idea che invece tutti dobbiamo saper parlare d’amore. E dare voce alle nostre emozioni. Perché parlare d’amore è bello.
E pensa che mi avevano detto che l’amore è solo un bel sentimento e basta.
Mi avevano detto che sì certo l’amore è una gran cosa, ma la vita è lotta dura dove vincono solo i cattivi.
E sai, mi avevano detto anche che l’amore serve a poco perché non è pratico.
Sai cosa ti dico? Si sbagliavano.
Sì che si sbagliavano perché l’amore è una potenza. Tanto potente che il grande sant’Agostino poté dire niente meno che “Ama, e fai quello che vuoi”. Fin da ragazzo sono rimasto affascinato da questo paradosso. L’ho sempre sentito vero. Ho pensato che non sarei morto senza che avesse riguardato anche me.
Me e tutti coloro che non si accontentano dell’amore come di un sentimento un po’ sdolcinato, materno o adolescenziale, certo carino, ma fuori dalla realtà. No, l’amore di cui innamorarsi che spalanca le porte alla volontà di ogni cosa bella è qualcosa di più. Sì, perché stiamo parlando dell’Amor che move il sol e l’altre stelle! Per dirla con Dante, che aveva sì vagato per la selva oscura lontano dalla pienezza della vita, ma indicò pure una strada sulla quale brilla la luce eterna dell’Amore.
Com’è toccante questa possibilità di dare espansione alla felicità della volontà attraverso l’amore! C’è qualcosa che si desidera di più del poter dar corpo al proprio desiderio di vita? No, sicuro. Ma ci siamo sempre scontrati contro la porta chiusa della paura. Desiderio e frustrazione a rincorrersi negli anni, abbagliati dalla credenza che “l’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re”. Già, non cresce, perché è già talmente altra, rigogliosa e bella che ce né per tutti. E per sempre. Perché nessuno ci aveva mai detto che c’è abbondanza per tutti. Inclusi anche te e me.
Più volte ho desiderato che Ama, e fai quello che vuoi diventasse qualcosa di più di un motto affascinante e magnetico. Che diventasse una guida. Sì, proprio un libro-guida verso il compimento di sé nell’amore. E che l’amore facesse saltare il chiavistello alla porta della paura per lasciare entrare tutti quanti lo volessero nel giardino della libertà.
Per dirla con l’indimenticabile De André, sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso! E il mio sogno era di scrivere un guida che parlasse dell’amore.
Sì dell’amore come forza. Come Energia universale. Ma mi stava a cuore che si potesse parlare dell’Amore come soluzione. Come la Soluzione.
Da quando frequento il web vedo è ricchissimo di ogni informazione… Tante notizie sono davvero eccellenti. Internet ti dà tanto, sicuro. Ma gli mancava ancora qualcosa. Qualcosa di diverso. Qualcosa di unico. Originale.
Mi ci è voluto del tempo, ma poi ho visto che mancava nel web una guida sull’Amore!
C’era bisogno di qualcosa che alzasse la bandiera di “Ama, e fai quello che vuoi”. Il bisogno di leggere qualcosa che aprisse una porta fino ad ora insospettata. Qualcosa che spiegasse come e perché seminando amore raccogli quel che desideri più di ogni altra cosa: fare quello che vuoi!
Una parola forte e autorevole come l’invito deciso Ama, e fai quello che vuoi doveva essere il nuovo ed originale grande percorso nel web. Una gran quantità di informazioni sull’Amore come mai si era visto in internet. E alla quantità doveva essere naturalmente abbinata qualità e praticità.
Vedevo riflettersi nei miei occhi un avvolgente abbraccio amoroso e finalmente sentire emozioni a cascata. E capire finalmente perché ogni strada che porta al vero successo parte dall’Amore. Capire finalmente in che modo l’amore per se stessi diventa la prima soluzione ai propri problemi (proprio tutti).
Volevo scorrere pagine che mi appagassero nel mio desiderio di vivere a lungo. Volevo conoscere il punto di vista dell’Amore a questo riguardo. Sì, avere una prospettiva su come fare dell’amore l’elisir di lunga vita e come plasmare oggi la tua eternità.
E poi ancora sapere come far entrare con l’amore il piacere nella propria vita. In fondo, comprendere come il tuffo nella propria felicità è facile: è questione di farlo e basta.
Quasi non credevo ai miei occhi! Il vessillo è alzato: “Ama, e fai quello che vuoi” è una bandiera che sventola da oggi per tutti coloro che hanno un sogno e che vedono la libertà donata dall’amore. È iniziato il New Deal del web! Sì, un nuovo grande corso. Quello dell’Amore come Soluzione. Nessuno ci aveva pensato prima. È un giorno di grande festa.
“Ama, e fai quello che vuoi” adesso è un libro. Una guida. E per tanti è già una soluzione efficace. Fuochi d’artificio allora per la celebrazione dell’Amore. Avere una guida è sempre una risorsa sulla strada della propria vita. Si può credere o meno ai miracoli. Si può scegliere a cosa credere. Si può decidere di seminare amore… E fare poi quello che si vuole.
Si può fare, si può fare… si può amare e godere del nuovo corso della propria vita.
Si può fare, si può fare… si può amare e credere che cambiare è bello.
Si può fare, si può fare... si può amare e perdonare, si può crescere e volare.
Sì! Ama, e fai quello che vuoi.
Da oggi sai qualcosa di più sull’Amore.
Semplicemente.
Eccola qui. Per te.
Santi e defunti: oltre la commemorazione, noi.
Santi e Defunti! A braccetto nell’inaugurazione di un nuovo mese. Nel paesaggio autunnale di pioggia e di foglie a terra l’ombra della tristezza sembra cadere su questo mese dei crisantemi. Malinconie e nostalgie con i loro frutti amari. Ce lo portiamo dietro da tempo questo retaggio di cupezza, come un mantello che avvolge, scuro e avaro di infelicità.
Come invece non notare che novembre è un mese di colori unici, di tonalità infinite di verde, di sfumature inimitabili di giallo? Per non dire del rosso delle viti. Ne guardavo estasiato un filare e mi domandavo perché un mese dovesse essere… triste. Gli uomini possono essere tristi, i mesi sono solo proiezioni dei sentimenti di chi li vive. Un retaggio, come tanti. Un torto da perdonare tra i tanti altri inflitti alla gioia di vivere.
Ma un mese che inizia con la solennità di Ognissanti e prosegue con la visita ai cimiteri porta il peso della commemorazione. E, come dice la parola, della preghiera, della memoria, del passato. Non so se questo comporti una crescita nella consapevolezza della nostra presenza nel mondo. Forse sì, ma di cosa ci porta a coscienza? Che siamo polvere e in polvere ritorneremo? Che siamo nati per soffrire? Che in questa valle di lacrime siamo di passaggio verso un eden di felicità futura? Non si dimentichi di aggiungere però che si tratta di una beatitudine raggiungibile solo con la condizionale.
Capisco la storia com’è andata , comprendo meno la sopravvivenza di tradizioni che non rendono allegri. Se il calendario liturgico avesse invitato a celebrare i Santi a maggio e a commemorare i defunti a fine luglio, novembre sarebbe stato probabilmente un mese radioso, tanto luminoso e festante che nessuna foglia a terra o nebbia invadente avrebbe finto di dettare legge agli umori degli umani.
Ma la regola degli occhi è nota e Anaïs Nin ce l’ha ricordata: “Non vediamo le cose come sono, ma vediamo le cose come siamo”.
E noi siamo spesso commemorativi! Per educazione sociale e religiosa, naturalmente. Famigliare, anche. Più inclini alla commemorazione di sventure che di giorni belli, ci attardiamo con pensiero ed emozione più su fatti lontani che su momenti di magia attuali. E anche quando un evento è stata una vittoria militare, si piangono perlopiù e commemorano i morti, i caduti di una guerra conosciuta ormai solo nei libri di storia. E la sagra della tristezza novembrina potrebbe continuare.
Sono molto ignorante per dire se la moda recente di Halloween porti luce alla nostra coscienza di uomini sul mistero di chi se n’è andato e della condizione dell’oltretomba. Se si esorcizzi la paura con zucche e lumini o se con un dolcetto e uno scherzetto si renda solo vivace la serata di bambini contenti di un abbigliamento stravagante, non so. Come tante altre cose del resto ignoro di questo nostro correre nei giorni.
Santi e Defunti! Qualcuno dice di aver conosciuto una lunga fila di questi ultimi. Nessuno invece dei primi. Si capisce: la morte è empirica, la santità è riconosciuta e proclamata con criterio diverso, religioso. Della morte viene rilasciato un regolare certificato. Per l’accertamento della santità ci vogliono decenni. E nell’élite di questi titolati si entra in pochi. Già molto arrivare ad essere un beato. Quando non è un privilegio immenso il solo fatto che la propria pratica sia presa in una qualche considerazione.
Io amo novembre. Amo la sua attualità. Lo amo come mese dalla gioia colorata ed essenziale. Di quella che emoziona senza rumore. Nella libertà di scegliere chi o cosa commemorare, ciascuno può fare dei mesi che passano il tempo della memoria o quello delle scelte. Tutti noi abbiamo volti che appartengono alla memoria. Abbiamo un passato. Nelle nostre città e nei nostri paesi ci sono i cimiteri. I cipressi. I cippi. Sono attualità anche ad aprile e a settembre. L’attualità della vita è però solo dentro di noi. Emerge serena quando non si guarda più indietro.
Novembre porta questo nome, perché un tempo era il nono mese del calendario romano. Novembre è nome che indica una semplice successione. Null’altro che l’orientamento neutro di questo gruppo di trenta giorni verso la fine di un anno. A scuola ci dicevano che era il mese in cui gli alberi si spogliano completamente delle loro chiome e si preparavano al riposo invernale. Lo respiravamo del resto che era il cuore dell’autunno. Sentivamo dire dagli adulti che le giornate erano corte. Piovose. Pare evidente che continui ad essere così anche in questi giorni. Come se avesse ragione chi riteneva che non ci sia mai niente di nuovo sotto il sole.
E invece, sì. Sotto il sole ci sono novità infinite. Anche quando ostinatamente ci aggrappiamo alla ripetizione di cliché e stereotipi dei nostri giorni andati, noi siamo novità perenne. E inarrestabile. Vorrei quasi dire che siamo novità nostro malgrado. Lo siamo quale scia creativa che ci avvolge nella magia di un Universo danzante sul tempo e sulle stagioni. Eternamente giovane. Mi piace riflettere sulla bellezza del mondo a novembre. Sulla nostra bellezza, a novembre.
Come tutto nella vita, è questione di scegliere a cosa credere. A novembre mi piace credere a una bellissima possibilità.
Quella di passeggiare per un cimitero in un mattino di sole e vedere solo armonia e unità. Parlare di memoria e ricordi sorridendo al giorno nuovo, salutandolo con l’amore nel cuore. E vedere ogni cosa parlarci di noi.
Parlarci della nostra santità.
Ora.
A prescindere.
Successo: una sinfonia in 10 verbi. 2°: Ascoltare.
Ascolta, amico mio! Ascolta, amica cara!
Ascolta quel che ti è successo. Quel che è successo proprio a te. E stupisci. Non smettere di meravigliarti per quanto ti è accaduto.
Ascolta dentro lo scorrere delle emozioni che vengono da lontano. Avanzano portandoti il sorriso. Immagina i loro passi sicuri come quelli degli araldi che ti portano un annuncio. E allora tendi bene l’orecchio per essere attento ad ogni parola, ad ogni suono. Nulla possa tu perderti della notizia festosa che giunge. Un gran giorno!
Ti viene comunicato l’evento. Viene proclamato quell’esito favorevole che ti riguarda più di ogni altro. Ecco, quasi con solennità, il momento. Trombe, silenzio, lettura: “Udite, Udite”.
Ascolta, dunque. Attentamente. Sta per esserti raccontata la storia del tuo successo. Una storia grandiosa. Quella del tuo nome.
Sì, perché l’evento è che il tuo nome è stato pronunciato. C’è sempre stato, naturalmente, ed era scritto nell’infinita lista di bellezze di cui è scrigno l’Universo. Ma quel nome, il Tuo, è stato pronunciato. Come il mio e quello di ogni altro è stato… detto. Chiamato. Tu sei per sempre.
Prenditi del tempo e ascolta quel che ti è successo. Sì, con portamento da signore, con sguardo fiero e sorridente, con cuore aperto e accogliente: ascolta il tuo successo.
1. Il tuo successo è che Tu sei qui. Sei qui presente, come raggio della Presenza eterna. E come lei eterno. Perché nulla può essere fatto a chi è attraversato dalla Vita. Il tuo nome, il tuo volto, i tuoi occhi sono il tuo successo. Il cuore che palpita, la mente che pensa, le mani che agiscono sono il tuo successo.
2. Il tuo successo è che Tu sei già completo. Non sei un prodotto che manca di qualcosa e niente devi mendicare nel mondo. Siamo parte del Tutto e il meraviglioso risultato del Pensiero felice.
3. Il tuo successo è che Tu sei amato. Sì, nientemeno che dall’Amore, prima di tutto. E da chi come te è parte della sinfonia dove tutto è Bene.
4. Il tuo successo è che Tu sei in espansione. Dinamica energia che si manifesta nella sue più belle espressioni. Sei qui per celebrare il tuo compimento, per riconoscere chi sei, per accogliere ogni abbraccio che l’Universo ti dona.
5. Il tuo successo è che Tu sei. Semplicemente.
Ascolta dunque il successo che sei e abbandona ogni affanno. Non è forse stato detto: “Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate forse voi più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?“.
Il nostro successo va solo creduto. Ecco quella che mi sembra oggi un’evidenza che illumina i miei occhi. Sì, mi sembra di capire che innanzitutto il successo va ascoltato. Ascoltato come un racconto, una storia. La storia di chi siamo. La storia della nostra dignità.
Di più direi. L’ascolto del nostro cuore ci rivelerà che siamo un leggenda. Di quelle che commuovono per la ricchezza di emozioni che comunicano. Per la gioia che procura viverla e sentirla.
E tutto arriva grazie all’ascolto interiore. Dove parla l’Universo sulla frequenza del Tutto. E grazie all’ascolto con i cinque sensi, per gioire con tutti gli altri nomi pronunciati. Con le loro storie di successo. Possiamo chiamarlo il reciproco ascolto, nel quale ogni nome risuona con la sua frequenza per unirsi nella musica cosmica che tutto eleva e avvolge.
Ascoltare. Grande qualità! E l’ascolto attento ti premia con la gioia della consapevolezza. Quella del tuo successo. Già successo, appunto.
E l’insegnamento dell’ascolto è in invito semplice ed essenziale a vivere fiduciosi il presente. Da persone che il Successo l’hanno già.
Come fu scritto, non affanniamoci dunque per il domani.
Namaste,
Mauro
Preghiera? Come si può se non si stente un dio accanto?
Quando non c’erano le mail e gli sms, tra amici ci si scriveva. Carta, penna, francobollo… e giù nella buca. Se la distanza non era troppo di ostacolo ci si vedeva di tanto in tanto. Si parlava anche al telefono, ma i genitori ti dicevano di non stare molto perché era caro. Ma fino alla bolletta successiva qualche scappatoia la si trovava sempre. D’altro canto i piccioni viaggiatori non erano più in uso e i segnali di fumo in città erano diventati poco pratici. L’alfabeto morse era nel frattempo passato di moda anche nel far west.
Ma per gli amici comunicare è vitale sempre. È il bisogno della condivisione. Quella del cuore, quella che rende ognuno partecipe della vita dell’altro. Si cerca di essere un rifermento, un aiuto reciproco. Sì, anche essere una spalla su cui piangere qualche volta, un sorriso o una risata per rasserenarsi, un complice in una bevuta, in una spacconata. È amicizia anche passare insieme ore tristi su preoccupazioni e disagi. E sentire che dopo sono un po’ meno pesanti.
Senza essere Matusalemme, ho conosciuto il tempo di quando si aspettava il postino con una certa trepidazione. Era un’attesa che aveva il suo fascino, come oggi è bello vedere arrivare la mail dei tuoi amici, quelli che rispondono alla tua e quelli che ti raccontano qualcosa di loro, di quel che han fatto e di quel che pensano bello fare insieme a te. Mail che fanno anche crescere. Perché ti fanno riflettere. Perché sono un racconto. Una storia. E leggendola tu ne ritrovi un pezzo della tua.
Qualche giorno fa, trovo la mail di una cara amica. Le avevo fatto conoscere qualche pagina di Og Mandino, in particolare quel rotolo toccante che ha come ritornello “Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore”. Le erano piaciute, ma…
“Caro Mauro, belle parole…dolci come il miele e molto vicine al mio modo di concepire l’esistenza…però x quanto riguarda il far posto alla preghiera…come si può se non si sente un dio accanto??? Io non mi definisco atea completamente, ma non riesco a credere nemmeno ad un dio assoluto…credo alla forza del bene, credo nella perfezione fisica dell’universo e all’imperfezione umana che ci fa essere piccoli di fronte ad esso…. credo nella giustizia e nel potere dell’amore… Sì, come te credo fortemente nell’amore universale che unifica e ci eleva al di sopra della mediocrità…però caro Mauro non so credere in un dio, non so pregare…non sentendolo… illuminami se puoi.
La tua amica M.”.
È una responsabilità grossa illuminare qualcuno. Anche solo provarci. Soprattutto poi su aspetti in cui non si è certi di vederci bene. Per non dire di essere un poco orbi. Non sapevo bene cosa fare, cosa scrivere, cosa dire. Parlare di Dio, della fede, della preghiera! Temi più grandi di me. Però dentro sentivo di non dover rinunciare a far qualcosa. Ma – mi sono ammonito – se quello che stai per dire non è più bello del silenzio, ti conviene tacere.
Cercare di rispondere di testa, di cuore, d’istinto? Di buon senso?
Poi ho capito che le risposte migliori sono solo attesa condivisa. Insieme all’amico puoi solo condividere il momento, quel frammento di vita messo a nudo dalle sue parole. Dette a te. Le risposte alle sue domande non verranno da te. Non le hai tu. Ma possono passare attraverso il tuo sorriso. Puoi stare accanto a lui ad aspettarle.
“M. cara, grazie per la fiducia che riponi in me credendomi capace di “illuminarti”. Non farò nulla se non ricordarti che tu hai già ogni luce necessaria. Non manchi di nulla. Sei pienezza. Lo sei da sempre. Concediti l’accoglienza di te.
Mi inchino alla divinità che è in te e ti ringrazio per questo tuo dar forma di parole alla passione per l’amore. Quella unica, quella che porta il tuo nome. È molto bello tutto ciò in cui credi. Non ti manca alcun dio. Sei già preghiera nel tuo desiderio di essere amore. Sopra le cose che ti stanno attorno. Oltre.
Le ombre nei tuoi occhi sono talvolta ancora le mie. Quelle di tanti. Passano con l’emozione della Bellezza. Passano quando albeggia negli occhi la gioia dell’Oggi. Nessun rimpianto. Quel dio che ti senti mancare è solo l’ultima folata di colpa che ancora ti è rimasta addosso. Ma se ne sta andando. La fede che cerchi ha già trovato te. Quel che non senti è muto: e non avrebbe nulla da dirti. Nulla di importante. Quel che ti manca non è una perdita. La tua preghiera è ogni soffio di perdono sul mondo.
Concediti uno sguardo. Per te. Ammirati. In silenzio contempla la Presenza.
Lì c’è Dio, la fede, la preghiera.
Dentro.
Hai già tutto. In abbondanza”.
Un abbraccio. Grande.
Piacere, sono l’Essenziale! Piacere mio. Piacere immenso.
Vedere con il cuore!
Non c’è dubbio che è una prospettiva originale. Di quelle toste.
Di quelle che ti sanno proporre solo uomini e donne di grande spiritualità. Che l’essenziale lo vedono.
E più ancora, aveva detto la volpe al piccolo principe: solo con il cuore si vede bene.
Non c’è che dire, la volpe ci ha fatto uscire dai soliti schemi. E lo fa con la delicatezza che appartiene
all’amore. Quella che fa sfarfallare gli occhi dalla gioia, per intenderci.
Se poi aggiungiamo che l’essenziale è invisibile agli occhi, abbiamo qui un principio che
svela un fenomeno che possiamo chiamare di raffinata saggezza . Di quella che ti sorprende perché desta la tua attenzione in modo forte e delicato. E la premia anche nel tempo.
Deteneva davvero un gran segreto la volpe di Saint-Exupéry. E il piccolo principe lo ripeté
per non scordarlo. Tenerlo a mente aiuta proprio a formarsi una nuova abitudine. Sì, ad avere
la meravigliosa abitudine a cercare in ogni cosa l’essenziale. Meravigliosa perché fa star bene.
Non so quali emozioni ha trasmesso a te, ma sono sicuro che sono state piacevoli: io ho sentito in queste parole l’energia luminosa e avvolgente dell’autenticità. In sintonia con la Vita. L’emozione bella di quando impari qualcosa di veramente straordinario sulla comunicazione.
Cinque parole ci forniscono un percorso: sono vere scuole che ti danno voglia di vivere.
1. VEDERE. Un verbo di azione. Poderosa e sottile azione carica di fuoco. Solo apparentemente passiva: vedere è un percepire carico di voglie.
In realtà è il movimento dell’anima attraversata dal desiderio. Dalla curiosità per le cose. Dall’interesse per la propria espansione. Vedere è quello che facciamo in ogni momento: immagazziniamo immagini su immagini con voracità quasi incontrollata, da mendicanti direi. Sì, è chiaro: noi siamo il nostro sguardo. Nel nostro sguardo c’è il mistero del Tutto. Con quello comunichiamo chi siamo.
Il resto è coreografia.
2. CUORE. Capisci anche tu che qui non si parla del muscolo dentro il petto che pompa sangue. No, La volpe sa che il cuore è il centro della vita affettiva e spirituale dell’uomo. Di più, lo dice. E lo indica come organo della vista! Straordinaria metafora che fa dei sentimenti il linguaggio che più di tutto nutre ed esprime l’anima. Siamo nel luogo dove ogni conoscenza è in amplesso con l’emozione.
Nel godimento della loro armoniosa unità. Che bello sentirsi nel Centro!
3. ESSENZIALE. Credo che in soldoni, si voglia dire la sostanza. Cio che è e basta. Potremmo dire che l’essenziale è l’oggetto della comunicazione, cioè il succo di quel che si trasmette. O si è disposti a ricevere. E mentre parola e ascolto si avvicinano, il cammino verso l’unità sembra condurre giù. Giù, nel senso di dentro. Sempre più verso il Centro, al luogo e al momento in cui ogni parola si fonde nel silenzio.
L’essenziale è ciò che non si può esprimere con le parole. Perché è la Parola per eccellenza: Vita
L’Essenziale è l’Unità invisibile. Di te con me e di noi con tutti.
E di tutti con il Tutto. L’avvolgente mistero della Vita.
4. INVISIBILE. Mi viene istintivo domandarmi: “Ma dove lo trovo l’essenziale? Dova abita? Lo devo cercare?. All’inizio ho pensato che fosse la conquista di una ricerca. Anzi, il premio meritato dopo l’avventura nel mondo delle cose. Un risultato insomma, frutto di fatica e sudore. Mi ero sbagliato. La forza e la bellezza di questo segreto sono nella sua semplicità. Niente di enigmatico: tutto è così semplice, evidente. L’essenziale invisibile ti viene incontro. Lui, di persona. Come se ti venisse davanti e ti dicesse: “Piacere, sono l’Essenziale”.
Lui è la Vita Una che sempre è davanti e dentro di te. La vede bene però solo il cuore. Perché serve la stessa frequenza, quella dell’amore.
5. OCCHI. Nessun torto viene fatto loro. Sono sempre lo specchio dell’anima. Sono le splendide porte che accolgono le meraviglie. Quando si dice che non si vede bene che con il cuore, non significa che con gli occhi si vede male. Con gli occhi si vedono benissimo… le parti. Con il cuore si vede il Tutto. Si vede l’Essenziale. Si vede l’Uni-verso. Essi sanno di essere organi del visibile e al contempo la porta verso l’interiorità più spirituale. Hanno grande fiducia nel cuore. Si inchinano a lui.
Tutto è pronto per l’accoglienza. Il cuore è aperto.
L’Essenziale è già qui.
Piacere!
Namaste.
Carpe diem! Inizia a danzare.
Che buffo! Da ragazzino quando ho sentito pronunciare per la prima volta carpe diem
credevo fosse una parolaccia. Come “porco cane”, “porca miseria”. Un’imprecazione
in latino insomma. E invece è un condensato della saggezza antica. Il poeta latino Orazio ci ha
lasciato il raggio di luce che forse cercavamo da tempo. Quello da cavalcare nelle praterie dell’Universo.
Interpreto il carpe diem come una danza. In cinque movimenti.
1. Letteralmente carpe diem significa prendi il giorno, nel senso di cogli l’attimo.
Forse vivi il presente rende meglio la sua forza. Personalmente, ritengo che
la traduzione migliore sia: cogli al volo la gioia dell’oggi. Sì, mi piace così, questo primo
passo della nostra danza nel presente. Nella gioia. I tuoi primi volteggi nel presente portano subito leggerezza alla vita. Dalla fatica alla poesia. Ci si sente già meglio.
2.Ormai la danza è in corso e il successivo movimento è l’azione: prendi! Cogli! Quanta plasticità in questo verbo! Non ti pare di vedere una mano che afferra? Si tratta di un invito chiaro. Perentorio. Mi par di ricordare che è nel modo imperativo! E la persona? Non c’è dubbio: seconda persona singolare! Sì, si sta parlando di te! Sei chiamato a fare una scelta. A farla adesso.
3. Che potenza questo messaggio! Che vertigine di bellezza in questo carpe diem!
Ma c’è molto di più. Pochi infatti sanno che queste due parole sono solo l’inizio della frase memorabile. Continua così: quam minimum credula postero.
Ossia, senza riporre alcuna speranza nel domani. Ecco il terzo movimento portarci nel
Centro. Nell’unico grande centro esistente, quello dell’Oggi. Si tratta di sfiduciare il domani rendendolo inoffensivo. Inoffensivo dal punto di vista emozionale.
4. Perché cogliere il presente? Perché tanta foga a raccomandare di non pensare al domani?
Vedo una sola risposta illuminante: per il fatto che solo nell’oggi c’è la gioia. Essa è tutta racchiusa nel qui e adesso. Nel giorno che stai vivendo, metafora del Giorno senza tempo che pulsa di eternità. Gioisci adesso! Ridi adesso! Godi ora di ogni bellezza nell’attimo che ti avvolge festante. Solo Oggi c’è luce, solo nel giorno in cui i tuoi occhi sono vivi alla Vita.
5. La tua danza è diventata ormai estasi nella consapevolezza di essere qui nell’oggi
che l’Universo ha preparato per te. Anzi, vuoi sapere qualcosa che ancora forse nessuno ti ha detto?
Tu sei il Qui fatto carne. Sei Tu quel “diem” da prendere.
Sì, spalanca gli occhi sull’evidenza inattesa.
Carpe diem significa nel suo più potente significato…
Cogli te stesso come Signore del tempo.
E adesso continuiamo a danzare!
Non smettiamo mai!
Un abbraccio.
Crescita Personale? Tutto dipende da te.
Pensa, è la più semplice ed evidente di tutte le verità, eppure così poco conosciuta!
Tutto dipende da te: lo intuisci e lo senti come appello quotidiano alla tua coscienza.
Ti chiama alla tua crescita personale.
Come un lampo ti attraversa gli occhi lasciandoti il sorriso della serenità. Sei da subito nel gioco affascinante del tuo cambiamento.
La verità è un nutrimento prezioso per l’anima. La fa crescere. E ogni verità accolta porta ricchezza nella tua vita.
Ricchezza che fa della tua crescita personale null’altro che la spontanea armonia con il tuo sogno. Una ricchezza molto concreta ed efficace perché sapere che tutto dipende da te ha dei vantaggi notevoli.
Per te, come uomo o come donna in cammino verso la realizzazione piena della tua esistenza nel mondo. Mentre dai forma al tuo sogno.
Considera innanzitutto un fatto: questa verità ti riporta al centro della vita. Della tua innanzitutto. Tu hai valore al punto che non sei una conseguenza degli eventi che ti accadono, ma sei il loro artefice.
Hai pensato qualche volta di essere vittima delle circostanze? Non temere, è capitato a tutti. Oggi invece sai che di quel che ti accade sei il responsabile unico. Immagini quanto felice puoi essere? Immagini la libertà che prende dimora in te?
In secondo luogo, l’annuncio felice che tutto dipende da te è l’invito alla consapevolezza della tua grandezza, all’elevazione somma della tua dignità.
Si offre a te la vibrante emozione di sentirti il vero protagonista nella vita che vuoi per te. Che emozione sentire dentro che puoi essere ormai
tu stesso il tuo presente. Che bello percepire la voce della vita che ti chiama ad essere te stesso, nella quotidiana gioia di crescere ed espanderti.
Entra in te l’energia della passione e dell’entusiasmo.
E terzo, se questa verità la vedi nelle parole latine, ti piace ancora di più.
Tutto dipende da te in latino si diceva In te omnia sunt: letteralmente, tutte le cose sono dentro di te!
Lo vedi il miracolo di questa verità accolta? Essa ti dice che tu sei il punto di partenza di ogni cambiamento. Non cercare più fuori come un mendicante ciò che hai già dentro come un sovrano! La miseria è finita: in te c’è tutto. Tu sei il deposito vivente di ogni abbondanza.
Lo sei sempre stato, ma oggi ne divieni consapevole.
Oggi puoi cominciare ad attingere a questa abbondanza.
Puoi iniziare con il crederci.
Quando l’ho sentita dentro di me, davvero questa verità è stata un messaggio d’amore!
Ma di questo tratterò prossimamente.
Oggi ti auguro la semplice emozione dell’accoglienza. La prima, quella prioritaria.
Accogli te stesso.
Namaste.

