La fretta.

Andar di fretta. Correre.

Lo si chiamava logorio della vita moderna, oggi, con concisione anglosassone, si parla di stress. Vocabolo universale a qualificare un’era che vive in modo… accelerato.

Non una novità assoluta tuttavia, perché anche il Virgilio di Dante Alighieri aveva una certa premura: quando li piedi suoi lasciar la fretta, osservava della sua guida il poeta in viaggio nel Purgatorio.

Dunque, tutto sembra dire che la fretta ha la sua sede nei piedi. E il passo rapido di uomini e donne in molte faccende affaccendati testimonia l’urgenza di far presto.

A volte, di più.

Perché in fondo si pensa di aver poco tempo disponibile e quindi bisogna sbrigarsi. Ecco quindi la sollecitudine nel procedere accelerando il passo.

Senza per forza arrivare alla foga e alla precipitazione, è sempre comunque una questione di urgenza e quindi la rapidità del movimento dei piedi è il segnale inequivocabile di una certa premura. Cha ha naturalmente il suo prezzo.

È subito detto: la fretta altera ogni atto. Questo è il senso di quell’annotazione dantesca sulla fretta, che l’onestade ad ogn’atto dismaga. Vera arguzia da poeta capace di scovare il tarlo che scava nelle azioni compiute con rapidità eccessiva. Sentenza precisa, dunque: si tratta di un attentato alla dignità di quel che si fa. Al suo valore umano. Divino, forse.

Per un ragione in sostanza semplice. La fretta decentra dal presente, sposta l’attenzione sul poi e impedisce di gustare il piacere dell’azione stessa. Urgenza di arrivare in fondo. Di finire. Perdendosi la nobiltà dell’esecuzione.

Allora, perché non rallentare? Sarebbe puro buon senso.

L’impressione infatti è che molte persone non sappiano dove stanno andando, ma ci stanno andando di fretta.

Lettera a Papa Francesco

      Santità, è tempo di far posto al Vuoto!

      La sua elezione è stata salutata come una ventata di novità. Molto si è scritto e detto su di lei e le immagini della sua persona hanno raggiunto gli angoli del mondo.

      La scelta del nome Francesco l’ha resa popolare anche presso molti non credenti. Il suo invito alla bontà e alla tenerezza ha toccato animi sensibili e trovato attenzione anche presso uomini e donne immersi nella conflittualità del mondo odierno.

      Sì, Santità, inizi a svuotare la Chiesa!

      Il suo stile ha già creato molte aspettative. Dentro e fuori i confini cattolici c’è attesa per quanto intende fare ora.

      Sa certamente anche Lei che il Suo predecessore non sarà ricordato a lungo: anni di pontificato senza un sussulto evangelico vero, per altro segnato da un epilogo che sa di resa. Tutto passa rapidamente e di tanto nome resterà solo qualche pagina nei libri di storia.

      Santità, si faccia interprete del Vuoto divino!

      Oggi come ieri, nella chiesa cattolica continuano a ripetersi le memorie che hanno scavato secolari solchi di infelicità nelle coscienze. Le piaghe sono sempre le stesse, sempre purulente, per quanto oggi mascherate con maggior pudore. Storia vecchia, storia di divisioni sempre rinnovate. Sottili. Negate. Ignote ai più.

      Chi scrisse delle Cinque piaghe della santa chiesa intuì giusto. Fu punito per aver scritto quel che era vero ed evidente a molti. Ma se quelle parole avessero travato cuori puri ad ascoltarle oggi la chiesa che Lei è chiamato a guidare incontrerebbe ben altra stima.

      Santità, faccia il Vuoto!

      Coraggiosamente e a rischio della sua stessa incolumità, esponga la sua persona a sanare la prima e più grave piaga della chiesa, quella che sta alla base delle altre quattro. Si adoperi con tutte le sue forze a curare l’ignoranza del clero. Ad ogni livello, quello  alto e quello basso.

      Molto più che un fatto culturale, l’ignoranza di queste guide riguarda proprio la loro persona, l’ostentata pienezza di sé. Misconoscono, ahimè, la finalità della loro presenza. Ossia l’evangelica inutilità.

      Santità, molti cristiani dalla fede genuina e tanta parte di umanità le saranno  grati  per il Vuoto che saprà portare nella chiesa cattolica. Si concluda con Lei la millenaria storia di ignoranza che ha devastato le coscienze. Sia Lei a porre fine alla Chiesa della Pienezza. Alzi la sua mano benedicente a salutare il raggio di luce dell’inutilità.

     Santità, parli profeticamente del Vuoto divino. Dove tutto è puro. Dove tutto è unità.

    Con il mio augurio di ogni bene e, se posso, con il mio spirituale abbraccio.

Il responsabile? Tu.

Siamo un po’ tutti esperti di divisioni.

Questo è buono e questo è cattivo, questo è giusto e questo è sbagliato.

Divisioni ovunque!

Questo è bello e questo è brutto, questo è vero e questo è falso.

Tante divisioni con la sagra degli opposti!

Su e giù, destra e sinistra, dentro e fuori, lontano e vicino… e così via.

E di solito non sono astrazioni: no, sono giudizi sulle persone. Questa è così e questa è cosà, questa non è portata e quest’altra non ha fatto, non ha detto. O semplicemente non è come vorremmo che fosse.

Divisioni e giudizi come se sapessimo tutto. Come se sapessimo in che modo deve andare il mondo. Da saccenti maestri di vita che sentenziano sul bene e sul male.

Personalmente ritengo che ciascuno debba camminare nella direzione dell’unità, cercando di risalire quanto può a quel vuoto di giudizio che è la massima espressione del benessere e dell’intuizione del divino in noi.

Nella Dichiarazione d’Indipendenza americana, Thomas Jefferson volle questa solenne espressione: “Noi teniamo questa verità che è di per sé evidente, che tutti gli Uomini sono stati creati uguali”.

Un’uguaglianza che si infrange su una sola fondamentale divisione.

 - Da una parte ci sono coloro che ritengono che delle loro insicurezze, insoddisfazioni e malesseri sei responsabile tu.

 - E dall’altra ci sei Tu, che ritieni che delle tue insicurezze, delle tue insoddisfazioni e dei tuoi malesseri sei responsabile solo Tu.

Ricorda che tutto dipende da te.

Il resto sono parole. Talvolta tante parole.

PS: Sai della Lettera Enciclica di Papa Urano I, In te omnia sunt (Tutto dipende da te)?

No? Allora vedi qui la presentazione. 

 

 

Pulire!

Pulire. Sì. Per scelta. E non è solo una questione igienica.

Pulire è la nobile azione di è consapevole che c’è della spazzatura nella propria casa.

Nulla però che abbia a che fare con la morale o la giustizia, cose tutte create dagli uomini. No, pulire è un’attività spirituale. Ed essa matura quando diventa chiaro che le scelte che facciamo sono già fatte prima di farle. In quella parte dentro di noi che è più Noi di quanto possiamo immaginare.

Per dirla in altra maniera, è vero quel che ho sentito dire da un saggio: “Un problema non è un problema a meno che noi non diciamo che lo sia. E un problema non è il problema. Come reagiamo ad un problema è il problema“.

Quando capiamo questo, diventiamo umili e rinunciamo finalmente a capire tutto: è il momento in cui ci mettiamo all’opera per pulire la nostra casa da tutto ciò che continua a ripetersi nella nostra vita. Allora si fa giorno. Non temiamo più nulla. Neppure il peggior nemico. 

L’unica scelta sensata è ormai iniziare a comprare eternità divine vendendo ore di fango. Nessuna fatica più a forzare gli eventi, solo limpido scorrere nella pace dello spirito.


Pulire apre le porte al miracolo. Accade l’impensabile. Si realizza la vittoria delle vittorie: così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre e con Morte morta, si estinguerà il morire.

Sì, aveva intuito tutto Shakesperare. Nel suo sonetto 146 svela all’umanità la strada.

      Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti distruggi e misera sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?

      Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?

     Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciati del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,

      così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.

 

Lettera al Presidente Obama.

Le voglio bene, Sig. Presidente.

E – mi creda –  non perché ha vinto nuovamente le elezioni o per quel che ha fatto di positivo nei quattro anni del suo primo mandato. E neppure  per la straordinaria capacità di convincere il suo Paese a rinnovarle la fiducia servendosi delle nuove strategie offerte da internet.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non per il fatto che io apprezzi più il suo partito di quello dei suoi avversari e nemmeno a causa della sua politica estera condotta fino ad ora. No, nulla ha importanza di tutto questo per un sentimento come l’amore.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non a causa della sua oratoria ipnotica che seduce le masse o delle nuove promesse sull’economia e sulle tasse fatte ai cittadini della più potente nazione della Terra. Cose tutto sommato irrilevanti per un affetto sincero.

Le voglio bene, Sig. Presidente, non perché lei abbia qualcosa in più di molti suoi predecessori oppure perché si distingua da essi per qualche speciale carisma nella leadership. Diceva il grande Abraham Lincoln che “potete ingannare tutti per un po’, potete ingannare qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre“.

Le voglio bene, Sig. Presidente non per il fatto che con la sua rielezione il mondo è rassicurato dal conoscere già il suo incoraggiante motto sulla fiducia del farcela insieme. Neppure per le parole contro ogni diseguaglianza o per la certezza che il meglio deve ancora venire. E nemmeno a causa delle emozioni toccanti che sa suscitare in chi l’ascolta quando parla della sua famiglia. Nulla di tutto questo motiva il mio affetto per lei.

Le voglio bene, Sig. Obama e non gliene vorrei di più neppure se avesse lo stesso coraggio e la forza del Presidente Andrew Jackson quando affrontò i banchieri a viso aperto: “Voi siete un covo di vipere – disse. Ho intenzione di distruggervi e, per il Padreterno, vi distruggerò. Se solo la gente sapesse la stoltezza del nostro sistema monetario e bancario ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina“. Lo sa anche lei, vero, che è proprio così ancora oggi?

Sì, lei può evitare una rivoluzione. La gente comincia a sapere e Lincoln ne era sicuro: non si può ingannare tutti per sempre.

Le voglio bene, Sig. Presidente.

 

E qui di seguito il testo in Inglese:

I love you Mr. President,

Believe me, not because you won the elections for a second term or for all the positive things you have done during  your first four years of presidential  term of office. And not thanks to your extraordinary capacity of convincing your country to renew the trust in you by using  internet strategies.

I love you Mr. President, not only because I value your Party  more than your opponents and neither for the international politics you’ve led since now. No none  of this is more important than a feeling such as love.

I love you Mr. President, not thanks to your hypnotic  eloquence winning  over crowds or of your promises made on the economy and taxes to the citizens of the most powerful country in the world. All in all this is not important for such a sincere feeling.

I love you Mr. President, not because you have got something more than most of your predecessors or because of a special charisma in the leadership  that makes you different from them. The great Abraham Lincoln said: “You may fool all the people some of the time, you can even fool some of the people all of the time, but you cannot fool all of the people all the time.”

After your re-election and thanks to your encouraging motto, the world  now feels confident about making it all together. Not even for the words against all the disparities nor  for the certainty that the best has still to come. And not even because of the moving emotions you can arouse  in those who listen to you talking  about your family. Nothing of this gives reason to my feelings  for you.

I love you Mr. Obama and I wouldn’t love you more even if you would be as brave and strong as President Andrew Jackson when he faced the United bankers : “ You are a vipers’ nest – he said. I mean to destroy  you  and, by God, I will destroy you. If only the people knew the foolishness of our monetary and  banking system there will be a revolution within tomorrow morning”. You know that it is the same even today, don’t you?

Yes, you can do it. You can prevent a revolution. The crowds are now becoming aware and Lincoln was right when saying: you cannot fool all of the people all the time.”

I love you Mr. President.

Spendi l’Amore

Questo sito è nato da un’esortazione che avevo rivolto a me stesso: Vivi Amando!

Mi sembrava una buona strategia non solo per le grandi decisioni, ma per far fronte ad una quotidianità povera di vita autentica.

Continuo più che mai a ritenere che nulla meglio dell’Amore possa innalzarci alla consapevolezza che l’Essenziale è invisibile agli occhi.

Sì, il segreto è nella vista interiore, quella del cuore. E nell’Amore che sappiamo donare.

Ho trovato un testo, putroppo anonimo, che mi è piaciuto molto. Lo riproduco qui con la gratitudine all’anima meravigliosa che lo ha scritto:

 

“Spendi l’amore a piene mani!

L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica per divisione:

è l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.

È l’unica impresa nella quale più si spende più si guadagna:

regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche,

scuoti il cesto,

capovolgi il bicchiere

e domani ne avrai più di prima”.

 

 

Una sfida. Per coraggiosi.

Se riesci a non perdere la testa…

I grandi scrittori sanno trovare le parole per parlare al cuore. E le sanno disporre in modo tale che quando tu le incontri, esse ti stavano aspettando. Perché anche quando non ci pensi, la vita dentro di te ha qualcosa da dirti.

Ho trovato questa pagina di Rudyard Kipling e ho sentito la sua forza spirituale. Racconta la verità di ogni crescita. Aiuta ad avere pazienza. Indica una via sincera per la conquista della propria umanità.

“Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare, essendo calunniato a non rispondere con calunnie, o essendo odiato a non abbandonarti all’odio, pur non mostrandoti troppo buono né parlando troppo da saggio;

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;

Se riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta, a trattare questi due impostori allo stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire le verità che hai detto distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi, o vedere le cose per le quali hai dato la vita distrutte e umiliarti e ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e rischiarle in un solo colpo a testa o croce, e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza mai dire una parola sul quello che hai perduto;

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e a resistere quando ormai in te non c’è più niente tranne la tua Volontà che ripete “resisti”;

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con i re senza perdere il tuo senso comune;

Se tanto amici che nemici non possono ferirti;

Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;

Se riesci a colmare l’inesorabile minuto con un momento di 60 secondi tua è la Terra e tutto ciò che è in essa.

E quel che più conta, sarai un Uomo “figlio mio”.

 

 

Reagire.

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Ossia una forza uguale diretta in senso contrario. Un principio che ricordiamo tutti. Nella fisica è legge, nella vita di tutti i giorni spesso invece la reazione va sì in senso, in qualche modo, contrario, ma è tutt’altro che uguale. Perché nel mondo spirituale l’uguaglianza si misura diversamente.

Quotidianamente, azioni grandi e piccole, di vicini ed estranei, dirette o via mezzi d’informazione sollecitano le nostre reazioni. Anche quando non ne siamo consapevoli, noi reagiamo sempre. Perché siamo vivi.

E, verrebbe da dire, finché siamo vivi, perché i morti hanno un’apatia tale che nulla li scuote. Noi invece diamo sempre un cenno che l’azione è arrivata, foss’anche solo con un impercettibile battito di ciglia, a gradire ovvero di disappunto.

Non ci sfugge niente perché la vita tutto registra e annota, se quel che ci arriva è nella direzione del piacere oppure del dolore. La forza contraria non manca mai dicevo, anche quando non è apparente: è la sua natura che varia molto. Moltissimo.

Reagiamo in base a come giudichiamo l’azione. E il più delle volte scatta l’allarme attacco: ci sentiamo coinvolti. Di più, chiamati a giustificarci di quel che abbiamo fatto o non abbiamo fatto. Porca miseria!

Sì, perché giustificarsi  è una reazione da imputati. Possiamo con relativa tranquillità dire che Il più delle volte la nostra reazione è quella scomposta di chi si sente giudicato. Dalle persone e dagli eventi. Non che le persone ce l’abbiano con noi in particolare. Non che i fatti vicini o lontani di cui veniamo a conoscenza siano accaduti pensando a noi. Affatto. Tuttavia scattano le nostre reazioni.

Spesso queste sono una miscela che unisce più componenti, assemblati in percentuali varie e variabili anche a seconda del carattere, ma in cui non è impresa difficile trovare una qualche costante.

Oggi se non ti arrabbi non sei nessuno. Se non dai prova di insofferenza verso quelle azioni che non trovano il tuo consenso non sei persona di carattere. Se non mandi a quel paese il soggetto dell’azione con qualche parola colorita, la tua reazione è da perdente. In genere, quando i nervi sono instancabilmente a fior di pelle  adirarsi contro qualcuno o qualcosa è istintivo. Normale.

Questa sta però con altre reazioni meno verbali, ma di egual segno. Della stessa natura. Come manifestare, per esempio, vera o presunta indifferenza. Cioè restare in quel non me ne può fregare di meno che maschera la turbolenza interna dietro una parvenza di distacco emotivo.

Reagire ad una qualunque azione facendo finta di niente è pure una strategia ampiamente usata. Essa è sovente il passaggio evolutivo che porta dalla collera ad una sorta di rassegnazione che evita gli istintivi travasi di bile, avendo appreso dall’esperienza che quando ci si arrabbia non si sta bene.

L’azione e la reazione possono essere declinati anche sulla legge del taglione. Ebbene sì, mondo boia: occhio per occhio e dente per dente. Continuare a subire? Certamente no. Basta! Bisogna smettere di masticare amaro e farsi valere!       

La psicologia della reazione alle situazioni della vita potrebbe arricchirsi naturalmente di altre e approfondite considerazioni. Che dire di quell’atteggiamento orientato al meglio non sapere? Se funziona e ti fa sentire bene, usalo. Personalmente ritengo che la via dello struzzo e della testa sotto la sabbia sia un sentiero sterile, ma è degna di rispetto come ogni altra.

Come tutto nella vita, anche le reazioni sono una scelta. E, parer mio, una qualità da considerare per il valore di una risposta è il tasso di risentimento che resta in circolo dopo l’ira, l’indifferenza, il silenzioso disprezzo, la vendetta, la fuga. Sull’eredità lasciata da queste emozioni va fatta una valutazione  con sommo zelo, perché niente è più tossico del risentimento. Un veleno che uccide. Atrofizzando le ali della vita. Senza alcuna pietà.

Non potrai sottrarti alla legge: per ogni azione che incontrerai sulla tua strada ci sarà una reazione. Contraria, certamente. Quanto uguale, dipenderà da te. Che lo voglia o no, che tu lo ammetta o no, che ne sia consapevole oppure no, ogni giorno metti in atto una gran quantità di reazioni. Puoi scegliere tra quelle standard, collaudate da tempo e sotto i nostri occhi tutti i giorni.

Ma puoi anche scegliere la tua diversità. Puoi scegliere la tua reazione. Che non sia solo una forza contraria, ma sia una forza che viene da te, la tua forza. Fondata su una visione del mondo dove uguale significa utile al mio vero bene e a quello di tutti.

Ci vuole tempo e fatica per imparare a non reagire come tutti.

Soprattutto bisogna avere un motivo per farlo.

Un motivo tanto forte da farti sopportare anche critiche e rimproveri.

Ma con quali benefici!

Sai come liberarti dalle zecche?

Sì, dalle zecche che al mattino cercano di succhiarti la bellezza del giorno.

Sai, a volte basta niente a farci compiere un passo importante nella nostra crescita. Magari liberandoci dalle zecche. Non so se ti è mai capitato di imparare qualcosa di nuovo nel posto e nel momento dove mai te lo saresti aspettato, ma è un esperienza che fa riflettere.

Fa riflettere sul fatto che ogni istante delle nostre giornate può portarci un messaggio. Direttamente dalla Vita che mai si arrende di chiamarci alla nostra espansione. Basta essere accoglienti e ricettivi a ciò che nutre la nostra anima, null’altro. Cosa in fondo molto semplice.

Stavo da un quarto d’ora vagando per casa, distratto e inconcludente, scioccamente pensieroso sulla zecca che avevo notato sulla testa di Ares (il mio terranova), quando la mia attenzione vien presa da un libro aperto sul tavolino vicino al frigorifero. Che strano! Cosa ci faceva lì? Mi chino e leggo.

“Nessuno di noi si è alzato con la sola forza del proprio polso.

Ce l’abbiamo fatta perché qualcuno si è chinato ad aiutarci”.

Poche semplici righe a margine di una fotografia molto simpatica raffigurante due mani sorridenti. Ma quanta verità!

Erano le parole di Thurgood Marshall e sentivo che mi stavano parlando al cuore. Mi stavano dicendo che quella mattina mi ero alzato e ancora non avevo compiuto l’azione più bella che potessi fare. Quella mattina mi ero alzato e mi ero scordato di ringraziare. Di esprimere gratitudine a tutti coloro che negli anni si erano chinati verso di me.

Allora ho mandato un pensiero riconoscente ad ogni volto sorridente che nel corso degli anni mi ha aiutato a farcela. Sai, soprattutto in quei periodi in cui piove forte e tu non hai tanta voglia di sorridere.

Poi ho guardato il mio polso e gli raccomandato di essere sempre ben disposto a chinarsi. Ad essere forte e generoso per aiutare qualcuno ogni volta che può.

Che bello che la Vita non permetta che ti preoccupi di una zecca!

Che bello ritrovarsi sereni semplicemente per aver ringraziato!

Sì, davvero la gratitudine è un grande antiparassitario. Efficace. Ecologico.

Namaste

 

 

Con l’Amore nel cuore.

Un saluto caro a tutti!

Di settimana in settimana, dallo scorso febbraio, questa pagina ha annunciato i temi delle 20 serate del progetto LUM-Formazione 2012. Sono stati momenti belli, di crescita per quanti hanno partecipato assiduamente e anche per me. Restano ancora nella mente e nel cuore le parole e le immagini che hanno disegnato quelle strategie che tanto possono aiutare nella realizzazione di se stessi. Venti serate di questa portata sono state un sfida forte per me che non avevo mai osato una proposta così completa. Sento che questa sfida l’ho vinta. Ora queste serate possono essere replicate ovunque. Sì, Innovazione dei Pensieri e Formazione, per fare la differenza.

E, secondo la linea che caratterizza questo sito, alla base di ogni successo c’è l’Amore. La chiave che apre ogni porta. Il più grande venditore del mondo ha svelato il suo segreto:

      “Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

         Perché questo è il segreto più grande per avere successo in tutti i campi. I muscoli possono schiacciare uno scudo e perfino distruggere una vita, ma solo l’invisibile potere dell’amore può aprire i cuori degli uomini. Finché non sarò padrone dell’arte di amare rimarrò soltanto un venditore ambulante sulla piazza del mercato. Voglio fare dell’amore la mia arma più forte così che nessuno di coloro che accosto può difendersi contro la sua forza. Potranno opporsi al mio argomentare; potranno diffidare delle mie parole; potranno rifiutare la mia persona; e perfino i miei buoni affari potranno essere fonte di sospetto: ma il mio amore  conquisterà il loro cuore come il sole i cui raggi ammorbidiscono anche l’argilla più fredda.
        Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

       E come? D’ora innanzi  guarderò tutte le cose con amore, e mi  sentirò rinascere. Amerò il sole perché scalda le mie ossa; ma  amerò anche la pioggia perché purifica il mio spirito. Amerò la luce perché mi mostra la via; ma amerò anche il buio perché mi permette di vedere le stelle. Darò il benvenuto alla felicità  poiché allarga il mio cuore; ma sopporterò anche la tristezza  perché apre la mia anima. Accetterò le ricompense perché mi sono dovute; ma darò il benvenuto anche agli ostacoli poiché sono la mia sfida.
      Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

      E in che modo parlerò? Loderò i miei nemici, ed essi mi diventeranno amici. Incoraggerò gli amici, ed essi mi
diventano fratelli. Mi ingegnerò sempre a trovare ragioni per approvare e non andrò mai alla ricerca di pretesti per fare pettegolezzi. Quando sarò tentato di muovere una critica mi morderò la lingua; quando avrò motivo di fare una lode la griderò al mondo. Non è così che parlano gli uccelli, il vento, il mare e tutta la natura, con la musica della lode per il loro creatore? Non saprò io parlare con la stessa musica ai suoi figli? D’ora innanzi ricorderò questo segreto e cambierò la mia vita.
      Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     E in che modo agirò? Amerò gli uomini di ogni tipo, poiché ognuno possiede qualità degne di ammirazione, per quanto nascoste possano essere. Abbatterò con l’amore il muro del sospetto e  dell’odio che gli uomini  hanno costruito attorno al loro cuore, e al suo posto costruirò ponti, così che il mio amore possa  entrare nelle loro anime. Amerò gli ambiziosi perché possono ispirarmi. Amerò i falliti  perché possono insegnarmi . Amerò i sovrani perché non sono altro che uomini; amerò i mansueti perché sono divini. Amerò i ricchi perché sono soli; amerò i poveri perché sono una moltitudine.  Amerò i giovani per la loro baldanza; amerò i vecchi per la saggezza che offrono.
      Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     In che modo reagirò alle azioni degli altri? Con amore. Proprio perché l’amore è la mia arma per aprire il cuore degli uomini, l’amore sarà anche il mio scudo per respingere le frecce dell’odio e i dardi dell’ira. Le avversità e lo scoraggiamento urteranno contro il mio nuovo scudo e si trasformano nella più dolce delle piogge. Il mio scudo mi proteggerà sulla piazza affollata e mi sosterrà quando sarò solo. Mi solleverà nei momenti di disperazione e mi calma nei periodi di esaltazione. Con l’uso diventa sempre più forte e più protettivo finché un giorno lo  getterò da parte e camminerò leggero tra gli uomini di ogni  genere; e allora il mio nome sarà elevato in alto sulla piramide della vita.
      Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     E come affronterò ogni persona che incontro? In un solo modo. In silenzio mi rivolgerò ad essa dicendole: ti voglio bene. Se pur pronunciate in silenzio, queste parole risplenderanno nei miei occhi, distenderanno la mia fronte, porteranno il sorriso sulle mie labbra ed echeggieranno nella mia voce; e il cuore di ognuno si aprirà. E chi riuscirà a dir no alle mie merci sentendo nel cuore il mio amore?
     Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     E sopratutto amerò me stesso. Poiché amando me stesso saprò ispezionare attentamente tutte le cose che entrano nel mio corpo, nella mia mente, nella mia anima e nel mio cuore. Non sarò  indulgente verso le richieste della mia carne, ma piuttosto curerò il mio
corpo con la pulizia e la sobrietà. Non permetterò alla mia mente di lasciarsi andare al peccato e alla disperazione, ma piuttosto la eleverò con il sapere e con l’antica saggezza. Non permetterò alla mia anima di diventare compiaciuta e  soddisfatta, ma piuttosto la nutrirò di meditazione e di preghiera. Non permetterò al mio cuore di diventare meschino e acido, ma piuttosto lo offrirò agli altri, ed esso si dilaterà e scalderà la terra.
     Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     D’ora innanzi amerò tutta l’umanità. Da questo momento tutto  l’odio è uscito dalle mie vene, poiché non ho tempo per odiare, ho soltanto tempo per amare. Da questo momento faccio il primo passo necessario a diventare uomo tra gli uomini. Grazie all’amore aumenterò le vendite centuplicandole e diventerò il più grande venditore del mondo. Se anche non avessi altre qualità, posso riuscire con il solo amore. Senza di esso fallirò, anche se  dovessi possedere tutta l’esperienza e il talento del mondo.
     Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.

     E avrò successo”.

(OG MANDINO, Il più grande venditore del mondo, Gribaudi, pp. 67-71)

 

Vuoi saperne di più?
Inserisci il semplice nome e la tua mail e...

Nome:

Email:



... riceverai gratuitamente i miei articoli di formazione personale.