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Il responsabile? Tu.
Siamo un po’ tutti esperti di divisioni.
Questo è buono e questo è cattivo, questo è giusto e questo è sbagliato.
Divisioni ovunque!
Questo è bello e questo è brutto, questo è vero e questo è falso.
Tante divisioni con la sagra degli opposti!
Su e giù, destra e sinistra, dentro e fuori, lontano e vicino… e così via.
E di solito non sono astrazioni: no, sono giudizi sulle persone. Questa è così e questa è cosà, questa non è portata e quest’altra non ha fatto, non ha detto. O semplicemente non è come vorremmo che fosse.
Divisioni e giudizi come se sapessimo tutto. Come se sapessimo in che modo deve andare il mondo. Da saccenti maestri di vita che sentenziano sul bene e sul male.
Personalmente ritengo che ciascuno debba camminare nella direzione dell’unità, cercando di risalire quanto può a quel vuoto di giudizio che è la massima espressione del benessere e dell’intuizione del divino in noi.
Nella Dichiarazione d’Indipendenza americana, Thomas Jefferson volle questa solenne espressione: “Noi teniamo questa verità che è di per sé evidente, che tutti gli Uomini sono stati creati uguali”.
Un’uguaglianza che si infrange su una sola fondamentale divisione.
- Da una parte ci sono coloro che ritengono che delle loro insicurezze, insoddisfazioni e malesseri sei responsabile tu.
- E dall’altra ci sei Tu, che ritieni che delle tue insicurezze, delle tue insoddisfazioni e dei tuoi malesseri sei responsabile solo Tu.
Ricorda che tutto dipende da te.
Il resto sono parole. Talvolta tante parole.
PS: Sai della Lettera Enciclica di Papa Urano I, In te omnia sunt (Tutto dipende da te)?
No? Allora vedi qui la presentazione.
Pulire!
Pulire. Sì. Per scelta. E non è solo una questione igienica.
Pulire è la nobile azione di è consapevole che c’è della spazzatura nella propria casa.
Nulla però che abbia a che fare con la morale o la giustizia, cose tutte create dagli uomini. No, pulire è un’attività spirituale. Ed essa matura quando diventa chiaro che le scelte che facciamo sono già fatte prima di farle. In quella parte dentro di noi che è più Noi di quanto possiamo immaginare.
Per dirla in altra maniera, è vero quel che ho sentito dire da un saggio: “Un problema non è un problema a meno che noi non diciamo che lo sia. E un problema non è il problema. Come reagiamo ad un problema è il problema“.
Quando capiamo questo, diventiamo umili e rinunciamo finalmente a capire tutto: è il momento in cui ci mettiamo all’opera per pulire la nostra casa da tutto ciò che continua a ripetersi nella nostra vita. Allora si fa giorno. Non temiamo più nulla. Neppure il peggior nemico.
L’unica scelta sensata è ormai iniziare a comprare eternità divine vendendo ore di fango. Nessuna fatica più a forzare gli eventi, solo limpido scorrere nella pace dello spirito.
Pulire apre le porte al miracolo. Accade l’impensabile. Si realizza la vittoria delle vittorie: così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre e con Morte morta, si estinguerà il morire.
Sì, aveva intuito tutto Shakesperare. Nel suo sonetto 146 svela all’umanità la strada.
Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti distruggi e misera sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?
Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?
Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciati del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,
così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.
Lettera al Presidente Obama.
Le voglio bene, Sig. Presidente.
E – mi creda – non perché ha vinto nuovamente le elezioni o per quel che ha fatto di positivo nei quattro anni del suo primo mandato. E neppure per la straordinaria capacità di convincere il suo Paese a rinnovarle la fiducia servendosi delle nuove strategie offerte da internet.
Le voglio bene, Sig. Presidente, non per il fatto che io apprezzi più il suo partito di quello dei suoi avversari e nemmeno a causa della sua politica estera condotta fino ad ora. No, nulla ha importanza di tutto questo per un sentimento come l’amore.
Le voglio bene, Sig. Presidente, non a causa della sua oratoria ipnotica che seduce le masse o delle nuove promesse sull’economia e sulle tasse fatte ai cittadini della più potente nazione della Terra. Cose tutto sommato irrilevanti per un affetto sincero.
Le voglio bene, Sig. Presidente, non perché lei abbia qualcosa in più di molti suoi predecessori oppure perché si distingua da essi per qualche speciale carisma nella leadership. Diceva il grande Abraham Lincoln che “potete ingannare tutti per un po’, potete ingannare qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre“.
Le voglio bene, Sig. Presidente non per il fatto che con la sua rielezione il mondo è rassicurato dal conoscere già il suo incoraggiante motto sulla fiducia del farcela insieme. Neppure per le parole contro ogni diseguaglianza o per la certezza che il meglio deve ancora venire. E nemmeno a causa delle emozioni toccanti che sa suscitare in chi l’ascolta quando parla della sua famiglia. Nulla di tutto questo motiva il mio affetto per lei.
Le voglio bene, Sig. Obama e non gliene vorrei di più neppure se avesse lo stesso coraggio e la forza del Presidente Andrew Jackson quando affrontò i banchieri a viso aperto: “Voi siete un covo di vipere – disse. Ho intenzione di distruggervi e, per il Padreterno, vi distruggerò. Se solo la gente sapesse la stoltezza del nostro sistema monetario e bancario ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina“. Lo sa anche lei, vero, che è proprio così ancora oggi?
Sì, lei può evitare una rivoluzione. La gente comincia a sapere e Lincoln ne era sicuro: non si può ingannare tutti per sempre.
Le voglio bene, Sig. Presidente.
E qui di seguito il testo in Inglese:
I love you Mr. President,
Believe me, not because you won the elections for a second term or for all the positive things you have done during your first four years of presidential term of office. And not thanks to your extraordinary capacity of convincing your country to renew the trust in you by using internet strategies.
I love you Mr. President, not only because I value your Party more than your opponents and neither for the international politics you’ve led since now. No none of this is more important than a feeling such as love.
I love you Mr. President, not thanks to your hypnotic eloquence winning over crowds or of your promises made on the economy and taxes to the citizens of the most powerful country in the world. All in all this is not important for such a sincere feeling.
I love you Mr. President, not because you have got something more than most of your predecessors or because of a special charisma in the leadership that makes you different from them. The great Abraham Lincoln said: “You may fool all the people some of the time, you can even fool some of the people all of the time, but you cannot fool all of the people all the time.”
After your re-election and thanks to your encouraging motto, the world now feels confident about making it all together. Not even for the words against all the disparities nor for the certainty that the best has still to come. And not even because of the moving emotions you can arouse in those who listen to you talking about your family. Nothing of this gives reason to my feelings for you.
I love you Mr. Obama and I wouldn’t love you more even if you would be as brave and strong as President Andrew Jackson when he faced the United bankers : “ You are a vipers’ nest – he said. I mean to destroy you and, by God, I will destroy you. If only the people knew the foolishness of our monetary and banking system there will be a revolution within tomorrow morning”. You know that it is the same even today, don’t you?
Yes, you can do it. You can prevent a revolution. The crowds are now becoming aware and Lincoln was right when saying: you cannot fool all of the people all the time.”
I love you Mr. President.
Reagire.
Ad ogni azione corrisponde una reazione. Ossia una forza uguale diretta in senso contrario. Un principio che ricordiamo tutti. Nella fisica è legge, nella vita di tutti i giorni spesso invece la reazione va sì in senso, in qualche modo, contrario, ma è tutt’altro che uguale. Perché nel mondo spirituale l’uguaglianza si misura diversamente.
Quotidianamente, azioni grandi e piccole, di vicini ed estranei, dirette o via mezzi d’informazione sollecitano le nostre reazioni. Anche quando non ne siamo consapevoli, noi reagiamo sempre. Perché siamo vivi.
E, verrebbe da dire, finché siamo vivi, perché i morti hanno un’apatia tale che nulla li scuote. Noi invece diamo sempre un cenno che l’azione è arrivata, foss’anche solo con un impercettibile battito di ciglia, a gradire ovvero di disappunto.
Non ci sfugge niente perché la vita tutto registra e annota, se quel che ci arriva è nella direzione del piacere oppure del dolore. La forza contraria non manca mai dicevo, anche quando non è apparente: è la sua natura che varia molto. Moltissimo.
Reagiamo in base a come giudichiamo l’azione. E il più delle volte scatta l’allarme attacco: ci sentiamo coinvolti. Di più, chiamati a giustificarci di quel che abbiamo fatto o non abbiamo fatto. Porca miseria!
Sì, perché giustificarsi è una reazione da imputati. Possiamo con relativa tranquillità dire che Il più delle volte la nostra reazione è quella scomposta di chi si sente giudicato. Dalle persone e dagli eventi. Non che le persone ce l’abbiano con noi in particolare. Non che i fatti vicini o lontani di cui veniamo a conoscenza siano accaduti pensando a noi. Affatto. Tuttavia scattano le nostre reazioni.
Spesso queste sono una miscela che unisce più componenti, assemblati in percentuali varie e variabili anche a seconda del carattere, ma in cui non è impresa difficile trovare una qualche costante.
Oggi se non ti arrabbi non sei nessuno. Se non dai prova di insofferenza verso quelle azioni che non trovano il tuo consenso non sei persona di carattere. Se non mandi a quel paese il soggetto dell’azione con qualche parola colorita, la tua reazione è da perdente. In genere, quando i nervi sono instancabilmente a fior di pelle adirarsi contro qualcuno o qualcosa è istintivo. Normale.
Questa sta però con altre reazioni meno verbali, ma di egual segno. Della stessa natura. Come manifestare, per esempio, vera o presunta indifferenza. Cioè restare in quel non me ne può fregare di meno che maschera la turbolenza interna dietro una parvenza di distacco emotivo.
Reagire ad una qualunque azione facendo finta di niente è pure una strategia ampiamente usata. Essa è sovente il passaggio evolutivo che porta dalla collera ad una sorta di rassegnazione che evita gli istintivi travasi di bile, avendo appreso dall’esperienza che quando ci si arrabbia non si sta bene.
L’azione e la reazione possono essere declinati anche sulla legge del taglione. Ebbene sì, mondo boia: occhio per occhio e dente per dente. Continuare a subire? Certamente no. Basta! Bisogna smettere di masticare amaro e farsi valere!
La psicologia della reazione alle situazioni della vita potrebbe arricchirsi naturalmente di altre e approfondite considerazioni. Che dire di quell’atteggiamento orientato al meglio non sapere? Se funziona e ti fa sentire bene, usalo. Personalmente ritengo che la via dello struzzo e della testa sotto la sabbia sia un sentiero sterile, ma è degna di rispetto come ogni altra.
Come tutto nella vita, anche le reazioni sono una scelta. E, parer mio, una qualità da considerare per il valore di una risposta è il tasso di risentimento che resta in circolo dopo l’ira, l’indifferenza, il silenzioso disprezzo, la vendetta, la fuga. Sull’eredità lasciata da queste emozioni va fatta una valutazione con sommo zelo, perché niente è più tossico del risentimento. Un veleno che uccide. Atrofizzando le ali della vita. Senza alcuna pietà.
Non potrai sottrarti alla legge: per ogni azione che incontrerai sulla tua strada ci sarà una reazione. Contraria, certamente. Quanto uguale, dipenderà da te. Che lo voglia o no, che tu lo ammetta o no, che ne sia consapevole oppure no, ogni giorno metti in atto una gran quantità di reazioni. Puoi scegliere tra quelle standard, collaudate da tempo e sotto i nostri occhi tutti i giorni.
Ma puoi anche scegliere la tua diversità. Puoi scegliere la tua reazione. Che non sia solo una forza contraria, ma sia una forza che viene da te, la tua forza. Fondata su una visione del mondo dove uguale significa utile al mio vero bene e a quello di tutti.
Ci vuole tempo e fatica per imparare a non reagire come tutti.
Soprattutto bisogna avere un motivo per farlo.
Un motivo tanto forte da farti sopportare anche critiche e rimproveri.
Ma con quali benefici!
Sai come liberarti dalle zecche?
Sì, dalle zecche che al mattino cercano di succhiarti la bellezza del giorno.
Sai, a volte basta niente a farci compiere un passo importante nella nostra crescita. Magari liberandoci dalle zecche. Non so se ti è mai capitato di imparare qualcosa di nuovo nel posto e nel momento dove mai te lo saresti aspettato, ma è un esperienza che fa riflettere.
Fa riflettere sul fatto che ogni istante delle nostre giornate può portarci un messaggio. Direttamente dalla Vita che mai si arrende di chiamarci alla nostra espansione. Basta essere accoglienti e ricettivi a ciò che nutre la nostra anima, null’altro. Cosa in fondo molto semplice.
Stavo da un quarto d’ora vagando per casa, distratto e inconcludente, scioccamente pensieroso sulla zecca che avevo notato sulla testa di Ares (il mio terranova), quando la mia attenzione vien presa da un libro aperto sul tavolino vicino al frigorifero. Che strano! Cosa ci faceva lì? Mi chino e leggo.
“Nessuno di noi si è alzato con la sola forza del proprio polso.
Ce l’abbiamo fatta perché qualcuno si è chinato ad aiutarci”.
Poche semplici righe a margine di una fotografia molto simpatica raffigurante due mani sorridenti. Ma quanta verità!
Erano le parole di Thurgood Marshall e sentivo che mi stavano parlando al cuore. Mi stavano dicendo che quella mattina mi ero alzato e ancora non avevo compiuto l’azione più bella che potessi fare. Quella mattina mi ero alzato e mi ero scordato di ringraziare. Di esprimere gratitudine a tutti coloro che negli anni si erano chinati verso di me.
Allora ho mandato un pensiero riconoscente ad ogni volto sorridente che nel corso degli anni mi ha aiutato a farcela. Sai, soprattutto in quei periodi in cui piove forte e tu non hai tanta voglia di sorridere.
Poi ho guardato il mio polso e gli raccomandato di essere sempre ben disposto a chinarsi. Ad essere forte e generoso per aiutare qualcuno ogni volta che può.
Che bello che la Vita non permetta che ti preoccupi di una zecca!
Che bello ritrovarsi sereni semplicemente per aver ringraziato!
Sì, davvero la gratitudine è un grande antiparassitario. Efficace. Ecologico.
Namaste
Con l’Amore nel cuore.
Un saluto caro a tutti!
Di settimana in settimana, dallo scorso febbraio, questa pagina ha annunciato i temi delle 20 serate del progetto LUM-Formazione 2012. Sono stati momenti belli, di crescita per quanti hanno partecipato assiduamente e anche per me. Restano ancora nella mente e nel cuore le parole e le immagini che hanno disegnato quelle strategie che tanto possono aiutare nella realizzazione di se stessi. Venti serate di questa portata sono state un sfida forte per me che non avevo mai osato una proposta così completa. Sento che questa sfida l’ho vinta. Ora queste serate possono essere replicate ovunque. Sì, Innovazione dei Pensieri e Formazione, per fare la differenza.
E, secondo la linea che caratterizza questo sito, alla base di ogni successo c’è l’Amore. La chiave che apre ogni porta. Il più grande venditore del mondo ha svelato il suo segreto:
“Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
Perché questo è il segreto più grande per avere successo in tutti i campi. I muscoli possono schiacciare uno scudo e perfino distruggere una vita, ma solo l’invisibile potere dell’amore può aprire i cuori degli uomini. Finché non sarò padrone dell’arte di amare rimarrò soltanto un venditore ambulante sulla piazza del mercato. Voglio fare dell’amore la mia arma più forte così che nessuno di coloro che accosto può difendersi contro la sua forza. Potranno opporsi al mio argomentare; potranno diffidare delle mie parole; potranno rifiutare la mia persona; e perfino i miei buoni affari potranno essere fonte di sospetto: ma il mio amore conquisterà il loro cuore come il sole i cui raggi ammorbidiscono anche l’argilla più fredda.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E come? D’ora innanzi guarderò tutte le cose con amore, e mi sentirò rinascere. Amerò il sole perché scalda le mie ossa; ma amerò anche la pioggia perché purifica il mio spirito. Amerò la luce perché mi mostra la via; ma amerò anche il buio perché mi permette di vedere le stelle. Darò il benvenuto alla felicità poiché allarga il mio cuore; ma sopporterò anche la tristezza perché apre la mia anima. Accetterò le ricompense perché mi sono dovute; ma darò il benvenuto anche agli ostacoli poiché sono la mia sfida.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E in che modo parlerò? Loderò i miei nemici, ed essi mi diventeranno amici. Incoraggerò gli amici, ed essi mi
diventano fratelli. Mi ingegnerò sempre a trovare ragioni per approvare e non andrò mai alla ricerca di pretesti per fare pettegolezzi. Quando sarò tentato di muovere una critica mi morderò la lingua; quando avrò motivo di fare una lode la griderò al mondo. Non è così che parlano gli uccelli, il vento, il mare e tutta la natura, con la musica della lode per il loro creatore? Non saprò io parlare con la stessa musica ai suoi figli? D’ora innanzi ricorderò questo segreto e cambierò la mia vita.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E in che modo agirò? Amerò gli uomini di ogni tipo, poiché ognuno possiede qualità degne di ammirazione, per quanto nascoste possano essere. Abbatterò con l’amore il muro del sospetto e dell’odio che gli uomini hanno costruito attorno al loro cuore, e al suo posto costruirò ponti, così che il mio amore possa entrare nelle loro anime. Amerò gli ambiziosi perché possono ispirarmi. Amerò i falliti perché possono insegnarmi . Amerò i sovrani perché non sono altro che uomini; amerò i mansueti perché sono divini. Amerò i ricchi perché sono soli; amerò i poveri perché sono una moltitudine. Amerò i giovani per la loro baldanza; amerò i vecchi per la saggezza che offrono.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
In che modo reagirò alle azioni degli altri? Con amore. Proprio perché l’amore è la mia arma per aprire il cuore degli uomini, l’amore sarà anche il mio scudo per respingere le frecce dell’odio e i dardi dell’ira. Le avversità e lo scoraggiamento urteranno contro il mio nuovo scudo e si trasformano nella più dolce delle piogge. Il mio scudo mi proteggerà sulla piazza affollata e mi sosterrà quando sarò solo. Mi solleverà nei momenti di disperazione e mi calma nei periodi di esaltazione. Con l’uso diventa sempre più forte e più protettivo finché un giorno lo getterò da parte e camminerò leggero tra gli uomini di ogni genere; e allora il mio nome sarà elevato in alto sulla piramide della vita.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E come affronterò ogni persona che incontro? In un solo modo. In silenzio mi rivolgerò ad essa dicendole: ti voglio bene. Se pur pronunciate in silenzio, queste parole risplenderanno nei miei occhi, distenderanno la mia fronte, porteranno il sorriso sulle mie labbra ed echeggieranno nella mia voce; e il cuore di ognuno si aprirà. E chi riuscirà a dir no alle mie merci sentendo nel cuore il mio amore?
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E sopratutto amerò me stesso. Poiché amando me stesso saprò ispezionare attentamente tutte le cose che entrano nel mio corpo, nella mia mente, nella mia anima e nel mio cuore. Non sarò indulgente verso le richieste della mia carne, ma piuttosto curerò il mio
corpo con la pulizia e la sobrietà. Non permetterò alla mia mente di lasciarsi andare al peccato e alla disperazione, ma piuttosto la eleverò con il sapere e con l’antica saggezza. Non permetterò alla mia anima di diventare compiaciuta e soddisfatta, ma piuttosto la nutrirò di meditazione e di preghiera. Non permetterò al mio cuore di diventare meschino e acido, ma piuttosto lo offrirò agli altri, ed esso si dilaterà e scalderà la terra.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
D’ora innanzi amerò tutta l’umanità. Da questo momento tutto l’odio è uscito dalle mie vene, poiché non ho tempo per odiare, ho soltanto tempo per amare. Da questo momento faccio il primo passo necessario a diventare uomo tra gli uomini. Grazie all’amore aumenterò le vendite centuplicandole e diventerò il più grande venditore del mondo. Se anche non avessi altre qualità, posso riuscire con il solo amore. Senza di esso fallirò, anche se dovessi possedere tutta l’esperienza e il talento del mondo.
Saluterò questo giorno con l’amore nel cuore.
E avrò successo”.
(OG MANDINO, Il più grande venditore del mondo, Gribaudi, pp. 67-71)
Cosa farei sei avessi 1.000.000 di euro.
Dopo il successo delle 20 serate di LUM-Formazione 2012
Auditorium della Residenza “Le Rondini”
via U. Gnutti, 4 – Lumezzane (Brescia)
Venerdì 29 giugno 2012 - ore 20,45
Conferenza del Prof. Mauro Turrini
Cosa farei
se avessi 1.000.000 di euro.
A Lumezzane. E in Italia.
Adesso.
A distanza di tre anni dalla presentazione del suo libro-visione “C’è Abbondanza per tutti! 18 maggio 2021: intervista al più grande industriale di Lumezzane”, Mauro Turrini propone ora la strategia vincente per una nuova stagione di crescita e di prosperità nel Paese.
La conferenza è aperta a tutti
Ingresso libero
Ci sono uomini che vedono le cose come sono e dicono “Perché”?
Io sogno cose mai esistite e dico
“Perché no”?
(George Bernard Shaw)
LUM-Formazione 2012. Un Evento.
Fai qualcosa di nuovo. Per te. Per il tuo paese.
Coltiva la tua Formazione!
Non possiamo pretendere che le cose cambino
se continuiamo a fare le stesse cose.
(A. Einstein)
Ultima serata!
Venerdì 22 giugno 2012.
Come investire nella propria autostima. Senza esitazione.
ore 20,30
LUM Formazione 2012 è un Corso di Formazione a finalità sociale aperto a tutti.
A Lumezzane. In 20 Lezioni di due ore.
Presso l’Auditorium della Residenza “Le Rondini”.
Per una Formazione al centro dello Sviluppo.
Scegliere il Presente e Agire:
La forza dell’Innovazione dei Pensieri.
Da febbraio a giugno.
E altri video sul canale:
http://www.youtube.com/user/abelardo6913
Ecco le 20 Strategie per l’Innovazione
10 febbraio
1. Come affrontare efficacemente i cambiamenti.
Adesso.
17 febbraio
2. Come migliorare la propria comunicazione.
Oggi.
24 febbraio
3. In che modo gestire lo stress del tempo.
Ogni giorno.
2 marzo
4. Come instaurare relazioni positive.
E mantenerle.
9 marzo
5. Come trovare forti motivazioni.
Che durano.
16 marzo
6. Come scegliere tra la competizione
e la collaborazione. Ora.
23 marzo
7. In che modo creare un lavoro di squadra.
E star bene.
30 marzo
8. Come fare della fiducia una strategia generale.
E vincente.
6 aprile
9. Come avere un atteggiamento mentale aperto.
E utile.
13 aprile
10. Come analizzare le proprie credenze.
Per cambiarle.
20 aprile
11. Come trarre forza da una visione e da una missione.
Ora.
27 aprile
12. In che modo diventare leaders responsabili.
Per gli altri.
4 maggio
13. Come operare scelte e perseguirle con tenacia.
Iniziare.
11 maggio
14. In che modo scegliere le proprie risorse.
Per crescere.
18 maggio
15. In che modo valorizzare le proprie passioni.
Da subito.
25 maggio
16. Come aprirsi a soluzioni nuove.
Dimenticando i problemi.
1 giugno
17. Come gestire il passato e il futuro.
Pensando al presente.
8 giugno
18. In che modo sviluppare un’idea.
E creare un progetto.
15 giugno
19. Come innovare i pensieri.
E farne un’abitudine.
22 giugno
20. Come investire nella propria autostima.
Senza esitazione.
… ed essere felici di aver cambiato qualcosa!
Per la partecipazione al corso è richiesto
il contributo per serata di € 5
“A Lumezzane abbiamo smesso di avvilirci sui problemi,
contorcendoci a esaminare difficoltà su difficoltà.
Abbiamo provato a concentrarci sulle soluzioni.
Le abbiamo trovate”
Parecchi attendevano questa iniziativa.
Farla conoscere è un buon servizio.
QUI la Locandina:
QUI la Brochure:
Oppure invita a visitare il sito
www.mauroturrini.it
Il progetto “LUM Formazione 2012″ indica nella Formazione e nello Sviluppo personale la strategia vincente per ogni innovazione. Un possibile percorso efficace per nuovo vigore culturale e formativo non solo a Lumezzane.
Il Progetto porta quattro importanti benefici:
1. Affronta l’attuale situazione lumezzanese con approccio positivo e propositivo offrendo ai cittadini un servizio che risponde a bisogni formativi concreti. Per il miglioramento della qualità della vita dei singoli e della comunità.
2. Si rivolge a tutti, comprese aree di grandi potenzialità spesso bloccate da insufficiente offerta di indicazioni formative pratiche. Il Progetto mira alla crescita della consapevolezza dei valori cardine di ogni civile convivenza, quali la promozione della persona nell’espressione creativa della sua libertà .
3. “LUM Formazione 2012″ è un progetto pensato per andare oltre la normale fruizione e la soddisfazione immediata: esso si pone nella logica dell’investimento a breve, ma anche a lungo termine. Ossia quello che assicura risultati più stabili e duraturi.
4. La formazione personale valorizza e porta ed espressione potenzialità spesso inimmaginabili: è sorgente di iniziative culturali e formative (e forse anche imprenditoriali) che potranno arricchire il benessere della comunità lumezzanese rendendo protagoniste le nuove generazioni.
Il Progetto è un fiducioso passo nella cultura della formazione e dell’informazione: la lungimiranza di un servizio può fare la differenza per anni!
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana.
Egregio Sig. Presidente,
scrivo a Lei oggi con la speranza di fare qualcosa di buono e di utile per il mio Paese. Mi rivolgo a Lei da cittadino italiano fiducioso che questo momento delicato della nostra storia porti ad una crescita di civiltà. Perché è proprio questa ad essere entrata da tempo in una crisi che le tante parole non possono nascondere. Quel che l’Italia sta vivendo da mesi va molto oltre la difficoltà economica che riguarda il nostro come numerosi altri Stati. L’Italia è in una crisi di civiltà. Sì, ripetutamente trafitta da incivili silenzi.
Non è certo un cambio di governo che può spaventare o destare stupore. Le legislature non concluse sono innumerevoli, i litigi tra personalità politiche ci sono sempre stati e mai hanno fatto onore ai protagonisti; anche Camere e Governi di basso profilo con parlamentari e ministri umanamente e professionalmente non all’altezza non sono una novità. E quanto ai governi tecnici, si sa, essi sono imposti dal semplice buon senso nelle situazioni di emergenza per allontanarsi, almeno momentaneamente, dallo squallido esempio offerto da troppi rappresentanti del popolo italiano.
Questa volta si sta verificando qualcosa di inedito nella nostra storia. Siamo alla resa dei conti: i silenzi dovranno essere rotti perché arrivino ai cittadini le risposte che sole saneranno la cancrena nella quale il Paese si dibatte. Impotenti, milioni di persone assistono da mesi all’accanimento di una crisi economica e finanziaria di cui capiscono solo in parte la natura e la portata. Sono numerosi i cittadini che come me non sanno infatti cosa sia lo Spread Btp-Bund né il Credit-defoult-swap e, meno ancora, sanno attribuire valore alle cifre che accompagnano queste sigle, ma l’ignoranza di aspetti così tecnici mia e di tanti cittadini non allontana il sospetto che qualcosa di grave ci venga nascosto. Da decenni.
Tutto o quasi nel mondo politico e finanziario, da mesi a questa parte, racconta di preoccupazioni e paure. E anche, certo, di qualche incuranza irrispettosa nei confronti dei cittadini. Da più parti e a più riprese si invocava l’urgenza di un cambio di guardia e la parola “fretta” ha scandito l’inquietudine per una lotta impari contro il tempo. I Suoi interventi, Sig. Presidente, hanno sovente ammesso la difficoltà grave del momento: le Sue parole non hanno mai mancato però di ottimismo affinché prevalesse negli animi la rassicurante speranza di un esito felice. Nessun analista oggi si espone sui tempi e sulle modalità del risanamento, ma quando la parola “recessione” inizia a circolare con prepotenza qualcosa di vero si intravede già.
Il ricorso a salvatori quasi plenipotenziari è una strategia che non mancherà di dare frutti: affidarsi a personalità autorevoli è già un conforto e l’arrivo delle prime buone notizie è forse solo questione di tempo. Lo speriamo tutti. Ma sospettiamo anche che, non appena tornerà un poco di serenità e le soluzioni immediate avranno allontanato le paure del temuto tracollo, si tornerà ai vecchi silenzi. Vecchi e incivili.
Nel nostro inno nazionale cantiamo di esser pronti a stringerci a coorte e di esser pronti alla morte. E di rispondere “sì” all’Italia che chiama! Ora, Sig. Presidente, per diventare un sol corpo pronto ad un impegno forte e concreto per il bene del Paese i cittadini devono capire che cosa è accaduto. Che cosa sta conseguentemente accadendo. Ma l’impressione è che nessuno dica loro l’intera verità di questa vicenda e che dietro la parola “crisi” si nascondano dei silenzi imbarazzanti. Come me, sono in tanti a intuire che siamo in una crisi di civiltà e da essa se ne uscirà solo grazie alla consapevolezza che una comunità nazionale è molto di più del suo prodotto interno lordo. E che il bene comune, amato e voluto, è la legge suprema di ogni convivenza. Il lungo e volgare spregio ad una virtù politica tanto antica è adesso lampante.
Dispiace che continui il fuorviante abbaglio delle misure da prendere per salvare l’Italia. Certo, con l’acqua alla gola, il pensiero della sopravvivenza è il primo ad affermarsi. Quante volte si è sentito parlare di manovre correttive! Di interventi immediati e urgenti! Il risultato si commenta tristemente da solo. Terapie sbagliate per un male dolorosamente alimentato. Perché questa volta finalmente non si fanno precedere le cifre e i conti da una spiegazione chiara e convincente sull’inciviltà finanziaria che ha saccheggiato l’Italia?
Il Paese adesso, Sig. Presidente, ha bisogno di capire. Perché capendo sarà in grado di diventare creativo nel collaborare alla ricerca e all’attuazione delle soluzioni, seppellendo ogni scure ideologica e senza attardarsi a recriminare su inettitudini del passato. Tutto serve ora tranne distribuire colpe e accuse: atteggiamento questo infruttuoso, anche se l’esasperazione e l’indignazione di molti cittadini nei confronti di numerosi politici di ogni fronte hanno più di una motivazione.
Ora è necessario che, in un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, si spieghi finalmente cos’è il debito pubblico. Sì, in modo molto chiaro ed elementare venga detto soprattutto cosa significa che questo debito è “pubblico”. È intuitivo che sentirsi pesantemente indebitati e insolventi non rafforza nei propositi di una positiva inversione di tendenza. Diventa perciò fondamentale per la coscienza civica dell’Italia sapere perché è stato contratto questo debito. Nessuna manovra finanziaria incontrerà successo se prescinde da questo dovere di comunicare ai cittadini le ragioni di una bancarotta. Fa piacere sentire in questi giorni auspicare concordemente che le misure da adottare siano di rigore e al contempo a favore della crescita. Nell’equità.
Difficile per il comune buon senso non essere d’accordo con tanta saggezza, anche se stringe il cuore il pensiero di anni di sprechi e sperperi, di stagnazione e di… iniquità. Meglio tardi che mai, si suole dire, e anche quando i buoi hanno lasciato la stalla, chiuderla può almeno evitare che le ventate di sciacallaggio portino via anche il fieno. Con pazienza si potrà mettersi in cammino alla ricerca dei bovini andati, sempre che non siano già stati macellati, e, malgrado la fatica del recupero, la lezione sarà servita. Il pareggio di bilancio è quel che si attua istintivamente nelle famiglie quando si sa che non si può spendere a lungo più di quel che si guadagna. Indebitarsi per investimento ci può stare, fa parte dello sviluppo. Il credito è una risorsa per migliorare le proprie condizioni, banchettare invece con il denaro pubblico per decenni aggravando un debito dalle cifre impronunciabili non è principio insegnato in alcuna scuola di economia.
Sig. Presidente, incarichi qualcuno di spiegare alla Nazione perché è stato contratto dunque questo debito. Saperlo servirà a questo punto a trovare le vie più adatte per saldarlo. E servirà però anche sapere chi ha contratto questo debito. Gli anonimati inducono a sospetti che invece una parola chiara e autorevole spazza via, lasciando spazio a nuove energie riparatrici: dei danni resteranno certo le cicatrici, ma senza infezione agli organi vitali, l’intera comunità nazionale saprà essere indulgente verso chi non aveva acuto il senso del primato etico e politico del bene comune.
La risposta di civiltà che però più di ogni altra è necessario dare agli italiani è: chi è il creditore? Forse più di uno, ma la sostanza non cambia. Un debito va onorato ed è imperativo conoscere a chi è stato chiesto in prestito denaro e a chi va ora restituito. Par di capire che il debitore è pubblico, mentre il creditore è privato. Data la cifra esorbitante, i privati che hanno erogato questo credito agli italiani devono disporre di fortune incalcolabili e non dovrebbe esser difficile far conoscere l’identità di chi ora reclama a diritto la restituzione di capitale e interessi.
Io non so, Sig. Presidente, a quale istituzione dello Stato spetti il compito di dare al Paese queste risposte. Se sia compito del Governo o della Magistratura contabile, del Ministero del Tesoro o della Banca d’Italia. Ho scritto a Lei nella sua qualità di garante della Costituzione e simbolo dell’unità nazionale, consapevole che la Sua autorevolezza è un prezioso servizio al Paese in un momento dove è alla prova la civiltà democratica. Non si tratta più solo di una questione finanziaria. Per quanto grave sia quel che accade ai mercati, in questi giorni si impone un tema che va oltre la crisi economica, oltre l’infelice quadro politico, molto oltre il governo tecnico e quel che esso farà. Si tratta della sovranità del popolo italiano.
Fondo monetario internazionale o Banca centrale europea, Banca d’Italia o altre banche, soggetti occulti o palesi che muovono capitali possono naturalmente aver cura dei propri interessi, ma non possono essere arbitri dei destini dei popoli. Si sente parlare di potentati finanziari, di speculazione dei mercati e di poteri forti. Non so quali siano i criteri in base ai quali si misura la forza di un potere, ma quel che mi pare certo è che nel nostro Paese l’unico potere veramente forte deve essere il popolo italiano. Niente e nessuno in questo Paese può essere più forte del popolo italiano. Adesso più che mai.
Quel che accade è monito severo a ricordare a tutte le istituzioni dello Stato che qualunque cosa facciano e ovunque si trovino ad operare esse agiscono in nome del popolo italiano. Il servizio alla comunità nazionale passa per la suprema virtù civica dell’ossequio al bene comune. Qualunque interesse di parte può essere legittimo se non danneggia il perseguimento degli interessi della collettività e del suo bene.
Termina un anno di celebrazioni e festeggiamenti. Termina come non era immaginabile. Si conclude con una resa dei conti, dolorosa e ancor piena di incognite, che segna la storia del nostro Paese. Comunque vadano le cose nelle prossime settimane e pur augurando successo a tutte le iniziative che portino ad allontanare timori e inquietudini, quel che accade non lascerà più nulla come prima.
Il Paese attende la fine degli incivili silenzi.
Grazie, Sig. Presidente, per l’attenzione e per quanto potrà fare affinché i cittadini abbiano le risposte che restituiranno loro la sovranità sul proprio destino.
Con viva cordialità,
Mauro Turrini
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